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Creare valore, trasmettere valore PDF Stampa E-mail
Scritto da Ivan Ferrero   
Tuesday 19 December 2006

Può succedere, nel percorso di un professionista, di trovarsi di fronte ad un buon prodotto o servizio, con tutti i requisiti perché funzioni al meglio, ma di non riuscire a renderlo credibile.

In queste situazioni i clienti ed i collaboratori compaiono, attratti dalle potenzialità di ciò che offriamo loro, ma dopo poco tempo scompaiono, apparentemente non più interessati.

In questi eventi ci troviamo spaesati, anche meravigliati, di fronte ad un qualcosa che riconosciamo molto valido, e ci stupiamo (anche: preoccupiamo) del fatto che gli altri paiono non accorgersi di questo.

Certe volte questo “prodotto” siamo noi stessi…

Il più delle volte, quando questo succede, ricorriamo a tecniche di marketing, packaging, comunicazione, immagine.

Questo può servire ad attrarre le persone che stiamo cercando.

Inutile essere ipocriti: un bel pacco rimane comunque un bel pacco che attira l’attenzione.

Lo sconcerto diventa più forte quando, nonostante il ricorso a tutti questi stratagemmi, l’altra persona arriva, ma non rimane.

Evidentemente queste tecniche, sebbene utili, da sole non bastano.

Si occupano dell’immagine, che non è nient’altro che una rappresentazione, ma cosa c’è dietro questo velo?

Che cosa trovano, i vostri interlocutori, dietro questa apparenza?

Come potete fare affinché chi vi circonda riconosca e ricordi il vostro prodotto?

Consideriamo i prodotti dell’uomo che sono sulla bocca di tutti e che anche dopo secoli vengono ricordati: le opere d’arte.

Esaminiamo quindi i le caratteristiche degli autori di queste opere.

Prima di tutto conoscevano la tecnica, e la sapevano padroneggiare al meglio.

Tuttavia abbiamo visto che questo non basta: evidentemente c’è anche qualcos’altro.

Che cos’hanno in comune un Michelangelo che rimane per anni sopra un ponte per dipingere il Giudizio Universale, o un Leonardo che si aggira nei resti dei campi di battaglia per esaminare dal vivo l’anatomia umana?

L’esempio potrebbe continuare, trattando allo stesso modo artisti di varie epoche e di generi differenti (dalla pittura alla ricerca scientifica, dalla letteratura all’architettura, ecc…), e scopriremmo un comune denominatore: la dedizione, credere nel valore di quello che si sta facendo, la passione.

In altre parole: l’anima.

Un professionista di una determinata area è in grado di riconoscere l’autore attraverso ciò che l’opera esprime: l’artista in ogni suo lavoro metteva una parte della sua anima.

La passione di una persona si trasmette all’altra, ma in che cosa consiste?

Questa è impossibile da definire in sé, almeno non utilizzando un approccio razionale.

La passione è il risultato di un sentimento o di una emozione, e questi fanno parte dell’inconscio.

La stessa viene poi percepita dall’inconscio dell’altra persona: ci troviamo così di fronte a due inconsci che comunicano tra loro.

Per ciò che riguarda l’argomento di questo articolo possiamo tuttavia trattare questo sentimento attraverso la sua manifestazione esteriore.

Quale valore assegniamo a ciò che facciamo?

Quanto ne siamo convinti prima di tutto noi stessi?

Quanto rappresenta la nostra personalità, il nostro modo di concepire le tematiche che il nostro prodotto vorrebbe rappresentare?

Di conseguenza: qual è il nostro modo di concepire queste tematiche?

Quanto saremmo disposti a rinunciare per tutto questo?

Per fare degli esempi più concreti:

per realizzare il vostro prodotto avete letto qualche articoletto su qualche rivista, o c’è stata una ricerca approfondita?

Quanto sono scadenti o ricercati i materiali da voi utilizzati?

Quanto avete preso contatti, eventualmente anche facendo molti viaggi, per coinvolgere collaboratori in grado di dare valore aggiunto al vostro prodotto?

Quando vi svegliate la mattina siete felici di passare un’altra giornata nella realizzazione del vostro prodotto, oppure cominciate aspettando già la sera?

In definitiva: quanto entusiasmo state mettendo nella realizzazione del vostro prodotto?

In caso la risposta a quest’ultima domanda non sia del tutto soddisfacente, dovremmo porci dei dubbi:

perché questo prodotto non ci entusiasma più di tanto?

Cosa possiamo fare affinché aumenti questo entusiasmo?

Forse si tratta di qualche caratteristica che non ci soddisfa, oppure qualcosa riguardante il processo di produzione.

Oppure si potrebbe trattare del prodotto sbagliato per ciò che è la nostra persona.

Parlando di una sensazione, non esiste un elenco di soluzioni prestabilite.

Ognuno di noi deve “sentire” che cosa non ci soddisfa nel nostro lavoro o nel nostro servizio/prodotto.

Si tratta di sensazioni fisiche, che ognuno di noi può avvertire con modalità differenti.

Per qualcuno potrebbe essere un nodo all’altezza dell’addome, per qualcun altro un formicolio diffuso in tutto il corpo, oppure più localizzato, ecc…

Per avvertire queste sensazioni è necessario entrare in contatto con il nostro corpo, il che vuol dire essere in grado di percepire noi stessi.

Inoltre è impossibile provare e trasmettere entusiasmo se la nostra vitalità è bassa.

Per migliorare la situazione possono risultare molto utili tecniche e discipline in grado di metterci in contatto con il nostro corpo, di vitalizzarlo e di insegnarci anche l’umiltà di seguirlo.

Così facendo potremo utilizzare il nostro corpo come guida nel prendere le decisioni (a volte capendo anche che è il momento di intraprendere una strada differente) in modo da creare un maggiore valore nelle cose che facciamo, e di conseguenza alla nostra vita.

 
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