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Il Problema della complessità PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Tagliavini   
Sunday 20 April 2003

L'ergonomia come ricerca applicata ai contesti della vita quotidiana, e l'analisi delle attività pratiche per la progettazione all'interno dei sistemi complessi.

Il Problema della complessità L'ergonomia come ricerca applicata

L'articolo "Brevi cenni sull'ergonomia" mette decisamente in luce il carattere applicativo di questa disciplina. Lo studio dell'uomo al lavoro è sempre condotto con obiettivi di cambiamento, oltre che con obiettivi di aumento di conoscenza. La ricerca sul campo, infatti, non è semplice applicazione alla soluzione di problemi reali di un sapere disciplinare (nel nostro caso sarebbe più corretto parlare di sapere multidisciplinare) maturato dal progresso della ricerca di base. Al contrario, la ricerca condotta "in situazione" produce un'aumento di conoscenza e nuove prospettive, che possono risultare utili alla costruzione di modelli teorici. Esiste poi il grosso problema dell'applicabilità diretta delle conoscenze disciplinari di base al mondo empirico. Ciò vale in modo particolare in psicologia, in cui il complesso giuoco delle variabili e la numerosità delle stesse rendono alquanto arduo creare delle situazioni sperimentali, che siano efficacemente generalizzabili ai contesti della vita quotidiana.
Già nel 1965 Chapanis sottolinea l'importanza di applicare la nozione di sistema in ergonomia, indicando successivamente la difficoltà di passare dai criteri sperimentali ai criteri che devono essere utilizzati nella progettazione di sistemi. In un contesto lavorativo, in particolare in un'organizzazione, per sistema si intende l'insieme complesso formato da gruppi di uomini e da reti di macchine interagenti. Chi intenda progettare un'intervento ergonomico in una realtà di questo tipo, dovrà necessariamente tener conto delle molteplicipi criticità e delle esigenze spesso conflittuali dei diversi gruppi che compongono un'organizzazione. Ad esempio, nel decidere la grandezza delle porte e degli accessi di un aereo, il progettista deve considerare l'esigenza di introdurre dimensioni quanto più larghe possibile, per garantire una rapida evacuazione dei passeggeri in caso di emergenza. Ma questo criterio diminuisce la resistenza strutturale e aumenta la probabilità che l'apparecchio sia danneggiato da temporali, o dall'impatto con il suolo. E' dunque necessario trovare un equilibrio tra due specifiche esigenze, tra loro conflittuali.

L'analisi dell'attività

L'efficacia della progettazione è legata all'attenta considerazione di tutte le componenti essenziali, che, con la loro interazione, danno vita ad un sistema. E' necessario disporre di diverse prospettive per conseguire una conoscenza globale e sufficientemente approfondita del sistema, ecco perchè l'ergonomo solitamente lavora all'interno di un gruppo di esperti. Ciascun esperto è chiamato a condividere la propria competenza specifica con gli altri soggetti e, in questo modo, se la comunicazione all'interno del gruppo di progetto è efficace, sarà possibile costruire una sorta di meta-competenza, o, come accennato nell'articolo precedente, competenza professionale allargata. Inoltre non è sufficiente guardare al sistema da diverse prospettive, in quanto occorre anche studiare le interazioni fra le sue componenti a vari livelli. In altre parole un sistema complesso è spesso costituito da sotto-sistemi, che a loro volta possono essere formati da sotto-sistemi di livello inferiore, ecc.. Ciò che appare illogico o incomprensibile ad un certo livello di analisi, può apparire del tutto comprensibile ad un livello di analisi superiore e viceversa. Come possiamo venire a capo di tale complessità senza correre il rischio di semplificare troppo le cose, o, al contrario, di perderci in una miriade di minuti dettagli che ci oscurano le criticità fondamentali? Una soluzione, che ha dato buoni risultati, consiste nel concentrarsi attentamente sulle attività concrete che hanno luogo nel contesto che si vuole studiare. Il fine consiste nella ricostruzione dei piani di azione da cui sia possibile inferire gli obiettivi e le esigenze reali, che strutturano le specifiche attività. In altre parole si cerca di ricostruire il senso dell'azione tenendo espressamente conto anche del contesto fisico, sociale e culturale in cui determinate attività nascono e si consolidano. Come afferma Bateson "… se si vuole spiegare o capire qualcosa del comportamento umano, si ha sempre a che fare con circuiti totali, completi." (Bateson, 1976, pag. 476) In altri termini "… per comprendere la competenza pratica di un attore non basta andare alla ricerca di rappresentazioni mentali e di programmi per l'azione generalizzati, ma è necessario considerare anche i canali, gli strumenti e gli oggetti esterni al corpo e alla mente, e le loro relazioni con l'attore." (Lanzara, 1993, pag. 42)

Bibliografia
  • Bateson, G., (1976), Verso un'ecologia della mente, Milano, Adelphi.
  • Chapanis, A., (1965), Lo studio dei sistemi uomo-macchina. Tr. it. Franco Angeli, Milano 1974.
  • Lanzara, G. F., (1993), Capacità negativa. Competenza progettuale e modelli di intervento nelle organizzazioni. Bologna, Il Mulino.

Massimo Tagliavini

 
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