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L'immagine
 di Marco Donatiello
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L’utilizzo del cinema nella formazione ai comportamenti organizzativi |
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Scritto da Claudio G. Cortese, Chiara Ghislieri
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Sunday 17 February 2008 |
Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino
Il contributo descrive quattro differenti modalità di utilizzo dei materiali cinematografici nell’ambito della formazione degli adulti: il riscaldamento, l'esempio, l'esercizio e il caso.
Il crescente numero di pubblicazioni, anche in lingua italiana (Cortese, Ghislieri, 2004; D’Incerti, Santoro, Varchetta, 2000, 2007; Quaglino, Piccardo, 2006), che classificano e descrivono film o spezzoni utilizzabili nell’ambito dei percorsi di formazione ai comportamenti organizzativi, testimonia un interesse in costante crescita. In questo contributo proponiamo un’analisi delle differenti modalità di utilizzo dei materiali cinematografici: le possibilità sono molteplici, e ciascuna di esse va a configurare uno specifico percorso di lavoro sia in termini di selezione e messa a punto del materiale sia in termini di azione nel contesto formativo. La tipologia che presentiamo comprende quattro principali modalità di utilizzo del cinema: il riscaldamento, l'esempio, l'esercizio e il caso. Per ragioni di sintesi non proporremo esemplificazioni, che potranno in ogni caso essere ritrovate nei testi appena citati.
Riscaldamento
Il materiale cinematografico può anzitutto rappresentare un momento di riscaldamento, intendendo con questo termine tre distinti significati. Anzitutto, all'inizio di una giornata, alla ripresa dei lavori dopo una pausa o a fronte della percezione di una certa stanchezza, consente di “fare il pieno” di energia, ovvero di sollecitare i partecipanti a mettere in gioco tutte le proprie risorse motivazionali per favorire una partecipazione attiva e una piena presenza psicologica nel lavoro formativo. Il materiale cinematografico è in grado di suscitare questo effetto sia perché crea una netta separazione tra ciò che sta per accadere (la formazione) e ciò che è accaduto prima (il lavoro, le telefonate, le chiacchiere con i colleghi), sia perché stimola l'attenzione degli individui. In secondo luogo permette di fare mente locale/entrare in tema, ovvero di prendere contatto con un concetto, un'idea, una problematica. Naturalmente è possibile utilizzare per questo scopo sia un materiale di tipo didascalico sia un materiale che richiami il tema in questione anche in modo “mediato”, in termini metaforici, satirici o generalmente evocativi. Un’ultima accezione del termine riscaldamento rinvia alla costruzione del gruppo, ovvero al consolidamento delle relazioni tra i partecipanti (come se si trattasse di “riscaldare”, appunto, il clima di gruppo). Tenere il gruppo unito, impegnato in attività comuni, fisicamente vicino, in particolare nelle fasi di avvio di un percorso formativo che ha caratteri di residenzialità, potrà favorire successivamente la disponibilità dei singoli partecipanti a collaborare e mettersi in gioco: trascorrere una serata in compagnia di un film è senz'altro un modo per sperimentare questa unione e vicinanza.
Esempio
Quando il materiale cinematografico offre una dimostrazione chiara e puntuale di un comportamento che si vuole analizzare siamo in presenza di un esempio, che può essere in positivo (vi faccio vedere come si dovrebbe fare) oppure in negativo (vi faccio vedere cosa bisognerebbe evitare). È questa probabilmente la più diffusa modalità di utilizzo del cinema per la formazione degli adulti: così diffusa che alcuni autori (ad esempio Carley, 1999) considerano proprio il modeling l'unica funzione possibile. Pur non riconoscendoci in questa posizione, siamo concordi nel ritenere che il potere di illustrazione di un comportamento che possiede una sequenza filmica sia decisamente più alto rispetto a quello che possiede un esempio riferito a voce o per iscritto dal formatore. Il materiale cinematografico riesce infatti a sintetizzare due caratteri tra loro antitetici. Da un lato è globale: nel film così come nella singola sequenza è possibile cogliere una trama generale della vicenda che dà senso all'evento che viene analizzato, dunque sono riconoscibili le intenzioni dei differenti personaggi così come le ipotesi sulle relazioni tra mezzi e fini che danno origine alle azioni di ciascuno. Dall’altro è dettagliato: l'azione può essere considerata non solo nel senso più generale sopra descritto ma anche negli aspetti di tipo “micro” che contribuiscono (o meno) alla sua efficacia. Ad esempio la postura, il tono di voce, la mimica facciale, la posizione nello spazio che qualificano i personaggi che mettono in scena la situazione possono essere isolati e considerati uno alla volta.
Esercizio
Siamo in presenza di un esercizio quando un film (o una sua scena) definiscono un obiettivo o un compito che rappresenta una sfida che “mette alla prova” le competenze dei partecipanti: ad esempio propone un problema da risolvere oppure evidenzia la necessità di prendere una decisione. Chiamati ad affrontare questa sfida, i partecipanti, individualmente o in gruppo (talvolta prima individualmente e poi in gruppo), provano a ipotizzare differenti alternative, che vengono successivamente presentate e confrontate in plenaria alla ricerca di quelle più convincenti, eventualmente verificando l'esito del lavoro d'aula con la proposta che emerge nelle successive scene del film. Anche gli “esempi in negativo” descritti poco sopra possono essere utilizzati come altrettanti esercizi: è sufficiente che il formatore, una volta analizzati gli errori presenti nel materiale di cui si è presa visione, proponga ai partecipanti di “riprogettare” la vicenda cercando di sostituire gli errori con altrettanti comportamenti virtuosi. Questo lavoro di riprogettazione si presta a dar vita a un'attività di role-play in cui i partecipanti prendono il posto degli attori del film e si sforzano di “mettere in scena” un possibile rifacimento (o proseguimento) dell'azione visionata provando a raggiungere l'obiettivo/realizzare il compito richiesto attraverso comportamenti appropriati in quanto coerenti con il modello proposto dal formatore. Può essere molto utile in questa fase utilizzare una videocamera per riprendere la drammatizzazione dei partecipanti in modo da poterla immediatamente rivedere: ovvero produrre un nuovo film che rappresenti l’evoluzione di quello vecchio in funzione della trasformazione dei comportamenti dei personaggi.
Caso
Illustrare una situazione analoga a quella su cui vogliamo puntare l'attenzione nel lavoro formativo: è questo l'obiettivo dell'utilizzo del materiale cinematografico come caso, là dove l'analogia può essere sia diretta (quando il film o la sequenza presentano una circostanza di vita lavorativa o un contesto organizzativo che corrisponde a quella/o in analisi) sia indiretta (quando la circostanza o il conteso presentati dal film la/o richiamano pur facendo riferimento a un’occasione di altro tipo). In questa seconda variante è importante che il formatore sostenga il trasferimento degli apprendimenti da e verso il contesto di vita e di lavoro. La necessità di offrire una illustrazione adeguatamente approfondita rende maggiormente probabile, rispetto alle modalità descrittive fin qui esaminate, (riscaldamento, esempio, esercizio) la visione di film completi (anche biografici) o di sequenze lunghe.
Bibliografia
Carley, M.S. (1999) Training go to the movies, Training & Development, 7. Cortese C.G., Ghislieri, C. (2004) Il Cinema. In: R.C.D. Nacamulli, D. Boldizzoni (a cura di) Oltre l’aula, Apogeo. Milano, pp. 143-164. D’Incerti, D., Santoro, M., Varchetta, G. (2007) Nuovi schermi di formazione. Guerini e associati, Milano. D’Incerti, D., Santoro, M., Varchetta, G. (2000) Schermi di formazione. Guerini e associati, Milano. Quaglino, G.P., Piccardo, C. (a cura di) Scene di leadership. Raffaello Cortina Editore, Milano.
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