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Che cos'è l'ergonomia? L'ergonomia - lo studio scientifico delle leggi del lavoro - è una disciplina che ha come obiettivo l'adattamento del lavoro all'uomo. Le ricerche ergonomiche dovrebbero perciò servire alla elaborazione di linee guida utili alla progettazione, o ri-progettazione di compiti, macchine, sistemi di macchine e ambienti, in modo che le persone possano lavorare con sicurezza, comfort ed efficacia...
Definizione L'ergonomia - lo studio scientifico delle leggi del lavoro - è una disciplina che ha come obiettivo l'adattamento del lavoro all'uomo. Le ricerche ergonomiche dovrebbero perciò servire alla elaborazione di linee guida utili alla progettazione, o ri-progettazione di compiti, macchine, sistemi di macchine e ambienti, in modo che le persone possano lavorare con sicurezza, comfort ed efficacia. L'ergonomia, come attività di ricerca della comunità scientifica, nasce ufficialmente nel 1949, con la creazione della prima associazione di ergonomia in Gran Bretagna (la Ergonomics Research Society) e il primo congresso di ergonomia. Riporto testualmente la definizione di ergonomia data dalla Società Italiana di Ergonomia (SIE): "L'Ergonomia ha come oggetto l'attività umana in relazione alle condizioni ambientali, strumentali e organizzative in cui si svolge. Il fine è l'adattamento di tali condizioni alle esigenze dell'uomo, in rapporto alle sue caratteristiche e alle sue attività. Nata per studiare e far rispettare nella progettazione una serie di norme che tutelano la vita del lavoratore e accrescono l'efficienza e l'affidabilità dei sistemi uomo-macchina, l'ergonomia ha allargato il proprio campo di applicazione in funzione dei cambiamenti che sono sopravvenuti nella domanda di salute e di benessere. L'obiettivo attuale è quello di contribuire alla progettazione di oggetti, servizi, ambienti di vita e di lavoro, perché rispettino i limiti dell'uomo e ne potenzino le capacità operative. L'ergonomia si alimenta delle acquisizioni scientifiche e tecnologiche che permettono di migliorare la qualità delle condizioni di vita, in tutte le attività del quotidiano." Durante l'ultima riunione del Direttivo dell'IEA, International Ergonomics Association, (San Diego, luglio 2000) è stata approvata la seguente definizione dell'ergonomia: "Ergonomics (o Human Factors) è quella disciplina scientifica che si occupa della comprensione della interazioni fra l'uomo e gli altri elementi di un sistema, e quella professione che applica teorie, principi, dati e metodi di progettazione al fine di ottimizzare il benessere dell'uomo e la prestazione dell'intero sistema." Chi erano i "primi ergonomi"? Erano antropologi fisici, fisiologi, medici del lavoro, psicologi, esperti di biomeccanica, e di ingegneria industriale e architetti che applicavano le procedure proprie dei loro campi di provenienza allo studio del lavoro. L'obiettivo era quello di offrire principi e criteri scientificamente stabiliti per la progettazione e lo sviluppo di impianti, dispositivi, equipaggiamenti, attrezzature e apparecchiature industriali. Tutto ciò significava cercare di filtrare la pratica sociale, costituita da tentativi empirici, stereotipi ed intuizioni non sempre efficaci, distillandone delle linee guida attraverso l'applicazione del metodo sperimentale. Nel corso del tempo cominciò a depositarsi un sapere comune, che potremmo definire competenza professionale allargata. Questa competenza trasversale si è sedimentata, nel corso del tempo, attraverso la condivisione di competenze derivanti da ambiti professionali che, da una prospettiva accademica, appaiono piuttosto diversi. Tuttavia, essi hanno trovato nella ricerca applicata un terreno comune di scambio e arricchimento reciproco. In Italia opera la Società Italiana di Ergonomia, che fra le altre cose ha affrontato il problema di definire il profilo professionale dell'ergonomo. Un po' di storia Per ripercorrere rapidamente la breve storia dell'ergonomia useremo come chiave di lettura la tecnologia, alla quale, per i suoi stessi obiettivi, l'ergonomia è strettamente legata. Nella prima metà del secolo scorso, soprattutto nei paesi anglosassoni, la fase iniziale di meccanizzazione dei grandi processi produttivi prevalentemente industriali, comporta l'impiego di "uomini che fanno". Il problema si configura come necessità di ridurre il carico di lavoro fisico. L'ergonomia si caratterizza in questa fase per le ricerche di antropometria e fisiologia, che forniscono linee guida per l'analisi e la progettazione del posto di lavoro e dello spazio di lavoro, per modellarlo sulle misure, i volumi e le caratteristiche fisiologiche dei lavoratori. In una fase successiva (fine anni '40 del secolo scorso) la tecnologia sgrava progressivamente l'uomo dalla fatica fisica, svolgendo automaticamente il processo di lavoro. Ora l'uomo "controlla" la macchina, che richiede istruzioni e trasmette informazioni sul modo in cui il processo si svolge. L'attenzione si sposta dal carico muscolare a quello percettivo. Il lavoratore si trova posto di fronte a schermi radar, cruscotti e quadri di comando. Si pongono problemi di attenzione, detezione del segnale, variazioni nel tempo di risposta e nel numero di errori. Infine la progressiva automazione dei processi di lavoro porta la macchina ad assumere una parte rilevante del trattamento dell'informazione, quindi anche delle procedure, delle strategie e delle decisioni prese dall'operatore esperto. In questa fase assume sempre maggior importanza la conoscenza dell'uomo da un punto di vista psicologico: conoscere la sua attività cognitiva, i suoi sistemi di aspettative, il modo in cui si rappresenta il suo lavoro, il linguaggio che usa quando lavora. Con l'ergonomia della progettazione del software, la zona di sviluppo dell'ergonomia viene prevalentemente a coincidere con l'ergonomia psicologica. I contenuti di questo breve articolo di introduzione all'ergonomia fanno per lo più riferimento al testo "Ergonomia per psicologi. Lavoro cognitivo e nuove tecnologie" (Re, A., 1995, Milano, Raffaello Cortina Editore) Massimo Tagliavini
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