|
Ultima parte del nostro viaggio! Ora ci si interroga come
si "insinua" il processo.
Analizziamo come si insinua
il processo:
Fase 1 Si evidenzia un conflitto nel gruppo che si
manifesta attraverso: attacchi, scherzi, meschinerie di
vario genere. Questo si può instaurare per diversi
motivi: organizzazione non appropriata con relativo
carico di stress, gelosie, noia, l'arrivo di un nuovo
elemento, una promozione, ecc. Se il conflitto, che a
questo livello è difficile rilevare, non viene risolto
può dar luogo all'inizio del processo del mobbing.
Fase 2 Con la sistematicità delle aggressioni accade
il passaggio al terrorismo psicologico, il vero e proprio
mobbing. La vittima è sempre più isolata e viene creato a
suo carico il " mito negativo". Se la vittima ha tentato,
invano, una qualche forma di difesa ormai esperisce
l'incapacità reattiva e subisce la preponderanza
aggressiva del gruppo. In questa fase aumentano i periodi
d'assenza per malattia e si evidenziano patologie a
carattere psicosomatico.
Fase 3 Successivamente la situazione arriva
all'ufficio del personale. A questo livello dovrebbero
essere individuate le responsabilità ma, generalmente, la
direzione preferisce accettare i pregiudizi suffragati da
caratteristiche negative di personalità della vittima.
Tale atteggiamento conduce alla negazione dei diritti
della vittima: non le si da' modo di difendersi; le si
assegnano mansioni impossibili; si da' luogo a
trasferimenti continui; “demansionamenti” ecc.:
l'obiettivo non dichiarato e' la quarta fase.
Fase 4 Esclusione dal mondo del lavoro. Leymann ha
isolato quarantacinque comportamenti costitutivi del
mobbing raggruppate in cinque condotte:
Condotta tendente ad impedire alla vittima di
esprimersi;
Condotte tendenti ad isolare la vittima;
Condotta tendente a provocare la disistima presso
i colleghi;
Condotta tendente a provocare il discredito del
lavoro della vittima;
Condotta tendente a compromettere la salute della
vittima.
Perché si possa parlare di mobbing la frequenza delle
condotte, in ragione di almeno una volta la settimana e
per un periodo non inferiore ai sei mesi, diventa una
condizione assolutamente determinante.
Lo studio di questo fenomeno complesso ha dato come
risultato che esso può avvenire:
Tra colleghi pari grado (mobbing orizzontale).
Tra il capo e un collaboratore e viceversa
(mobbing verticale discendente ed ascendente).
Misto - insieme dei due casi precedenti.
Evoluzione dei disturbi
Quando il soggetto tenta ancora di opporsi alle
aggressioni si evidenziano stati d'ansia e di agitazione
accompagnati da forme di patologia psicosomatica. Durante
il periodo che va dai sei ai ventiquattro mesi la
patologia si aggrava e sovente si evolve verso disturbi
di ansia, e il tentativo, non riuscito di riequilibrare
il gruppo in funzione di una propria riabilitazione, può
causare disturbi depressivi. Dopo i ventiquattro mesi si
registra una cronicizzazione dei disturbi associati a
incapacità affettivo-relazionali. Con il tempo si crea
nella vittima un automatismo mentale ossessivo che
sovente genera un fenomeno di mobbing anche nella vita
privata della vittima.
Le conseguenze del mobbing si possono cosi'
riassumere:
Sull'individuo: alterazione
dell'equilibrio psicofisico con manifestazioni
psicosomatiche, ansia e depressione.
Sul gruppo di lavoro e sull'azienda:
un clima deteriorato corrisponde sempre ad una
cattiva qualità del lavoro svolto e quindi ad una
produzione non ottimale. Tutto ciò causa anche una
negativa immagine esterna.
Sulla società: impone alti costi
per malattia, per l'abbandono del lavoro e per il
prepensionamento.
Come uscirne?
Poiché si tratta di un fenomeno complesso e'
indispensabile un intervento coinvolgente tutti gli
attori o possibili tali. Oltre a dare una risposta a
tutti coloro che soffrono la situazione di mobbizzati e'
necessario dar luogo ad un circolo virtuoso che possa
prevenire l'instaurarsi del mobbing. Perchè ciò si
verifichi e' necessario che ciascuno faccia la sua parte:
Gli individui debbono comprendere
che certi comportamenti sono causa di profonda sofferenza
e malattia.
Le aziende avendo il compito di
garantire il clima di lavoro debbono sorvegliare, con
strumenti appropriati e personale specializzato al fine
di prevenire. E' altresì necessario, che coloro che hanno
responsabilità decisionali siano messi in grado,
attraverso corsi specifici, di riconoscere un probabile
mobbing.
Infine la societa' tutta deve
dotarsi di normative che sanzionino il mobbing stesso.
Marco Donatiello |