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di Marco Donatiello

Maggio '08

FotoCopertina di Maggio:
"In attesa del Momento Propizio" di Marco Donatiello
(clicca sulla foto per ingrandirla).

Perché affidare la selezione del personale agli psicologi (parte seconda) PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberta Lambert   
Tuesday 10 July 2007

Il 28 maggio 2003 il Tribunale di Milano emette la prima sentenza in Italia di esercizio abusivo della professione di psicologo del lavoro.
Un articolo pubblicato in 3 parti sui risvolti della legge 56/89. Ogni mese verrà affrontato in modo approfondito un aspetto relativo alla valutazione delle caratteristiche psicologiche: la legge e le pene, le competenze, la prassi.
 


Le competenze

Il diritto dei cittadini ad essere valutati da professionisti veicola la comunità professionale a stabilire standard di prestazione ai quali gli psicologi si devono attenere.

Sono state sviluppate delle linee guida che prendono origine dai principi espressi nel codice deontologico degli psicologi italiani.

Oltre alla prassi operativa, le linee guida individuano le competenze che lo psicologo del lavoro deve sviluppare.
A monte delle competenze esistono delle leggi morali, che ogni psicologo, ha il dovere di rispettare nel suo lavoro di relazione con l’altro.


“Opera in modo da trattare l’umanità, nella tua come nell’altrui persona,
sempre come fine, mai come semplice mezzo.”
I.Kant

 

I valori morali ritenuti necessari alla professione dello psicologo, in qualunque campo lavori, sono:

 

Responsabilità

  • Responsabilità individuale
  • Responsabilità professionale
  • Responsabilità sociale
  • Responsabilità per quanto riguarda le conseguenze che il proprio operato può determinare nei confronti delle persone e delle attività affidate

 

Integrità

  • Integrità professionale
  • Integrità personale

Meritare la fiducia del cliente: discende dalla concezione della professione come servizio, e comporta che il professionista può fare soltanto ciò che va a vantaggio del cliente (qualsiasi cosa che sia a vantaggio dello stesso professionista, o di terzi, deve essere subordinata all'utilità che discende al cliente dall'intervento del professionista).

 

Autonomia

  • Costruzione di un proprio sistema di riferimento
  • Interdipendenza

Difendere l'autonomia professionale comporta il rifiuto di ogni ingerenza esterna al “corpus” professionale nel controllo dell'attività del professionista psicologo, in quanto tali ingerenze produrrebbero automaticamente un calo della fiducia che il cliente deve avere nei confronti dello psicologo a cui si è rivolto e, quindi, inevitabili scadimenti degli standard professionali.

 

Competenza

  • Conoscenza di sé
  • Flessibilità
  • Possesso di conoscenze e consapevolezza dei loro limiti
  • Impegno

Ossia possedere una competenza adeguata a rispondere alla domanda del cliente: comporta per il professionista, oltre alla necessità di formazione permanente, anche la capacità di autovalutazione delle proprie competenze, e quindi di essere consapevole dei limiti del proprio sapere e di rifiutarsi di svolgere attività per le quali non ci si sente adeguatamente preparati.

 

Cura dell’altro

  • Curare e prendersi cura
  • Rifuggire dalle difese offerte dal ruolo
  • La relazione con l’altro come relazione d’aiuto

Significa aiutare a crescere, favorire un processo di trasformazione ed assistere allo sviluppo di una relazione

 

Il rispetto dell’altro

  • Ascolto
  • Collaborazione
  • Servizio

Usare con giustizia il proprio potere significa essenzialmente saper rispettare e favorire le capacità decisionali del cliente, avendo come bene supremo da rispettare oltre ogni altro il benessere e la salute psicofisica del cliente e di eventuali terzi.

 

Le linee guida individuano inoltre le competenze che lo psicologo del lavoro garantisce nel suo operato all’interno dell’azienda:

  • Capacità di implementare una consulenza di processo;
  • Conoscenza  di un modello di analisi dell’Organizzazione da un punto di vista strutturale,
  • Funzionale, psicosociale; conoscenza del concetto di cultura organizzativa;
  • Capacità di riconoscere gli aspetti impliciti della domanda;
  • Conoscenza dei ruoli professionali e capacità di informare adeguatamente i candidati e le persone coinvolte nella fase di screening dei curricula;
  • Capacità di elaborare un’inserzione chiara;
  • Conoscenza di pregiudizi e aspettative dei candidati relativamente ai processi di selezione e valutazione e capacità di rispondervi in modo chiaro e non oppositivo;
  • Conoscenza di un ventaglio di strumenti testologici, al fine di identificare quello/i più adeguati ai profili da valutare;
  • Conoscenza delle basi teoriche del testing psicologico;
  • Conoscenza di un modello di analisi dei ruoli professionali e delle metodologie di elaborazione dei profili;
  • Conoscenza delle teorie e tecniche di costruzione dei test;
  • Conoscenza dei principali modelli di esercitazioni individuali e di gruppo, delle teorie sui gruppi e capacità di lettura delle relative dinamiche; 
  • Capacità di tradurre i modelli teorici di riferimento in categorie applicative di osservazione;
  • Conoscenza della dinamica relazionale e comunicativa del colloquio;
  • Conoscenza delle tecniche di intervista strutturata, degli strumenti, delle metodologie del colloquio;
  • Conoscenza di sé, delle proprie metodologie relazionali e delle proprie reazioni;
  • Conoscenza delle normative e delle problematiche connesse alla tutela della privacy;
  • Conoscenza dei meccanismo di difesa che la persona utilizza anche incosciamente per difendersi;
  • Capacità di sintetizzare gli elementi emersi in un processo valutativo senza tralasciare particolari rilevanti;
  • Capacità di utilizzare linguaggi comprensibili e al contempo specifici e professionali.


Riferimenti bibliografici
Linee guida di deontologia professionale nei percorsi di selezione e valutazione del personale di david Cariani, Franco Issopi, Patrizia Mascolo, Franca Mora, Angela Pansini, Paola Pirri, Francesca Tulli

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