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In quello che viene unanimemente considerato il più bello tra i suoi racconti Nikolaj Gogol narra la storia di un umile e solitario impiegato ministeriale, Akakji Akakievic Basmackin, bersaglio favorito dei colleghi d'ufficio. Oggi il burocrate Akakji Akakievic Basmackin sarebbe considerato vittima di mobbing. Cosa direbbero di Akakji Akakievic gli psicologi? Come lo difenderebbe la legge? Il mobbing è un tipico esempio di problematica interdisciplinare, il cui trattamento chiama in causa più categorie professioniali, in primis lo psicologo.
“Quando e in qual modo Akàkij Akakièvic fosse entrato al ministero e chi ve l'avesse messo, è una cosa che nessuno ricorda. Per quanti direttori e vari superiori cambiassero, videro sempre lui allo stesso posto, nella stessa posizione, con le stesse funzioni, sempre lo stesso impiegato copista, tanto che poi si persuasero che, evidentemente, doveva esser venuto al mondo così, già pronto con l'uniforme e la calvizie sulla testa. Nel ministero non gli dimostravano alcuna stima. (…)I giovani funzionari ridevano di lui e lo sfottevano per quanto poteva l'arguzia burocratica, raccontando in sua presenza varie storie inventate sul suo conto; (...)oppure gli spargevano sulla testa pezzi di carta, dicendo che era neve. Sarebbe stato difficile trovare un uomo che vivesse così del suo lavoro. E' poco dire che egli prestava servizio con zelo; no, prestava servizio con amore. In quel copiare, egli vedeva un certo mondo proprio, vario e piacevole. (…) Se l'avessero ricompensato in maniera proporzionata al suo zelo, con sua meraviglia egli sarebbe forse diventato persino consigliere di stato; mentre tutto ciò che aveva ottenuto, come dicevano gli spiritosi suoi compagni, era una fibbia all'occhiello e le emorroidi ai lombi. “
La storia di Akàkij Akakièvic, bersaglio favorito dei colleghi d'ufficio, oggi verrebbe identificata come caso di mobbing. Mobbing, nuova terminologia per un problema antico. Akakji Akakievic Basmackin, povero burocrate vesseggiato, sarebbe stato indifendibile a suo tempo. La prima vera pubblicazione scientifica riguardante il fenomeno risale alle indagini effettuate da Leymann, il pioniere di tutti gli studi sul mobbing, in Svezia nei primi anni ’80. In ambito legislativo, la prima sentenza relativa al mobbing risale al 16 novembre 1999. È Il Tribunale di Torino, Sezione Lavoro, ad emetterla. Il giudice accoglie le istanze di una lavoratrice che chiede il risarcimento del danno biologico «per essere stata colpita da depressione psichica in seguito a maltrattamenti subiti durante la prestazione lavorativa» e decreta la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'Art. 2087 del codice civile.
Da qui, quella che potremmo definire la corsa al mobbing. Negli ultimi anni le denunce di persone che si considerano vittime di mobbing sono triplicate, mentre nei fatti la percentuale dei casi di effettivo mobbing è calata drasticamente: si stima un caso dimostrato ogni cinque segnalazioni. Per rispondere alla sempre più ampia casistica di denunce emesse nei confronti delle aziende per danni provocati da una gestione impropria delle risorse umane, l’Italia ha assunto una normativa più rigorosa rispetto alle patologie correlate al mondo del lavoro (piano sanitario nazionale 2003-2005 e decreto ministeriale del 27 aprile 2004) La confusione rispetto ai riferimenti normativi e al ruolo assunto da diversi professionisti nell’intervento sui casi di mobbing ha senza dubbio accelerato la corsa. Il mobbing infatti è un tipico esempio di problematica interdisciplinare, il cui trattamento chiama in causa, a diversi livelli e con diverse finalità, professionisti afferenti a distinte discipline. Tra i professionisti chiamati in causa, ci sono, in prima linea, avvocati e psicologi. Ognuno di loro, con il proprio bagaglio disciplinare, e in momenti diversi, interviene nell’identificazione e tutela dei casi di mobbing.
Qual è il ruolo dello psicologo? In un ideale percorso di intervento, è compito dello psicologo, con adeguata formazione in tema specifico, la prima valutazione del presunto caso di mobbing. L’iter da seguire sarebbe il seguente:
- anamnesi lavorativa attuale e pregressa;
- anamnesi fisiologica;
- anamnesi patologica;
- esame obiettivo completo;
- indagini neuropsichiatriche e psicodiagnostiche;
- diagnosi medico legale;
- valutazione del danno permanente.
A discapito di alcune valutazioni più propriamente afferenti ad una sfera medico-fisiologica, l’indagine psicologica si concentra sulla definizione del profilo di personalità. È difatti la struttura di personalità, primariamente, a fornirci indicazioni sulla vulnerabilità psicologica del mobbizzato. Ma, oltre ad un indice di vulnerabilità emotiva, la struttura di personalità ci permette di comprendere i meccanismi psicosociali attraverso i quali il soggetto si relaziona con il mondo esterno. Il mobbing è un fenomeno di gruppo, che nasce all’interno del gruppo, e che, più precisamente, origina dalla coalizione del gruppo contro l’individualità. Il mobbizzato presenta solitamente una personalità distintiva dal gruppo, caratterizzata da scarsa propensione all’azione. Il soggetto vittima di mobbing è tendenzialmente una persona che risponde in modo passivo alla vita attirando l’attività e l’aggressività del gruppo, piuttosto che l’indifferenza. Può anche essere una persona timorosa, insicura e poco spontanea, che si relaziona in modo ansiogeno con gli altri. In ultimo anche le persone silenziose, incapaci di comunicare, per ignoranza, inibizione o superbia sono attirano l’aggressività del gruppo.
Questa dimensione gruppale invita ad utilizzare, a scopo diagnostico, strumenti atti a fornire un profilo di personalità caratterizzato da un focus sulle modalità relazionali del soggetto. Alla luce di queste considerazioni il percorso psicodiagnostico ideale prevede:
ad oggi i test più utilizzati sono:
- test di personalità proiettivi (Rorschach, TAT, PSF, reattivi di disegno);
- questionari di personalità (MMPI, 16PF, BFQ);
- test di efficienza intellettiva (WAIS-R, Scala Stanford-Binet, matrici progressive di Raven);
- scale di valutazione clinica (ansia e depressione, aggressività e rabbia, disturbo post-traumautico da stress);
- relazione conclusiva risultante dalla valutazione e dalla interpretazione di tutti i dati in possesso dello specialista.
Una volta in possesso della valutazione psicologica che accerta il mobbing (e della perizia medico legale che attesta il danno biologico) il caso può essere assunto da un avvocato giuslavorista, in merito alla materiale praticabilità, in termini soprattutto di disponibilità di prove e di probabilità di vittoria.
Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere d'una vita, più greve ogni giorno, immedicato. (C.E. Gadda, La cognizione del dolore)
Roberta Lambert
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