Formazione Esperienziale. Cos'è, come provarla.
Scritto da Daniele Biolatti Lunedì 23 Maggio 2011 00:00
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Experiential Learning e Outdoor Training. Cosa sono? Che vantaggi portano? Quali limiti hanno? Come si misura l'efficacia? Ne parliamo con Alessandro Simili di Skill Flow, che con l'occasione ci presenta un corso su queste interessantissime tematiche. |
1) Buongiorno Alessandro. Prima di addentrarci, dicci in due parole chi sei, di cosa ti occupi e qual è la realtà per cui lavori.
Buongiorno a te Daniele. Sono formatore da diversi anni nel campo aziendale. Ho una formazione in Psicologia del Lavoro: dopo la laurea all’Università di Torino, ho avuto la fortuna di diventare consulente professionale per il training brand del gruppo FIAT e di lavorare attivamente nella progettazione e nella docenza per aziende importanti. Parallelamente ho sviluppato una competenza per me significativa nella Psicologia dello Sport come coach per atleti della Nazionale Italiana di un importante sport nordico(biathlon), ma anche di altri nazioni come la Svizzera, gli Stati Uniti, la Norvegia. L’incontro con il mondo delle Organizzazioni e della Performance Sportiva è stato importante per capire come strutturare una formazione veramente rilevante, concreta e vicina all’autonomia e all’indipendenza della persona e dei gruppi. Negli ultimi tempi sono diventato Partner di Skill Flow, società di consulenza e formazione nel mondo Aziendale, Sportivo e del Sociale.
2) Experiential Learning: ci dai una definizione, che non sia una traduzione letterale dei termini?
Bene. Allora provo a definirtela non tanto da una definizione, ma dal suo diretto utilizzo: far formazione esperienziale vuol dire da un lato “provocare” esperienze significative da utilizzare come campo di lavoro, dall’altro “valorizzare” l’esperienza di cui ogni persona è portatore. Il grande vantaggio rispetto alla formazione classica è l’utilizzo non solo di aspetti cognitivi, ma anche di emozioni, sensazioni per realizzare una perfetta connessione mente-corpo che è alla base dell’apprendimento e del cambiamento.
3) Experiential Learning e Learning By Doing: qual è la relazione?
Sono termini apparentemente simili che condividono la base del loro processo che è l’apprendimento nel fare a attraverso il fare le cose. Possiamo però affermare che nell’experiential learning il processo di apprendimento non si esaurisce nel fare, ma continua nella riflessione e nello sperimentare attivamente gli apprendimenti e nel “trasformare“ l’esperienza.
4) L'outdoor training non rischia di essere solo una moda aziendale per fare passare week end originali ai propri manager?
Guarda Daniele questa è la classica domanda “spinosa”.Provo a risponderti però da un altro punto di vista: è mia esperienza incontrare clienti delusi nel momento in cui si parla di outdoor. Delusi perchè in passato purtroppo vari “tecnici”, operatori nel settore dell’incentive, agenzie e gruppi che organizzano esperienze ludico-sportivo, si sono inventati anche formatori. E’ chiaro che il divertimento è assicurato, ma il trasferimento in azienda nullo. Contribuire a creare una metafora “generativa” non è certo facile e necessita ragionamento con i reali bisogni organizzativi. Nei nostri anni non siamo mai riusciti a replicare percorsi proprio perchè esigenze, bisogni, gruppi, persone e obiettivi sono diversi da azienda ad azienda. Ma c’è un altro problema che viene dallo stesso mondo della formazione: formatori che senza un’adeguata formazione strutturata si improvvisano esperti. Qui si rischiano i danni maggiori perchè un’adeguata preparazione è fondamentale: costruire il piano B in caso di tempo veramente avverso, saper costruire un’analisi dei bisogni informativa sui partecipanti (limiti, precedenti infortuni, intolleranze, allergie) saper dialogare con le altre figure “tecniche coinvolte”, strutturare un follow-up dall’esperienza sono solo alcune delle competenze. Diciamo quindi, per rispondere alla tua domanda, che la moda in un certo senso è già finita ed è ora di tornare in modo preparato e con metodo ad un’offerta formativa adeguata.

5) Ok, allora proseguiamo con "domande sfidanti": come misurare l'efficacia di questo tipo di formazione, secondo voi? E' possibile? Con che strumenti?
La valutazione è il momento essenziale di ogni percorso di formazione, come anche di un percorso esperienziale. Ci rifacciamo anche alla domanda di prima: è necessaria la valutazione, ma occorre essere ben preparati. Questo vuol dire che è importante lavorare “a monte” attraverso una corretta indagine con i Committenti e i Partecipanti di quelle che sono, ad esempio, le competenze target da sviluppare. Gli strumenti possono essere diversi. Facciamo un esempio. Stiamo lavorando su come migliorare la comunicazione del management team. Tramite interviste e focus group individuiamo effettivamente competenze da migliorare come i feedback, l’utilizzo delle domande e l’ascolto attivo. Costruiamo allora il nostro percorso di formazione esperienziale attraverso la visione di frame cinematografici per far riflettere “fuori da sè”. Dopodichè analizziamo attraverso la teoria, modelli e tecniche utilizzabili. Ritorniamo in aula e lavoriamo attraverso Role-Play semistrutturati per creare situazioni metaforiche al lavoro. Chiudiamo il percorso revisionando attraverso i loro filmati e somministrando loto un questionario di autovalutazione e misurando le reazioni al corso. Decidiamo con la committenza di tornare in azienda almeno dopo 3 mesi e misurare gli apprendimenti attraverso i partecipanti stessi e i comportamenti intervistando e somministrando questionari a colleghi, diretti superiori e riporti diretti. Se esiste la possibilità possiamo far performare ancora i partecipanti con delle cosidette small techniques. Per cui è certamente possibile misurare, ma aggiungo che c’è una considerazione ulteriormente importante per la formazione esperienziale che sono gli apprendimenti non pianificati. Esperienze di questa portata “regalano” ai partecipanti situazioni non previste in cui è possibile esercitarsi ed è importante saper riordinare e restituire come formatori. Aggiungo infine che è importante saper adoperare in modo efficace la videocamera, vero compagno di viaggio nella valutazione del momento.
6) Domanda un po' provocatoria: "experiential learning", "indoor", "outdoor", "training". Non sarebbe ora di imporre con più decisione il nostro idioma? Siamo "condannati" all'anglofonia anche in questo settore?
Inizialmente ero molto critico anch’io a questa anglofonia. Ma poi ho imparato che è giusto fare una precisazione. Ci sono alcune parole che sono difficilmente traducibili. Facciamo un esempio. E’ possibile tradurre il termine leadership in una sola parola? Potremmo tradurlo con guida, comando,arte di condurre ecc ecc, ma mai nessuna sintetizza l’essenza stessa della parola. Questo però ha un retroterra importante: l’esperienza della leadership non appartiene storicamente alla cultura italiana, ma a quella anglosassone con la creazione nel feudalesimo dell’istituto del “Primo Inter Pares” che è il nostro concetto di democrazia. Questo vuol dire che se non abbiamo una parola come leadership l’esperienza stessa di scegliersi un capo volontariamente (dal basso) potrebbe non essere cosi importante per noi. Mentre l’esperienza di farsi ubbidire è molto più rilevante nella nostra cultura. Con questo non vogliamo dire che non è possibile avere il concetto di leadership in Italia! Detto questo sicuramente alcune parole peccano di eccessiva anglofonia...ed è per questo che abbiamo voluto chiamare il nostro corso Formazione Superiore in Metodologie esperienziali a costo di non essere “appetibili”.

7) Torniamo a noi: avete numerose esperienze a livello di formazione outdoor. Ce ne racconti una secondo te significativa, davvero in grado di far emergere dinamiche interessanti e sviluppare team building?
Bene. Te ne racconto una che ha avuto un’interessante e sfidante domanda iniziale: motivare dipendenti (quadri, impiegati e professionals) di un‘Azienda del settore trasporti, (45 partecipanti circa) che da li a poco avrebbero vissuto una forte cassa integrazione. Chiarendo molto bene con la committenza che è impossibile motivare qualcuno, ma riflettendo sulle “leve” motivazionali interne decidiamo di procedere in questo modo: dividiamo il gruppo in 3 sottogruppi con l’obiettivo di raccogliere informazioni utili da riportare all’azienda intervistando i clienti diretti del loro servizio: cittadini e driver. Mettiamo i gruppi nello stato mentale di una sana competizione (il miglior lavoro premiato) e soprattutto strutturiamo il sottogruppo internamente in modo che tutti abbiano un ruolo: cameramen, giornalisti, fotografi, team leader, navigatore, regista (perchè avrebbero dovuto realizzare uno spot in un altro momento) fotografi, sceneggiatori...insomma abbiamo disposto “ad hoc” una vera task force. La sfida è stata avvincente: rifiuti alle interviste, time management, suggerimenti preziosi, strategie, decisioni da prendere nel qui ed ora, informativa sulla privacy da far firmare, coinvolgimento alto, briefing sul punto della situazione e un’ottima tensione agonistica a raggiungere l’obiettivo. Come detto i gruppi separatamente hanno poi ordinato il materiale realizzando una presentazione sia in power point sia audiovisiva per sostenere quanto dichiarato nel PPT. La giuria/commissione finale è stata composta dal loro AD e dal management Team che impressionata dal team working ha valorizzato gli importanti spunti portando all’attenzione dell’AD del gruppo i lavori. Una condizione del genere non crea solo empowerment nei partecipanti, ma anche in chi sta scrivendo...
8) State organizzando un corso su questi temi. Più specificatamente, come si svolgerà? Quali temi affronterete? Con quali modalità e quali obiettivi?
Quello che conta per noi è avere lo “stato mentale del formatore esperienziale” e per acquisire questa competenza che completa la professionalità del formatore è importante saper operare non solo sull’outdoor training, ma anche su altre “tecnologie”quali il cinema, le esercitazioni, i campi pre-impostati (campi avventura) le indoor e small tecniques, i role play e gli autocasi. L’obiettivo è acquisire non solo la pratica della formazione esperienziale, ma anche teoria, modelli, tecniche e best practices. Naturalmente la metodologia sarà un costante dialogo tra teoria e azione per mettere in condizioni i partecipanti di progettare e realizzare un intervento formativo con questi strumenti passando dall’esperienza alla riflessione al momento del carry over. Facciamo anche qui un esempio che può essere chiarire meglio facendo riferimento all’utilizzo del cinema in aula: saperlo adoperare in modo strutturato vuol dire distinguere quando può essere utilizzato come esercizio, icebreaker o energizer, come esempio o caso, come anche utilizzarlo in modo appropriato evitando i materiali eccessivamente noti e riferimenti inverosimili e quale legge tutela il facilitatore nell’utilizzo di materiale protetto dai diritti d’autore. I moduli formativi delle outdoor small tecniques, del campo avventura e dell’outdoor training saranno svolti pressochè in natura mentre quelle delle indoor small tecniques, del cinema, role play a autocasi in aula. Questa è la visione di Skill Flow per la formazione esperienziale per andare “oltre l’aula” ma suggerisco di approfondire e di farci domande attraverso il nostro sito.
9) Dicci qualcosa in più sui docenti del corso...
Certamente.Abbiamo avuto una precisa intenzione che è stata quello di evitare l’autoreferenzialità invitando una faculty che posso reputare molto importante nel novero della formazione esperienziale tra i quali Claudio Cortese, professore di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni presso l’Università di Torino, già autore di pubblicazioni sul cinema nella formazione. Marco Rotondi, ingegnere e psicologo, direttore dello IEN, istituto di Neurosistemica e soprattutto considerato il padre della formazione outdoor in Italia. Daniela Fregosi, psicologa del lavoro si occupa di metodologia esperienziale dal 1997 e ideatrice della Community formazione-esperienziale.it. Lorenzo Tesio, formatore da diverse anni nel settore pubblico e privato, attraverso metodologia attive e Silvio Bettinelli, psicologo, formatore e tra i primi in Italia a codificare le outdoor small tecniques.
Il resto dei formatori sono docenti di Skill Flow, società di consulenza e formazione che da opera anni nel campo aziendale e sportivo. Ognuno con una propria identità ma tutti uniti dalla passione di voler trasmettere quanto imparato negli anni e che il migliore apprendimento è quello che si genera dal dialogo e incontro con le persone...
Grazie mille Alessandro. Per chi desiderasse saperne di più può leggere maggiori informazioni direttamente sul sito di Skill Flow

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