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di Marco Donatiello

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Noi e il mondo high-tech PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Donatiello   
Wednesday 04 September 2002
Perchè gli strumenti che dovrebbero facilitare la vita la complicano Stasera stavo utilizzando un programma abbastanza semplice e nel frattempo chattavo con un amico. Parlando mi ha confessato che anche lui ha installato il programma, ma che non lo usava perché troppo complicato. Via chat ho tentato di spiegargli i rudimenti dell'utilizzo, ma mi sono accorto che un conto è utilizzare un software tutti i giorni, e un altro è utilizzarlo saltuariamente. Quando si prende confidenza con un programma, sembra molto facile usarlo, mentre per un neofita può risultare difficilissimo! Come superare questo ostacolo? L'unico modo sarebbe quello di costruire programmi con un'interfaccia il più intuitiva possibile. Ormai i microprocessori sono entrati nella vita di tutti i giorni, oltre che nei computer sono presenti in moltissimi oggetti di uso quotidiano: tv, videoregistratori, telefonini cellulari, forni a microonde, automobili, carte magnetiche.... I programmatori testano su loro stessi l'usabilità delle loro creazioni, senza considerare l'utente finale e difficilmente chi installerà ed userà il programma sarà una persona con la loro esperienza. E gli utenti finali non saranno solo persone appassionate di tecnologia come molti di noi, ma saranno individui "costretti" ad usare il software per lavoro, e magari non hanno voglia di perdere ore a studiarsi un manuale d'istruzione più spesso della Treccani! Anche le guide in linea dovrebbero essere più a misura d'uomo... pensate alla guida in linea di windows, troppo complicata, troppe finestre collegate tra di loro che, invece di aiutare l'utente, lo disorientano maggiormente. Molti di questi problemi potrebbero essere risolti progettando in modo usabile il software prima della realizzazione invece di fare test sull'usabilità dopo averlo realizzato. Attraverso un accurato studio di design di interazione sarebbe possibile progettare programmi più semplici e usabili. Tutto questo permetterebbe di ridurre quello che Cooper chiama "attrito cognitivo", che indica la resistenza che l'intelletto umano incontra quando reagisce con un insieme complesso di regole che si modificano nel momento stesso in cui cambia a sua volta il problema. Ma perché tutto ciò non avviene? Innanzitutto perché sarebbe costoso affidare la progettazione di un programma anche ad una equipe di designer dell’interazione, oltre che al gruppo dei programmatori; inoltre ci sono le scadenze da rispettare e uno studio approfondito rallenterebbe la messa sul mercato del prodotto; ma soprattutto manca una cultura dell’usabilità in tutte o quasi le grandi case di software. Gli utenti vorrebbero dei prodotti semplici e facili da usare, infatti non sfruttano molte delle opzioni inserite dai programmatori perché rendono più complicato l'utilizzo di tali software, e non vogliono sentirsi degli stupidi ogni volta che utilizzano uno strumento high-tech.

Marco Donatiello
 
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