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In questa seconda parte viene riportato uno stralcio di
una “Guida” elaborata dall'Ente nazionale per la Salute e
la Sicurezza svedese che affronta le tematiche del
Mobbing in sei Sezioni.
Una “Guida” elaborata dall'Ente
nazionale per la Salute e la Sicurezza svedese, affronta
le tematiche del Mobbing in sei Sezioni che sono così
suddivise:
Sezione 1: definizioni. Le forme di
persecuzione esercitata sul lavoratore, possono essere
determinate da vari comportamenti "quali la pressione
psicologica, la crudeltà mentale, l’isolamento sociale e
le molestie, tra cui quelle sessuali", problemi che
riguardano, con sempre maggiore frequenza, la vita
lavorativa e complessivamente rientrano nel termine di
violenza o persecuzione. "Si tratta di problemi molto
seri con effetti gravi e dannosi sia sui singoli
lavoratori sia sul gruppo di lavoro se non vengono
valutati e gestiti in tempo. Questi effetti possono
tradursi in stati patologici, mentali e fisici, che a
volte possono diventare cronici, e sfociare addirittura
in un rifiuto della vita lavorativa e della collettività
che opera nell'ambiente di lavoro". Tra le forme più
ricorrenti di persecuzione psicologica, vengono indicate
come esempio: calunniare o diffamare un lavoratore,
oppure la sua famiglia; negare deliberatamente
informazioni relative al lavoro oppure fornire
informazioni non corrette a riguardo; sabotare o impedire
in maniera deliberata l'esecuzione del lavoro; escludere
in modo offensivo il lavoratore, oppure boicottarlo o
disprezzarlo; esercitare minacce, intimorire o avvilire
la persona, come nel caso di molestie sessuali;
insultare, fare critiche esagerate o assumere
atteggiamenti o reazioni ostili in modo deliberato;
controllare l'operato del lavoratore senza che lo sappia
e con l'intento di danneggiarlo; applicare sanzioni
penali amministrative ad un singolo lavoratore senza
motivo apparente, senza dare spiegazioni, senza tentare
di risolvere insieme a lui/lei i problemi".
Sezione 2: misure di ordine generale
per prevenire qualsiasi forma di persecuzione
psicologica. Vengono riportati alcuni esempi di misure di
ordine generale che il datore di lavoro può adottare per
prevenire le forme di persecuzione nei luoghi di lavoro,
come: "elaborare una politica ad hoc per l'ambiente di
lavoro che, tra l'altro, illustri le intenzioni, gli
obiettivi e l'atteggiamento di ordine generale nei
confronti dei propri dipendenti; elaborare delle
procedure che garantiscano condizioni psicologiche e
sociali nei luoghi di lavoro le migliori possibili, anche
per quanto concerne la situazione lavorativa e
l'organizzazione del lavoro; adottare misure per impedire
che si manifestino reazioni negative sul lavoro, ad
esempio elaborando delle regole che incoraggino un clima
di rispetto e di amicizia nel luogo di lavoro. Sono
soprattutto il datore di lavoro e i suoi rappresentanti
che per primi devono dare il buon esempio in tal senso. I
quadri e i dirigenti devono ricevere una formazione tale
da consentire loro di gestire le materie che rientrano
nelle leggi di diritto del lavoro, gli effetti delle
varie condizioni di lavoro sulle persone, i rischi di
conflitto all'interno dei gruppi di lavoratori, in modo
che siano in grado di rispondere con prontezza con un
sostegno qualificato a quei lavoratori che si trovassero
in situazioni di stress e di crisi".
Nella Sezione 3 vengono sottolineati
alcuni principi importanti "che devono essere alla base
della vita lavorativa di ogni individuo, e tra questi: il
rifiuto di qualsiasi atteggiamento o comportamento
offensivi, a prescindere da chi sia coinvolto o da chi ne
sia il bersaglio. Riveste un'importanza particolare il
fatto che il datore di lavoro adotti misure efficaci per
evitare che qualunque lavoratore sia oggetto di forme di
persecuzione da parte di altri lavoratori".
La Sezione 4 indica "Misure e
procedure particolari" per prevenire problemi di
organizzazione del lavoro o di discriminazione. "Nessuno
dovrebbe fare in modo di celare eventuali forme di
persecuzione. Tutti i problemi che si presentassero in un
luogo di lavoro devono essere affrontati rapidamente e in
maniera pertinente e rispettosa. Le soluzioni vanno
trovate attraverso il dialogo e misure atte al
miglioramento delle condizioni di lavoro degli
interessati. Se viene avanzata qualche critica nei
confronti di un dipendente, quest'ultimo ne deve essere
informato in modo che abbia l'opportunità di replicare...
Nei casi in cui risulti ovvio che un lavoratore ha
veramente provocato il risentimento di altri, il datore
di lavoro dovrebbe far presente al lavoratore in
questione che è suo dovere contribuire a creare un
ambiente di lavoro sereno e un clima vivibile..".
Proseguendo, le disposizioni contenute nella Sezione 4
fanno presente che "nella politica di prevenzione
relativa all'ambiente di lavoro il datore di lavoro deve
predisporre un piano di intervento per quanto concerne
gli aspetti psicologici, sociali e organizzativi
dell'ambiente di lavoro che sono altrettanto importanti
dei fattori di ordine fisico o tecnico".
Nella Sezione 5sono trattati gli
aspetti relativi ai rapporti umani nell'ambiente di
lavoro: si legge che gli "eventuali attriti non sono
dovuti ad un'unica persona. Di regola le cause vanno
esaminate in base al modo in cui è organizzato il lavoro
e non lasciate alla responsabilità di un solo individuo.
Possono fornire un importante contributo in tal senso ed
essere d'aiuto nello stesso tempo, però, è importante che
ogni lavoratore sia consapevole della propria capacità di
contribuire ad instaurare un buon clima di lavoro, del
fatto che questo rientri nei suoi doveri. Le soluzioni ai
problemi vanno ricercate in primo luogo attraverso
l'elaborazione di metodi di lavoro, l'assegnazione del
lavoro, la comunicazione, ecc. Per il raggiungimento di
questo scopo si può procedere ad un'analisi della maniera
in cui il lavoro è organizzato ad esempio per quanto
riguarda i doveri, i requisiti e l'autorità, e quindi, su
questa base, avviare una discussione e programmare di
conseguenza. I servizi di medicina del lavoro possono
fornire un importante contributo in tal senso ed essere
di aiuto durante il processo di ricerca delle
soluzioni...". Viene fatta rilevare l'importanza che
assume, di fronte ad una forma evidente di persecuzione,
l'intervento immediato del datore di lavoro
nell'affrontare quegli abusi che hanno originato la
persecuzione stessa.
Infine, la Sezione 6 che ha per
titolo "Un supporto per l'individuo e il gruppo di
lavoro", affronta il problema di come un lavoratore
assentatosi dal lavoro per malattia causata da qualche
forma di persecuzione psicologica debba essere aiutato a
ritornare al suo posto di lavoro al più presto possibile.
"La normalità della vita di ogni giorno - vi si legge - e
un sostegno psicologico e personale sono sostegni
fondamentali per neutralizzare le gravi conseguenze di
esperienze così traumatiche. Un rapido inserimento
dipende in gran parte dal fatto di mantenere dei contatti
positivi con la persona, sia egli in malattia o meno, e
dall'opportunità che la persona ha di parlare
privatamente sia con i compagni di lavoro sia con il
datore di lavoro in merito a quanto è accaduto".
E’ utile affrontare questo argomento perché, a causa
della sua particolarità, molte volte viene sottovalutato
dagli stessi lavoratori, rispetto ad altre problematiche
attinenti le malattie professionali. Invece il problema
esiste in molti luoghi di lavoro e quindi deve essere
affrontato nell'ambito della tutela non solo della
dignità, ma della salute complessiva dei singoli
lavoratori.
Le incomprensioni, i litigi, le frizioni sono sempre
presenti nel gruppo di lavoro tanto più quanto il lavoro
e' pressante, ma spesso si risolvono con spiegazioni o
scuse soprattutto quando rivestono carattere
d'eccezionalità. Presenti nei gruppi di lavoro sono anche
sarcasmo, scherzi pesanti, battute feroci che se anche
non giustificabili possono essere superati se non si
ripetono nel tempo. Quando, al contrario, questi fatti
assumono una cadenza e una ripetitività costante si
realizza il MOBBING.
Il mobbing non è una malattia ma e' la causa di patologia
sia a livello psicologico che somatico. S'instaura
attraverso una serie di azioni cosiddette "mobbizzanti"
(rilevate e descritte da Leymann) ripetute con frequenza
nel tempo. SI TRATTA D'UN PROCESSO DISTRUTTIVO IN
EVOLUZIONE.
Marco Donatiello |