Quale Psicologia con la riforma universitaria?

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Il Decreto legge (DDL 1905), proposto dal ministro della pubblica istruzione Gelmini, approvato dal Senato e trasformato in legge il 23/12/2010, riguarda l’organizzazione del Sistema Universitario.

Esso prevede la riduzione del numero dei Dipartimenti e delle Facoltà Universitarie e vede coinvolta anche Psicologia.

Sovente potrebbe sembrare che la psicologia nasca da riviste pseudo-scientifiche e da comparsate televisive. Non dobbiamo invece dimenticarci che la sua culla si trova nell'Università e pertanto, anche se non la frequentiamo più direttamente, una sua riforma non ci può lasciare indifferenti.

Uno dei primi effetti della legge, che ha interessato direttamente il mondo della Psicologia, è stato presso l’Università La Sapienza di Roma: l’accorpamento della Facoltà di Psicologia a quella di Medicina. Ma è davvero questo il futuro?

L’Osservatorio di Psicologia nei Media ha invitato tre esperti ad esprimersi sulla legge: Giorgio Blandino, Presidente del Corso di Laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università di Torino; Mauro Grimoldi, Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia; Girolamo Lo Verso, Ordinario di Psicologia dinamica presso l’Università di Palermo, past president della sezione italiana della Society for Psychotherapy Research (S.P.R.).

Affiancando i tre interventi al documento dell'Associazione Italiana di Psicologia (AIP) sulla legge, emergono tre considerazioni:

 

- il DDL, ora legge, non è una riforma: è essenzialmente vuoto, consiste di 500 norme, che richiederanno 100 regolamenti attuativi, 35 dei quali emanati solo dal Governo. Di fatto, saranno questi decreti a stabilire come sarà l’Università italiana, non il DDL;

- poche delle attuali Facoltà di Psicologia avranno i numeri per mantenere la propria autonomia, la propria identità, il proprio nome. Si incentiveranno matrimoni per creare nuovi e grandi dipartimenti misti,da cui dipenderà la didattica dei Corsi di Laurea. Questi ultimi non vengono toccati dalla legge e rimangono quindi identici a sé stessi. Chi si iscriverà “a Psicologia”, si troverà governato da un manipolo di insegnanti che, nella migliore delle ipotesi, saranno metà ex docenti di psicologia (tra i quali, si sa, già oggi albergano le professioni più disparate…) e l’altra metà... una sorpresa;

- ultimo, ma potrebbe essere il primo elemento da rilevare, è che in Italia, obbiettivamente, ci sono troppi psicologi: oltre 75.000; vale a dire un terzo di tutti quelli europei. E il numero di laureati potenziali previsto (50.000 sulla carta) è al di là di qualunque realistica possibilità di utilizzazione e sviluppo professionale.

Leggi il commento del Prof. Giorgio Blandino.
Leggi il commento del Dr. Mauro Grimoldi.
Leggi il commento del Prof. Girolamo Lo Verso.

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