Home

Sponsor Link

Accesso Utenti

Registrati!
E' GRATIS!


psicologiadellavoro.com è la principale community italiana del settore...tu ne fai già parte?

Alcuni buoni motivi per registrarti:

- per poter accedere ad Agorà, la nostra "piazza virtuale"

- per poter accedere a tutte le risorse presenti sul sito, commentadole e confrontandoti con gli altri utenti

- per poter consultare tutte le migliori offerte di lavoro in Italia nel settore delle Risorse Umane

- per poter partecipare ai nostri incontri formativi

Quanti siamo?

 
totale utenti 3740 utenti registrati
 
oggi 0 oggi
questa settimana 2 questa settimana
questo mese 4 questo mese
ultimo registratoultimo registrato: rebelnik
 

Adesso

L'immagine


di Marco Donatiello


FotoCopertina di Gennaio 2009:
"I confini sono necessità o desiderio?" di Marco Donatiello
(clicca sulla foto per ingrandirla).

IL TEMPO DEL LAVORO PDF Stampa E-mail
Scritto da Ottavia Alotto   
Saturday 02 December 2006

 La relazione, esistente tra il tempo ed il lavoro, è un fattore considerato di rilevanza nello studio delle moderne organizzazioni; è un legame che può essere esaminato sotto diverse angolazioni e prospettive.

 

La relazione, esistente tra il tempo ed il lavoro, è un fattore considerato di rilevanza nello studio delle moderne organizzazioni; è un legame che può essere esaminato sotto diverse angolazioni e prospettive.Per iniziare a comprendere  il binomio tempo-lavoro, si può partire da un esame dell’evoluzione storica di tale relazione. Nel medioevo, ad esempio, il lavoro impegnava un individuo per circa la metà dei giorni dell’anno, e l’organizzazione temporale ruotava attorno a ritmi dettati dal ciclo naturale della giornata e delle stagioni. Novara (1995), parlando del passaggio alla società industriale, asserisce che: “[…] l’avvento della società industriale  si trovò a che fare con una popolazione abituata a un livello di vita che non aveva prospettive né ambizione di migliorare: perciò secondo Smith se si fosse aumentata la retribuzione giornaliera i lavoratori avrebbero lavorato meno giornate.” (p. 28). La stratificazione sociale, l’impegno lavorativo finalizzato al sostentamento e non alla promozione sociale, hanno per secoli rallentato il riconoscimento del valore economico del tempo e lo sfruttamento della risorsa tempo a fini produttivi.A poco a poco, il tempo è diventato l’unità di misura della prestazione lavorativa e, conseguentemente, è divenuto l’elemento su cui concentrare l’attenzione in riferimento al calcolo dei prezzi dei prodotti, al calcolo dei salari e così via.Oggi, la società moderna, dell’automazione e dell’informazione, vede il rapporto tra tempo e lavoro  mutato. Il nuovo modello di produzione “just in time”, inteso come esigenza che impone nuove modalità di organizzazione della produzione in funzione della variabilità della domanda, si pone come l’elemento che, più di tutti, ha modificato il legame tempo-lavoro. “Nelle fabbriche integrate secondo i dettami della lean production si è accettato […] il sabato lavorativo e anche il turno notturno per le donne. (E si sono introdotte tabelle e regole per saturare il tempo di lavoro, accelerare il lavoro per recuperi…). […] Il tempo è una risorsa da minimizzare e una risorsa organizzativa da controllare per rispettare il just in time e il time to market.” (Novara, 1995, p.37).Secondo il punto di vista di Sarchielli (2002), infatti,: “Le esigenze del timing della produzione hanno modificato le regole della vita organizzativa e hanno invaso i ritmi dell’esistenza.” (p. 9).La flessibilità può essere considerata come la manifestazione più evidente di tale processo; una flessibilità che, manifestandosi in vari modi (funzionale, spaziale ecc…), ha apportato conseguenze non solo sulla quantità del tempo lavorato, ma, anche, sulla qualità del tempo individuale e sociale, e, quindi, sul benessere degli individui.Negli ultimi secoli, come precedentemente accennato, si sono sviluppate numerose trasformazioni riguardanti il mondo del lavoro, trasformazioni che hanno modificato la visione ed il significato stesso del lavoro. Oggigiorno il lavoro non è più solo un’attività che è necessaria per vivere, ma è anche un mezzo di affermazione sociale, tramite l’assegnazione di uno status che conferisce apprezzamento, importanza e rilevanza sociale.

L’aumento del peso dell’identità lavorativa sull’identità personale, conseguente a questi cambiamenti, ha portato gli individui a dedicare al lavoro sempre maggiori spazi, apportando, in alcuni casi, gravi conseguenze alla vita personale e psico-sociale.

Oggi si parla, ad esempio,  di sindrome di “lavoro-dipendenza” o “work-addiction” (rif. “La dipendenza dal lavoro” di M. Monaco). Il “lavoro-dipendenza” è un fenomeno moderno, descrivibile attraverso un’immagine mitologica. Riprendendo una leggenda dell’antica Grecia, si può definire la lavoro-dipendenza come “sisifopatia”, termine che nasce dalla storia di Sisifo, re di Corinto, che pagò la sua grande avidità per la ricchezza, venendo condannato da Giove, per una delle sue malefatte, a riportare eternamente una enorme pietra in cima ad una montagna, dalla quale, puntualmente, il macigno ricadeva giù. Come  molte altre dipendenze, la lavoro-dipendenza rappresenta l’esaltazione di un’attività quotidiana diffusa; essa, più precisamente, si configura come una dipendenza legata ad un’attività lavorativa, condivisa e, ormai, estremamente apprezzata a livello sociale. Gli individui colpiti da tale dipendenza possono sviluppare vari tipi di comportamento, ciascuno dei quali, ovviamente, è legato a diverse principali motivazioni al lavoro, ad esempio: il lavoratore competitivo orientato al potere, oppure, al contrario, il lavoratore orientato all’evitamento.

Questa, appena citata, è sola una delle conseguenze che la nuova concezione del lavoro ha apportato alla vita dei singoli individui.

Purtroppo, nella moderna società, il tempo del lavoro è diventato più importante del tempo libero, ovvero del tempo extra-lavorativo, il tempo da dedicare a se stessi, alla propria famiglia e ai propri hobbies.

Le conseguenze, oltre a quella precedentemente citata, di tale capovolgimento  sono l’aumento dello stress, l’isolamento, l’insoddisfazione, una stanchezza fisica e mentale eccessiva, il disinteresse, tutti elementi che ledono l’esistenza di un buon clima di benessere organizzativo.

Da questa analisi, risulta essenziale, al fine del mantenimento di un buon livello di “salute organizzativa”, restituire al lavoro una giusta dimensione, riconcedendo al lavoratore quello che è il tempo libero, ossia il tempo da dedicare a se stessi in quanto esseri sociali al di fuori dell’ambito lavorativo.


ATTENZIONE: Questo articolo è rilasciato sotto una diversa LICENZA CREATIVE COMMONS

 
< Prec.   Pros. >

by psicologiadellavoro.com 2007Creative Commons License 
 I contenuti presenti su psicologiadellavoro.com, ove non diversamente specificato, sono pubblicati e legalmente tutelati da una Licenza Creative Commons.
La piattaforma di gestione dei Contenuti è JOOMLA!