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Catalogare i contenuti web: dalle directory al tagging PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimo Tagliavini   
Saturday 20 January 2007

Uno sguardo all'evoluzione delle principali strategie per catalogare le informazioni sul web. La rivalutazione del fattore umano, nel panorama attuale del Web 2.0, quale elemento critico nel produrre ordine e qualità nel caotico universo della rete.

Qualche settimana fa decisi di documentarmi sul “tagging” e sulle “folksonomie”, due fenomeni relativamente nuovi legati al modo di categorizzare le informazioni sul web.Iniziai la mia ricerca da Wikipedia. Questa enorme enciclopedia, che consente virtualmente a tutti di aggiungere contributi su qualsiasi argomento, contiene un'enorme quantità di definizioni. In diversi casi sono meno precise e meno complete di quelle reperibili nella prestigiosa Enciclopedia Britannica (fondata nel 1768), ma la quantità di informazioni e la rapidità con cui vengono aggiunte nuove definizioni fanno di Wikipedia uno strumento di ricerca molto efficace. Nel sito dell’Enciclopedia Britannica, ad esempio, la parola “folksonomy” non esisteva al momento della mia consultazione (dicembre 2006).

Wikipedia mi fornì informazioni sufficienti a farmi un'idea dei concetti che volevo indagare, poi decisi di cercare articoli di approfondimento. L'abitudine mi avrebbe spinto a utilizzare i tradizionali motori di ricerca, ma mi ricordai che recentemente avevo letto un articolo su Del.icio.us, un sito di “social bookmarking” dove le persone salvano le pagine web che ritengono interessanti, le catalogano con etichette (tag) che scelgono o inventano liberamente e le condividono (se vogliono) con gli altri utenti. Provai a cercare “folksonomy” su Del.icio.us e trovai una serie di articoli che altri utenti avevano selezionato prima di me. Da questo materiale scelto da persone, e non da algoritmi, riuscii a reperire degli articoli di ottima qualità.Questa breve esperienza e gli approfondimenti che ne seguirono mi hanno fatto riflettere sull'evoluzione dei metodi per organizzare e cercare le informazioni sul web.Il web è un universo di informazioni in continua e vertiginosa espansione. A differenza dei media tradizionali, il web consente a chiunque (o quasi) di produrre e pubblicare contenuti virtualmente senza limiti. Come catalogare questi dati per renderli facilmente reperibili agli utenti? Segue una breve storia delle più famose soluzioni proposte a questo problema.

Fase 1 – La Directory di Yahoo

Intorno alla metà degli anni 90 ha luogo con Yahoo il primo tentativo di mettere ordine nel web. Degli esperti di catalogazione organizzano i contenuti in categorie raggruppate gerarchicamente. Il modello concettuale applicato ricorda lo schema del catalogo di una biblioteca, dove i libri sono suddivisi per argomento e ordinati in scaffali. La gerarchia delle categorie, invece, ricorda il modello del filesystem di un computer, dove i file sono organizzati in cartelle e sotto-cartelle, e in una cartella è possibile creare dei collegamenti a risorse presenti in altre cartelle. Sembra naturale poter applicare al web un modello concettuale che funziona bene per le biblioteche e per i personal computer, ma, come aveva mostrato Tim Berners Lee (creatore del World Wide Web) nei primi anni novanta, il web è costituito da una rete di collegamenti. Non è un gigantesco filesystem gerarchico, né presenta i vincoli fisici degli scaffali di una biblioteca. Con l'aumentare delle informazioni, la catalogazione si fa sempre più difficile così come la navigazione degli utenti nei vari livelli di categorie.

Fase 2 – Google e i motori di ricerca

Nel frattempo si stavano diffondendo i motori di ricerca. Ci si rende conto che nel web non ci sono scaffali, ma soprattutto si capisce che la catalogazione fatta da un ristretto pool di esperti non funziona bene per il web: in esso, infatti, vengono continuamente prodotte nuove informazioni che non appartengono a categorie formali, né esistono enti o autorità in grado di controllare e coordinare i flussi di informazione e gli utenti che li producono. Per fortuna, questa è la natura del web, che è un sistema in continua evoluzione.
Non è possibile prevedere in anticipo gli schemi cognitivi che le persone utilizzeranno per categorizzare le nuove informazioni prodotte, né è possibile prevedere la stabilità delle categorie nel tempo. Il “paradigma della ricerca” presto soppianta il “paradigma della navigazione” all'interno delle directory. Il nuovo paradigma stabilisce che nessuno può anticipare cosa l'utente cercherà e come effettuerà la sua ricerca. Solo quando l'utente pone la domanda (con parole chiave liberamente scelte), il sistema fa del suo meglio per reperire le informazioni attinenti, scandagliando la struttura non gerarchica della rete. Nel 1998 nasce Google e nel giro di pochi anni diventa lo strumento più utilizzato per cercare informazioni sul web. La novità di Google rispetto ai precedenti motori di ricerca sta nell'ipotesi che un sistema in grado di analizzare le relazioni fra le pagine web darà risultati migliori rispetto alla semplice analisi della frequenza di un parola nelle singole pagine.

Fase 3 – Del.icio.us: il social bookmarking

Benché la ricerca per parole chiave sia un notevole progresso rispetto alla navigazione nelle directory, occorre una certa esperienza e molta pazienza per filtrare i risultati qualitativamente validi dalla massa di informazioni inutili che ci vengono restituite. Gli algoritmi di ricerca sono sofisticati, ma sono ben lontani dall'emulare la raffinatezza dei processi cognitivi dell'uomo nel valutare la qualità e la pertinenza dei contenuti. Preso atto della poca efficacia del sistema di catalogazione basato sul lavoro di un ristretto gruppo di esperti (vedi la directory di Yahoo), ci si domanda se esista un metodo alternativo per sfruttare l'accuratezza delle capacità di categorizzazione dell'uomo, ancora nettamente più efficienti di qualsiasi algoritmo.
Cosa si otterrebbe da uno strumento in grado di sommare i risultati dei processi cognitivi che ciascun utente attua quando cerca o cataloga delle informazioni? Difficile rispondere a questa domanda, ma il web ha consentito di fare l'esperimento: Del.icio.us, il servizio di social bookmarking ideato da Joshua Shachter (e ora parte di Yahoo), ne è il miglior esempio.
L'idea di base è molto semplice: trovo un articolo ben fatto su un argomento che mi interessa, lo salvo nei miei preferiti su Del.icio.us, aggiungo ad esso una breve descrizione, e assegno delle etichette (che scelgo liberamente) per ricordarmi l'argomento o gli argomenti a cui si riferisce, condivido questo bookmark con gli altri utenti del sito.
La catalogazione fatta da ciascun utente è un lavoro imperfetto e di qualità mediocre se paragonato a ciò che potrebbe fare un esperto. Ciascuno cataloga le informazioni a modo suo, ma esistono schemi di categorizzazione condivisi da gruppi di utenti che hanno in comune un campo di interesse. La somma del lavoro di catalogazione svolto da un gran numero di utenti dà un risultato decisamente superiore a quello di un gruppo di esperti di settore, e a un costo nettamente più basso. Viene meno il problema di prevedere gli schemi cognitivi degli utenti, essendo loro gli autori della catalogazione ed essendo loro la scelta dei tag. Non occorre neanche preoccuparsi della stabilità nel tempo delle categorie: il tagging (processo di libera assegnazione delle etichette ai bookmark) è un processo continuo e i tag evolvono con il contributo degli utenti. Non esistono tag sbagliati. Possiamo usare qualsiasi etichetta riteniamo utile a descrivere il contenuto di una pagina web. Il sistema, però, può suggerirci quali tag sono stati scelti dalla maggior parte delle persone che prima di noi hanno aggiunto quella stessa pagina ai loro preferiti.

Conclusioni

Esistono ormai molti contributi ben scritti sui temi a cui ho accennato: folksonomie, tagging, social bookmarking, ecc. Ne riporto alcuni nell'elenco delle risorse.
Adesso, alcune riflessioni. Penso che questa evoluzione dei modi di categorizzare i contenuti web sia frutto del cambiamento del nostro modo di interpretare la rete. Poiché ciò che capiamo è fondato su ciò che già sappiamo, era naturale e ovvio, in prima battuta, pensare al web come a un'enorme banca dati, o a un gigantesco filesystem. Poi, con il progredire della nostra interazione con questo nuovo medium, si è consolidata la rappresentazione del Web come vera e propria rete di risorse decentralizzate, prive di un'organizzazione gerarchica. Adesso, emerge chiaramente che il web non è solo una rete di computer, o di risorse, ma è anche e soprattutto una rete di persone; emerge, in sostanza, l'aspetto sociale del web. Il nostro modo di utilizzare il web, di interagire e di comunicare attraverso esso ha cambiato il nostro modo di pensare il web. Ci poniamo nuove domande e ci vengono in mente nuove risposte. Anche il medium si è evoluto in rapporto al nostro modo di utilizzarlo, ma soprattutto si è ampliata la nostra capacità di scoprire potenzialità e soluzioni che, nonostante possano apparire di una semplicità disarmante, fino a qualche anno fa non erano neanche pensabili.

Massimo Tagliavini

Risorse

Explaining and Showing Broad and Narrow Folksonomies
Ontology is Overrated: Categories, Links, and Tags
A cognitive analysis of tagging
Ontology of Folksonomy: A Mash-up of Apples and Oranges
Folksonomies Tap People Power
Folksonomies: power to the people

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