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di Marco Donatiello
Formazione e Mandala PDF Stampa E-mail
Scritto da Ivan Ferrero   
Monday 19 May 2003

In questo articolo l'autore descrive una tecnica risultante dall'utilizzo dei Mandala nel campo della formazione.

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Cosa sono i mandala?

I mandala, nella tradizione orientale, ed in particolare quella buddista, sono delle composizioni artistiche spesso di forma circolare, dipinte ma più spesso create attraverso l’utilizzo di sabbia colorata.

Queste composizioni rappresentano, in un vorticare di colori spesso molto vivaci, l’Universo al di fuori di noi e, nello stesso tempo, l’Universo all’interno di noi.

Le composizioni non vengono fatte per durare in eterno, tanto che, nel caso di quelle create con la sabbia colorata, spesso dopo poco tempo vengono distrutte, al fine di ricordare che l’Universo è effimero.

I mandala costituiscono uno strumento per la meditazione: meditando sulla composizione, infatti, si tenderebbe ad addentrarsi sempre di più all’interno di noi stessi e, contemporaneamente, ad espandersi fino a comprendere tutto il Creato.

Rappresenta quindi essenzialmente un viaggio all’interno di se stessi.

Questo argomento venne trattato già da Jung, il quale, nelle sue opere in cui parla dei labirinti, associa la meditazione sul mandala ad un addentrarsi sempre di più nella propria psiche, verso i lati più nascosti di questa.

Si ritorna quindi al tema del viaggio all’interno di se stessi, quindi verso il centro: dal percepito al nascosto.

Inoltre tutto ciò che si trova all’interno della composizione, ogni singolo punto, è direttamente e contemporaneamente collegato a tutti gli altri punti del mandala: non esiste il concetto di distanza e di posizione.

Nella tradizione orientale però tutto questo viene dopo.

Una delle funzioni principali del mandala infatti risiede nella sua composizione stessa.

Il vero viaggio inizierebbe quindi già durante la composizione, attività che richiede concentrazione, controllo del respiro, e tutti quei principi indicati dal buddismo.

Pochi assunti di base

Quella che ho semplicemente definito “tecnica del mandala” parte da un assunto molto caro ai formatori: la formazione è qualcosa che coinvolge l’individuo in tutto il suo Essere (e il formatore dovrebbe fare in modo che ciò avvenga).

Secondo questo punto di vista, la formazione è un viaggio all’interno di noi stessi durante il quale, in un modo o nell’altro, si vanno ad interessare dinamiche di vario tipo, legate alla sfera della psiche.

Questo avverrebbe indipendentemente dall’argomento trattato.

Questo principio è anche la finalità del mandala…quindi perché non fare in modo che questo, con i suoi principi, possa diventare uno strumento per la formazione?

Lo scopo è infatti quello di partire da alcuni concetti per scendere sempre più in profondità, sempre più verso il centro.

Di seguito viene descritto quanto rilevato da me mentre utilizzavo questa tecnica durante alcune esperienze di formazione.

Ovviamente il tutto si può affinare!

Il setting

Per le finalità della formazione ci serviremo di un mandala circolare.

È quindi necessario che tutti i partecipanti siano disposti attorno al luogo in cui verrà disegnato il mandala.

Nella mia esperienza ho trovato utile un enorme foglio steso sul pavimento.

Bisogna inoltre fare attenzione affinché tutti possano vedere CHIARAMENTE cosa verrà segnato sul foglio: si consiglia quindi di garantire una visione dall’alto (sedersi per terra, ad esempio, potrebbe essere rischioso da questo punto di vista).

Il formatore starà al centro, avendo cura di non occultare la visuale per troppo tempo alle stesse persone. La mobilità sarà necessaria anche per potersi rivolgere di volta in volta a tutti i partecipanti.

Il materiale

La tecnica in questione richiede pochissimo materiale peraltro facilmente recuperabile: un grosso foglio su cui disegnare il mandala, strumenti per disegnarlo, eventualmente delle sistemazioni comode e che permettano una vista dall’alto per i partecipanti.

La procedura

Il formatore presenta ai partecipanti il foglio su cui sarà già stato disegnato il cerchio, ai bordi del quale saranno già state poste le parole da cui si vuole partire.

A questo punto si inizia a riflettere su queste parole e sui loro significati.

Man mano che vengono espressi concetti che possono essere interessanti per l’argomento trattato, questi vengono segnati sul foglio seguendo alcuni accorgimenti:

Se il nuovo concetto viene ritenuto sullo stesso livello di quello da cui è stato derivato, allora viene segnato sullo stesso livello di quello

Se invece il nuovo concetto viene ritenuto più approfondito di quello da cui è stato derivato, allora lo si segna più verso il centro del cerchio, come se quest’ultimo fosse composto da più cerchi concentrici, riferentisi a vari livelli di profondità

Per compiere questo viaggio verso il centro è utile tenere in mente (e ribadirlo varie volte ai partecipanti) che all’interno del cerchio non esistono distanze: ogni singolo punto è quindi equidistante da tutti gli altri punti, ed è contemporaneamente in collegamento con tutti gli altri punti.

Non importa quindi da quale concetto si parta per ricavarne un altro.

In questa tecnica la suddivisione del cerchio in più livelli di profondità è solo virtuale: serve solo per avere una guida nel momento in cui è necessario segnare un nuovo concetto e per avvicinarci al centro, l’unico punto veramente importante.

Proprio come all’interno del mandala si è contemporaneamente in ogni punto ed in comunione con ogni punto, all’interno del mandala che si va creando è possibile fare qualunque collegamento tra i vari concetti.

Il termine della sessione può venire deciso prima di iniziare, oppure il formatore lo può negoziare con i partecipanti anche dopo che è cominciata, quando chi conduce ritiene di essere arrivato al fulcro del problema o comunque ritiene di aver ottenuto del materiale significativo su cui riflettere.

A questo punto inizia la discussione sui temi inseriti nel cerchio, ricordando il concetto di assenza di spazio all’interno del mandala.

Bisogna comunque precisare che questa tecnica si presta benissimo ad una riflessione in itinere, in quanto il grado di coinvolgimento assicurato permette di trattare ogni concetto ed ogni collegamento proprio mentre questo viene proposto dal formatore o dai partecipanti.

Il risultato?

Cosa otteniamo al termine della nostra sessione?

Al termine della nostra sessione otteniamo più di un cerchio in cui sono scritti dei concetti: abbiamo un centro, un fulcro attorno al quale ruota tutto ciò che è stato detto durante la sessione; abbiamo uno strumento che ci permette di fare collegamenti tra concetti anche molto distanti tra loro, in assoluta libertà. Possiamo così uscire dagli schemi, nascono nuove idee, impensabili quando la mente rimane sottomessa ai limiti spazio-temporali.

Avvertenze per il formatore

Per la durata della sessione siamo entrati in un cerchio dove gli schemi ordinari vengono stravolti, annullati, e non è detto che se ne esca subito terminata la sessione!

Le resistenze possono essere tante, e molto forti: per entrare nel cerchio infatti la mente deve scollegarsi dai schemi con i quali è abituata a ragionare. Questo stato poi permane finchè si rimane nel cerchio.

Può quindi capitare che il soggetto cerchi in qualche modo di riportare il tutto allo stato “abituale”, che non riesca a seguire i ragionamenti che sono per lui troppo insoliti (soprattutto per quello che riguarda i collegamenti tra i concetti), arrivando anche a rifiutarsi di partecipare.

Altre volte il soggetto cerca di arrivare subito al centro: il formatore deve essere abile nel riconoscere quando il centro viene raggiunto sotto la guida di una resistenza che spinge a terminare il prima possibile, oppure quando si è effettivamente raggiunto questo centro.

Queste stesse resistenze possono arrivare anche dal formatore: è necessario fare molta attenzione a questo.

Rimanendo sulla figura del formatore, egli non deve forzare il viaggio verso una direzione voluta da lui.

Il mandala in questione viene costruito durante la sessione, non prima o dopo, mediante l’interazione tra i partecipanti e il formatore, tutti dentro il cerchio.

Il formatore non deve farsi idee preconcette riguardo alla direzione che prenderà il viaggio: egli è solo una guida, un moderatore il cui principale compito è quello di gestire tutto ciò che emergerà, come un autista che non decide dove andare, ma si limita a fare in modo che i passeggeri arrivino alla destinazione voluta da loro.

Ultime considerazioni

Al momento ho utilizzato questa tecnica mediante l’utilizzo di parole in grado di esprimere i concetti ma, vista l’enorme flessibilità dello strumento, è possibile utilizzare anche intere frasi, immagini, persone.

È anche possibile (anzi consigliato) integrare con tutte quelle tecniche proprie della Gestalt.

È pienamente personalizzabile sotto ogni suo aspetto, purchè si mantengano i principi descritti sopra, ossia l’essenza.

Questa flessibilità permette di utilizzare questa tecnica anche al di fuori dell’aula.

Personalmente l’ho utilizzata con successo anche con studenti che sia non riuscivano a trovare delle idee per la loro tesi, sia non riuscivano a costruire i loro indici tematici.

La stessa flessibilità garantisce il poter utilizzare la tecnica per qualunque argomento, purchè si sia disposti ad esplorare un mondo in cui lo spazio e il tempo non esistono, in cui ci si fonde con il flusso del divenire stesso.

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