Donkin e le nuove forme di organizzazione del lavoro
Scritto da Massimo Sozzi Mercoledì 24 Febbraio 2010 09:00

Spinti, forse più dalla crisi che da un'ideale olivettiano di crescita del talento umano, gli esperti si interrogano incessantemente su come organizzare, o ri-organizzare, il lavoro.
Ci chiediamo però cosa accomuni Pierre Carniti, leader della CISL negli anni '70-'80, e Richard Donkin, esperto di organizzazione del lavoro del 2010?
Pierre Carniti nel 1984 fa introdurre in Italia i contratti di solidarietà e conia lo slogan: “Lavorare meno lavorare tutti”. Quasi trent'anni dopo, nel 2009, Richard Donkin, nel saggio “The Future of Work”, propone, o sarebbe meglio dire ripropone, una nuova forma organizzativa: le ore di lavoro personali dovranno diminuire e non necessariamente essere svolte in ufficio.
Secondo Donkin le ore di lavoro non dovranno più essere distribuite in modo omogeneo, ma potranno essere concentrate in minor giorni, riducendo così gli spostamenti casa-ufficio. Una prospettiva decisamente interessante anche per contrastare l'inquinamento ambientale. Inoltre, favoriti dai mezzi tecnologici, si potrà lavorare anche senza andare in ufficio e magari coniugando più attività insieme: leggere email, telefonare, partecipare a videoconferenze è possibile farlo anche stando ai giardinetti con i figli!
Come psicologi ci dobbiamo però interrogare di fronte al quadro successivo: Donkin propone esperienze come quelle di Microsoft e Google, che hanno introdotto il tempo libero nell'orario di lavoro. Diventa così obbligatorio interrompere la giornata per: andare a fare passeggiate coi colleghi, cucinare insieme, fare lunghi giri in bicicletta, scendere in campo per una partita a pallone, nuotare nella piscina aziendale. Attività sicuramente utili per una crescita anche professionale, ma che portano ad annullarsi i confini tra tempo libero e lavoro, vita professionale e vita familiare (che in realtà non sembra venir contemplata).
Ristrutturando le modalità lavorative non è più possibile separare il tempo libero dal tempo del lavoro, allora per Donkin bisogna infilare a forza il tempo libero in quello della produzione. Inoltre, a fronte della riduzione dell'orario si dovrà garantire la reperibilità costante, 365 giorni all'anno. Come psicologi del lavoro, dobbiamo chiederci se la proposta di Donkin è davvero una forma di miglioramento della qualità della vita.
Forse la strada giusta è coniugare il pensiero di Donkin con quello della sociologa Chiara Saraceno il tempo libero deve servire «per ritrovare anche un rinnovato senso della comunità impegnandosi nel volontariato scolastico, nella tutela dell'ambiente urbano, nella manutenzione di base delle strade cittadine (…) orientati verso una forma inedita di sussidiarietà su vasta scala» (intervista a Repubblica.it:). Una proposta che difficilmente può coniugarsi con una reperibilità full time, ma che sicuramente aiuta a costruirsi una vita migliore.
(fonte della notizia: Repubblica.it, immagine di Kharied).
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