Il Problema della complessità
Scritto da Massimo Tagliavini Domenica 20 Aprile 2003 17:48
L'ergonomia come ricerca applicata ai contesti della vita quotidiana, e l'analisi delle attività pratiche per la progettazione all'interno dei sistemi complessi.
Il Problema della complessità L'ergonomia come ricerca applicataL'articolo "Brevi cenni sull'ergonomia" mette decisamente in luce il carattere
applicativo di questa disciplina. Lo studio dell'uomo al lavoro è sempre condotto con
obiettivi di cambiamento, oltre che con obiettivi di aumento di conoscenza. La ricerca sul
campo, infatti, non è semplice applicazione alla soluzione di problemi reali di un
sapere disciplinare (nel nostro caso sarebbe più corretto parlare di sapere
multidisciplinare) maturato dal progresso della ricerca di base. Al contrario, la ricerca
condotta "in situazione" produce un'aumento di conoscenza e nuove prospettive, che possono
risultare utili alla costruzione di modelli teorici.
Esiste poi il grosso problema dell'applicabilità diretta delle conoscenze disciplinari di
base al mondo empirico. Ciò vale in modo particolare in psicologia, in cui il complesso
giuoco delle variabili e la numerosità delle stesse rendono alquanto arduo creare delle
situazioni sperimentali, che siano efficacemente generalizzabili ai contesti della vita
quotidiana.
Già nel 1965 Chapanis sottolinea l'importanza di applicare la nozione di
sistema in ergonomia, indicando successivamente la difficoltà di passare dai criteri
sperimentali ai criteri che devono essere utilizzati nella progettazione di sistemi. In un
contesto lavorativo, in particolare in un'organizzazione, per sistema si intende l'insieme
complesso formato da gruppi di uomini e da reti di macchine interagenti. Chi intenda
progettare un'intervento ergonomico in una realtà di questo tipo, dovrà necessariamente
tener conto delle molteplicipi criticità e delle esigenze spesso conflittuali dei diversi
gruppi che compongono un'organizzazione. Ad esempio, nel decidere la grandezza delle porte e
degli accessi di un aereo, il progettista deve considerare l'esigenza di introdurre
dimensioni quanto più larghe possibile, per garantire una rapida evacuazione dei passeggeri
in caso di emergenza. Ma questo criterio diminuisce la resistenza strutturale e aumenta la
probabilità che l'apparecchio sia danneggiato da temporali, o dall'impatto con il suolo. E'
dunque necessario trovare un equilibrio tra due specifiche esigenze, tra loro conflittuali.
L'efficacia della progettazione è legata all'attenta considerazione di tutte le componenti essenziali, che, con la loro interazione, danno vita ad un sistema. E' necessario disporre di diverse prospettive per conseguire una conoscenza globale e sufficientemente approfondita del sistema, ecco perchè l'ergonomo solitamente lavora all'interno di un gruppo di esperti. Ciascun esperto è chiamato a condividere la propria competenza specifica con gli altri soggetti e, in questo modo, se la comunicazione all'interno del gruppo di progetto è efficace, sarà possibile costruire una sorta di meta-competenza, o, come accennato nell'articolo precedente, competenza professionale allargata. Inoltre non è sufficiente guardare al sistema da diverse prospettive, in quanto occorre anche studiare le interazioni fra le sue componenti a vari livelli. In altre parole un sistema complesso è spesso costituito da sotto-sistemi, che a loro volta possono essere formati da sotto-sistemi di livello inferiore, ecc.. Ciò che appare illogico o incomprensibile ad un certo livello di analisi, può apparire del tutto comprensibile ad un livello di analisi superiore e viceversa. Come possiamo venire a capo di tale complessità senza correre il rischio di semplificare troppo le cose, o, al contrario, di perderci in una miriade di minuti dettagli che ci oscurano le criticità fondamentali? Una soluzione, che ha dato buoni risultati, consiste nel concentrarsi attentamente sulle attività concrete che hanno luogo nel contesto che si vuole studiare. Il fine consiste nella ricostruzione dei piani di azione da cui sia possibile inferire gli obiettivi e le esigenze reali, che strutturano le specifiche attività. In altre parole si cerca di ricostruire il senso dell'azione tenendo espressamente conto anche del contesto fisico, sociale e culturale in cui determinate attività nascono e si consolidano. Come afferma Bateson "… se si vuole spiegare o capire qualcosa del comportamento umano, si ha sempre a che fare con circuiti totali, completi." (Bateson, 1976, pag. 476) In altri termini "… per comprendere la competenza pratica di un attore non basta andare alla ricerca di rappresentazioni mentali e di programmi per l'azione generalizzati, ma è necessario considerare anche i canali, gli strumenti e gli oggetti esterni al corpo e alla mente, e le loro relazioni con l'attore." (Lanzara, 1993, pag. 42)
Bibliografia- Bateson, G., (1976), Verso un'ecologia della mente, Milano, Adelphi.
- Chapanis, A., (1965), Lo studio dei sistemi uomo-macchina. Tr. it. Franco Angeli, Milano 1974.
- Lanzara, G. F., (1993), Capacità negativa. Competenza progettuale e modelli di intervento nelle organizzazioni. Bologna, Il Mulino.
Massimo Tagliavini
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