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di Marco Donatiello
Il processo di downsizing PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Biolatti   
Thursday 01 May 2003
Cosa si fa quando c'è necessità di "restringere" l'azienda? Come reagiscono le persone?Alcune riflessioni.

 

Qualche giorno fa parlavo con una mia amica, al telefono.

Le ho chiesto, tra le altre cose, se aveva più sentito nulla della sua ex-società in cui aveva lavorato anni fa. Una di quelle società da "boom da new economy": core business basato sul web, sui database relazionali, sull'informatica e forse anche un pò sui sogni.

Una società, ad ogni modo, di un certo spessore, se non altro per "chi c'era dietro".

 

Una società, infine, dalla quale la mia amica si era allontanata ben prima che la crisi della new economy facesse "stringere la cinghia" a CdA avvezzi alla spesa facile.

Ad ogni modo, mi dice che ha saputo che lo psicologo se n'è andato perchè ultimamente offrono un bel pò di mensilità a chi decide di "abbandonare la barca". E lo psicologo ha espresso il suo dissapore perchè, in sostanza, "non si può da un lato insistere tanto sullo spirito di gruppo e dall'altra pagare la gente perchè se ne vada".

Sulle prime, ho sorriso, lo ammetto. La realtà è sempre molto più complessa della teoria, e la demagogia non è la benvenuta, in azienda. Se i conti vanno male, c'è ben poco da fare: da qualche parte bisogna iniziare la riorganizzazione. E solitamente si parte a riorganizzare tagliando un pò qua e un pò là

Vero. Ma anche lo psicologo, sotto certi punti di vista, ha tutt'altro che torto.

Ovvero: al di là dello storcere il naso perchè prima si insegue il gruppo e poi si paga perchè il gruppo stesso si disperda, siamo sicuri che non ci sia del vero, in quanto dice lo psicologo?

Il processo di downsizing è di fatto costituito da un'insieme di operazioni tutt'altro che banali.

Senza scomodare elaborazioni del lutto successivo alla perdita del lavoro (peraltroassolutamente esistenti e legittime), rimangono alcuni elementi che meritano di essere analizzati.

Molto (troppo?) spesso, anche nell'ambito di aziende in impostazione new-economy, ci troviamo davanti a persone che fanno del proprio ruolo in una determinata azienda una parte fondante ma soprattutto insostituibile di vita. Non è possibile, per questi soggetti, immaginarsi "a casa" da quel ruolo - e soprattutto da quell'azienda - per cui hanno lavorato per un certo periodo. Una mentalità per certi versi da azienda giapponese, nella speranza di entrare in un'azienda e uscirci per la pensione. Mentre tutti si riempiono la bocca di "mercato flessibile", "essere dinamici", "cercare il cambiamento".

Al punto che le aziende pagano purchè te ne vada, dopo aver insistito negli anni precedenti a formare la capacità di comunicare efficacemente e di operare in team..

Effettivamente non sarebbe più efficace favorire il processo di downsizing supportandolo anche a livello formativo e di counseling? Formando, cioè, alla "necessità di nuovo", al fatto che non si è "aggrappati a un filo", che se la società ha necessità di ridimensionarsi non per questo si è "perdenti" di fronte alla richiesta di allontanamento.

Pagare per allontanare un collaboratore è un pò come dire "compro il fatto che tu qui non servi più e quindi ti consideri certamente un perdente...tirati su con i soldi"..

Molto meglio cercare di far passare un pensiero del tipo "il mercato ora è così come lo vedi, e la tua professionalità qui non è adeguatamente utilizzata per uscire dal periodo di crisi; valutiamo insieme delle opportunità che il mondo ci offre, cosa vorresti e cosa ti piacerebbe fare, come ti possiamo aiutare per trovarti una collocazione più adatta".

Incentivare, cioè, una mentalità ATTIVA, che sì rispetti il senso di gruppo precedentemente formato ma che valorizzi al contempo il singolo, l'individuo, le sue potenzialità, aiutandolo per quanto possibile nel momento di difficoltà a ritrovare la sicurezza di sè necessaria per affontare serenzamente il distacco, con la consapevolezza che proprio in momenti di crisi il mercato suo malgrado più flessibile e permette la migliore emersione delle qualità pluriprofessionali dei singoli.

E per chi vede solo la "logica del portafoglio", mi sento di dire che un supporto di counseling al processo di downsizing come sopra descritto, non solo è più rispettoso delle persone e più professionale e trasparente per l'azienda, ma con ogni probabilità è anche economicamente vantaggioso rispetto al pagare 7 o 12 mesi anticipati...!

 

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