Coaching e neuroscienze

Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 

coaching

Nell'aprile del 1998, il premio Nobel Eric Kandel, scriveva un articolo ancora oggi di grande attualità: “A New Intellectual Framework for Psychiatry” (un nuovo paradigma per la psichiatria).

Nell'articolo (che potete leggere integralmente da qui), Eric Kandel proponeva, basandosi su ricerche delle neuroscienze, alcuni principi; quello forse più importante è il primo: «All mental processes, even the most complex psychological processes, derive from operations of the brain», tutti i processi mentali, compresi i più complessi processi psicologici, derivano dal funzionamento del cervello.

A questo principio, Kandel aggiunge che i geni non spiegano le differenze che portano alla malattia mentale, mentre hanno un'influenza significativa l'esperienza e l'ambiente.

Secondo Ray Williams, questa visione della salute mentale/malattia può essere tradotta in applicazioni pratiche anche nel coaching. Williams cita una ricerca di Nydia Cappes, Raquel Andres-Hynan e Larry Davidson della Yale School of Medicine.

I 3 ricercatori hanno proposto 7 principi di funzionamento del cervello basati sulla psicoterapia, principi con cui dovrebbero familiarizzare chi si occupa di coaching:

1: genetica e ambiente interagiscono nel cervello contribuendo a modellare l'individuo. Natura e cultura sono ugualmente in grado di modificare le strutture cerebrali;
2: l'esperienza trasforma il cervello. Nuove esperienze, con la creazione di nuove reti neurali, possono cambiare fisicamente il cervello;
3: i sistemi mnemonici sono interattivi. I ricordi non sono una fotografia perfetta di quello che è davvero successo, sono ricostruiti al momento del recupero. Il senso di benessere e lo sviluppo della personalità e delle emozioni sono legati alla capacità di memorizzare e recuperare informazioni;
4: i processi cognitivi (compresi i ricordi) ed emotivi interagiscono. Non ci può essere conoscenza senza emozione;
5: l'attaccamento e l'impegno forniscono le basi del cambiamento. La relazione terapeutica tra coach e cliente può aiutare il cliente a modificare i propri sistemi neurali e rafforzare la regolazione emotiva (NB: per come viene inteso in psicologia clinica, poniamo, senza svilupparle, alcune riserve sul valore terapeutico della relazione tra coach e cliente);
6: l'immaginare attiva e stimola il cervello, allo stesso modo del percepire e studiare la realtà;
7: il cervello può elaborare informazioni non verbali e inconsce. I processi inconsci esercitano una grande influenza sul pensiero, sui sentimenti e sulle azioni. E' possibile reagire a percezioni inconsce, senza rendersi consapevolmente conto di tale reazione.

Ray Williams conclude dicendo che una comprensione dei principi del comportamento umano è fondamentale per aumentare le competenze di coaching. Noi aggiungiamo: è fondamentale non solo per il coaching!

Approfondimenti:

Opere di Eric Kandel
Principi di neuroscienze
Fondamenti delle neuroscienze e del comportamento
Psichiatria, psicoanalisi e nuova biologia della mente

Testi sul coaching
Il «coaching» universitario per competenze. Principi, metodologia, esperienze curato da Ufficio studi della fondazione RUI
Lo sviluppo delle persone nelle organizzazioni. Goal setting, coaching, counseling di Borgogni e Petitta
Coaching e team coaching. Gli obiettivi, il processo e gli strumenti di Del Pianto
Coaching life. Il coraggio di inventarsi la propria vita di Nanetti

Articoli su psicologiadellavoro.com
Il coaching dell'apprendimento: apprendere ad apprendere
Coaching: gli 8 passi per apprendere ad apprendere

Registrati anche tu!

-Registrati- E' GRATIS!




Risorse, opportunità e strumenti per chi si occupa della selezione e della valorizzazione del Talento nell'ambito delle risorse umane
Creative Commons License
I contenuti presenti in questo sito, ove non diversamente specificato, sono rilasciati con
Licenza Creative Commons Attribuzione - Non Opere Derivate.
La piattaforma di gestione dei Contenuti è JOOMLA!
psicologia del lavoro .com - da un'idea di Daniele Biolatti