|
In questo articolo l'autore descrive una
tecnica risultante dall'utilizzo dei Mandala nel campo della formazione.
Nuova pagina 1
Cosa sono i mandala?
I mandala, nella tradizione
orientale, ed in particolare quella buddista, sono delle composizioni artistiche
spesso di forma circolare, dipinte ma più spesso create attraverso l’utilizzo di
sabbia colorata.
Queste composizioni
rappresentano, in un vorticare di colori spesso molto vivaci, l’Universo al di
fuori di noi e, nello stesso tempo, l’Universo all’interno di noi.
Le composizioni non vengono
fatte per durare in eterno, tanto che, nel caso di quelle create con la sabbia
colorata, spesso dopo poco tempo vengono distrutte, al fine di ricordare che
l’Universo è effimero.
I mandala costituiscono uno
strumento per la meditazione: meditando sulla composizione, infatti, si
tenderebbe ad addentrarsi sempre di più all’interno di noi stessi e,
contemporaneamente, ad espandersi fino a comprendere tutto il Creato.
Rappresenta quindi
essenzialmente un viaggio all’interno di se stessi.
Questo argomento venne
trattato già da Jung, il quale, nelle sue opere in cui parla dei labirinti,
associa la meditazione sul mandala ad un addentrarsi sempre di più nella propria
psiche, verso i lati più nascosti di questa.
Si ritorna quindi al tema
del viaggio all’interno di se stessi, quindi verso il centro: dal percepito al
nascosto.
Inoltre tutto ciò che si
trova all’interno della composizione, ogni singolo punto, è direttamente e
contemporaneamente collegato a tutti gli altri punti del mandala: non esiste il
concetto di distanza e di posizione.
Nella tradizione orientale
però tutto questo viene dopo.
Una delle funzioni
principali del mandala infatti risiede nella sua composizione stessa.
Il vero viaggio inizierebbe
quindi già durante la composizione, attività che richiede concentrazione,
controllo del respiro, e tutti quei principi indicati dal buddismo.
Pochi assunti di base
Quella che ho semplicemente
definito “tecnica del mandala” parte da un assunto molto caro ai formatori: la
formazione è qualcosa che coinvolge l’individuo in tutto il suo Essere (e il
formatore dovrebbe fare in modo che ciò avvenga).
Secondo questo punto di
vista, la formazione è un viaggio all’interno di noi stessi durante il quale, in
un modo o nell’altro, si vanno ad interessare dinamiche di vario tipo, legate
alla sfera della psiche.
Questo avverrebbe
indipendentemente dall’argomento trattato.
Questo principio è anche la
finalità del mandala…quindi perché non fare in modo che questo, con i suoi
principi, possa diventare uno strumento per la formazione?
Lo scopo è infatti quello
di partire da alcuni concetti per scendere sempre più in profondità, sempre più
verso il centro.
Di seguito viene descritto
quanto rilevato da me mentre utilizzavo questa tecnica durante alcune esperienze
di formazione.
Ovviamente il tutto si può
affinare!
Il setting
Per le finalità della
formazione ci serviremo di un mandala circolare.
È quindi necessario che
tutti i partecipanti siano disposti attorno al luogo in cui verrà disegnato il
mandala.
Nella mia esperienza ho
trovato utile un enorme foglio steso sul pavimento.
Bisogna inoltre fare
attenzione affinché tutti possano vedere CHIARAMENTE cosa verrà segnato sul
foglio: si consiglia quindi di garantire una visione dall’alto (sedersi per
terra, ad esempio, potrebbe essere rischioso da questo punto di vista).
Il formatore starà al
centro, avendo cura di non occultare la visuale per troppo tempo alle stesse
persone. La mobilità sarà necessaria anche per potersi rivolgere di volta in
volta a tutti i partecipanti.
Il materiale
La tecnica in questione
richiede pochissimo materiale peraltro facilmente recuperabile: un grosso foglio
su cui disegnare il mandala, strumenti per disegnarlo, eventualmente delle
sistemazioni comode e che permettano una vista dall’alto per i partecipanti.
La procedura
Il formatore presenta ai
partecipanti il foglio su cui sarà già stato disegnato il cerchio, ai bordi del
quale saranno già state poste le parole da cui si vuole partire.
A questo punto si inizia a
riflettere su queste parole e sui loro significati.
Man mano che vengono
espressi concetti che possono essere interessanti per l’argomento trattato,
questi vengono segnati sul foglio seguendo alcuni accorgimenti:
Se il nuovo concetto viene ritenuto sullo
stesso livello di quello da cui è stato derivato, allora viene segnato sullo
stesso livello di quello
Se invece il nuovo concetto viene ritenuto
più approfondito di quello da cui è stato derivato, allora lo si segna più
verso il centro del cerchio, come se quest’ultimo fosse composto da più cerchi
concentrici, riferentisi a vari livelli di profondità
Per compiere questo viaggio
verso il centro è utile tenere in mente (e ribadirlo varie volte ai
partecipanti) che all’interno del cerchio non esistono distanze: ogni singolo
punto è quindi equidistante da tutti gli altri punti, ed è contemporaneamente in
collegamento con tutti gli altri punti.
Non importa quindi da quale
concetto si parta per ricavarne un altro.
In questa tecnica la
suddivisione del cerchio in più livelli di profondità è solo virtuale: serve
solo per avere una guida nel momento in cui è necessario segnare un nuovo
concetto e per avvicinarci al centro, l’unico punto veramente importante.
Proprio come all’interno
del mandala si è contemporaneamente in ogni punto ed in comunione con ogni
punto, all’interno del mandala che si va creando è possibile fare qualunque
collegamento tra i vari concetti.
Il termine della sessione
può venire deciso prima di iniziare, oppure il formatore lo può negoziare con i
partecipanti anche dopo che è cominciata, quando chi conduce ritiene di essere
arrivato al fulcro del problema o comunque ritiene di aver ottenuto del
materiale significativo su cui riflettere.
A questo punto inizia la
discussione sui temi inseriti nel cerchio, ricordando il concetto di assenza di
spazio all’interno del mandala.
Bisogna comunque precisare
che questa tecnica si presta benissimo ad una riflessione in itinere, in quanto
il grado di coinvolgimento assicurato permette di trattare ogni concetto ed ogni
collegamento proprio mentre questo viene proposto dal formatore o dai
partecipanti.
Il risultato?
Cosa otteniamo al termine
della nostra sessione?
Al termine della nostra
sessione otteniamo più di un cerchio in cui sono scritti dei concetti: abbiamo
un centro, un fulcro attorno al quale ruota tutto ciò che è stato detto durante
la sessione; abbiamo uno strumento che ci permette di fare collegamenti tra
concetti anche molto distanti tra loro, in assoluta libertà. Possiamo così
uscire dagli schemi, nascono nuove idee, impensabili quando la mente rimane
sottomessa ai limiti spazio-temporali.
Avvertenze per il formatore
Per la durata della
sessione siamo entrati in un cerchio dove gli schemi ordinari vengono stravolti,
annullati, e non è detto che se ne esca subito terminata la sessione!
Le resistenze possono
essere tante, e molto forti: per entrare nel cerchio infatti la mente deve
scollegarsi dai schemi con i quali è abituata a ragionare. Questo stato poi
permane finchè si rimane nel cerchio.
Può quindi capitare che il
soggetto cerchi in qualche modo di riportare il tutto allo stato “abituale”, che
non riesca a seguire i ragionamenti che sono per lui troppo insoliti
(soprattutto per quello che riguarda i collegamenti tra i concetti), arrivando
anche a rifiutarsi di partecipare.
Altre volte il soggetto
cerca di arrivare subito al centro: il formatore deve essere abile nel
riconoscere quando il centro viene raggiunto sotto la guida di una resistenza
che spinge a terminare il prima possibile, oppure quando si è effettivamente
raggiunto questo centro.
Queste stesse resistenze
possono arrivare anche dal formatore: è necessario fare molta attenzione a
questo.
Rimanendo sulla figura del
formatore, egli non deve forzare il viaggio verso una direzione voluta da lui.
Il mandala in questione
viene costruito durante la sessione, non prima o dopo, mediante l’interazione
tra i partecipanti e il formatore, tutti dentro il cerchio.
Il formatore non deve farsi
idee preconcette riguardo alla direzione che prenderà il viaggio: egli è solo
una guida, un moderatore il cui principale compito è quello di gestire tutto ciò
che emergerà, come un autista che non decide dove andare, ma si limita a fare in
modo che i passeggeri arrivino alla destinazione voluta da loro.
Ultime considerazioni
Al momento ho utilizzato
questa tecnica mediante l’utilizzo di parole in grado di esprimere i concetti
ma, vista l’enorme flessibilità dello strumento, è possibile utilizzare anche
intere frasi, immagini, persone.
È anche possibile (anzi
consigliato) integrare con tutte quelle tecniche proprie della Gestalt.
È pienamente
personalizzabile sotto ogni suo aspetto, purchè si mantengano i principi
descritti sopra, ossia l’essenza.
Questa flessibilità
permette di utilizzare questa tecnica anche al di fuori dell’aula.
Personalmente l’ho
utilizzata con successo anche con studenti che sia non riuscivano a trovare
delle idee per la loro tesi, sia non riuscivano a costruire i loro indici
tematici.
La stessa flessibilità
garantisce il poter utilizzare la tecnica per qualunque argomento, purchè si sia
disposti ad esplorare un mondo in cui lo spazio e il tempo non esistono, in cui
ci si fonde con il flusso del divenire stesso.
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
|