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di Marco Donatiello

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Le molestie sessuali PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Donatiello   
Monday 18 November 2002
Per molestie sessuali si intende "ogni atto o comportamento indesiderato, anche verbale, a connotazione sessuale arrecante offesa alla dignità e alla libertà della persona che lo subisce, ovvero che sia suscettibile di creare ritorsioni o un clima di intimidazione nei suoi confronti". Le molestie sessuali, rivolte in modo particolare alle donne, in ambito lavorativo sono da considerarsi tra le violenze psicologiche più gravi e più offensive.

All’interno delle realtà lavorative ci possono essere dei casi in cui l’organizzazione non funziona nel modo dovuto: ci troviamo di fronte a delle realtà malate. In molti dei casi questa malattia si risolve in problemi di natura stressoria per i dipendenti ( per approfondimenti si veda: Stress e organizzazione ) in altri casi si assiste a vere e proprie molestie. Per molestie sessuali si intende "ogni atto o comportamento indesiderato, anche verbale, a connotazione sessuale arrecante offesa alla dignità e alla libertà della persona che lo subisce, ovvero che sia suscettibile di creare ritorsioni o un clima di intimidazione nei suoi confronti". Le molestie sessuali, rivolte in modo particolare alle donne, in ambito lavorativo sono da considerarsi tra le violenze psicologiche più gravi e più offensive che la donna possa subire nella propria vita. Possono essere principalmente: Molestie verbali Molestie fisiche Molestie “di potere” Senza arrivare allo spettro di una violenza fisica evidente, la molestia sessuale è pur sempre violenza, una violenza psicologica, insidiosa, strisciante, sempre più diffusa e sempre più sommersa che intacca la dignità personale dei soggetti socialmente più vulnerabili. La gamma delle situazioni di molestia sessuale, che portano la vittima ad un logoramento psicologico progressivo, è molto varia: si va dalla frase equivoca con “doppio senso” al fraseggio volgare, dall'apprezzamento pesante alla proposta diretta, dalla minaccia subdola ed imbarazzante ripetuta più volte fino ad arrivare al gesto osceno o alle avances più meschine, al ricatto e all'intimidazione sul posto di lavoro. Si consuma di preferenza in quegli ambiti in cui si determina da una parte una condizione di bisogno e vede dall'altra parte una condizione sociale contrattualmente più forte che abusa del suo potere o della sua autorità verso chi è gerarchicamente subordinato, solitamente donna. La vittima di molestie è maggiormente esposta a crisi depressive, a stati di agitazione ed irritazione permanenti, insonnia, emicrania e a vari disturbi psicosomatici che si associano ad una minore efficienza lavorativa e minore fiducia nelle proprie capacità. Molto importante è la differenza sessuale: essere donna è fonte di discriminazione sul luogo di lavoro per vari motivi che hanno a che fare con la forza fisica, con il pregiudizio sulle capacità femminili da parte dei superiori che ostacolano l’inserimento e la carriera con criteri di valutazione differenziati tra uomo e donna; la differenza sessuale è legata al corpo, al corpo femminile sessuato che non è neutralizzabile sul luogo di lavoro come non lo è nel sociale e nell’immaginario collettivo. La “sessualizzazione” dei rapporti con gli uomini e la consapevolezza dell’importanza del corpo nasce dall’impossibilità di neutralizzarne l’aspetto, nasce dal verificare che esso è oggetto di sguardi, parole e atti da parte maschile (e da parte femminile), frutto di pensieri e desideri non controllabili, nonostante la propria volontà di restare fuori da questo gioco. Il corpo diventa una sorta di area incontrollabile, l’oggetto di fraintendimenti e di comunicazioni “distorte” per donne che vorrebbero sottrarsi, evitare questo problema, ma sono continuamente costrette a incontrano ed affrontarlo. Il fatto che esistano queste dimensioni non volute, non intenzionali e quindi non controllabili da parte della donna è all’origine della difficoltà ad adattarsi ai vari ambienti di lavoro se non mettendo in atto continuamente strategie di occultamento e rimozione del corpo («mi vesto e mi comporto come un uomo»), da un lato, o, dal lato opposto, agendo consapevolmente questa dimensione come una parte intrinseca del proprio essere a cui non si vuole rinunciare e, non solo, che diventa il segno esplicito di una differenza portatrice di un conflitto irriducibile e non occultabile («mi vesto come mi pare e se fanno degli apprezzamenti rispondo»). Tra questi due atteggiamenti estremi, emersi anche nel considerare la cura di sé, l’attenzione all’abbigliamento, stanno una serie di atteggiamenti intermedi tra l’autodifesa silenziosa e consapevole della pericolosità dell’eccesso («sono sempre in ordine, mi vesto in modo sportivo»), la rassegnazione al fatto che “gli uomini sono fatti così” (commentano e fanno battute a sfondo sessuale a prescindere da come una donna si comporta o si veste), o, ancora, la consapevolezza che la vicinanza continua tra uomo e donna può portare a coinvolgimenti affettivi o sessuali. Il corpo femminile sessuato è — dunque — una dimensione delle relazioni tra colleghi e con i superiori che non si può comunque neutralizzare, ed è proprio sulla rimozione e occultamento mai riusciti della sessualità che si deve partire nel leggere quanto accade nei casi di molestie, nei vissuti rispetto allo scherzo e al corteggia-mento, nelle opinioni sul fatto di portare o meno la minigonna. Il gioco delle reciproche attribuzioni di significati a parole, gesti, sguardi e movimenti intorno al corpo femminile si traduce in percezioni di volontarietà e intenzionalità che uomo e donna si rimandano. C’è quasi una paura femminile di un corpo che “alluda suo malgrado”, a cui si può reagire mettendo in atto strategie di rimozione e occultamento (negare il problema, “mortificare” il corpo), o, all’opposto, di “provocazione come gioco. Nel caso delle molestie (così come accade in molti casi di violenza sessuale), infatti, la donna spesso si interroga sui messaggi inconsapevoli di contenuto sessuale che possono aver provocato il gesto maschile (gesto che esprime il potere maschile sul corpo femminile) e pare non aver fiducia nelle reazioni del mondo esterno. Il corpo femminile sembra dunque— tuttora — portatore del peccato originale, nonostante l‘emancipazione e la ricerca della parità nel mondo del lavoro; forse non bastano né la consapevolezza del “potenziale esplosivo” della dimensione sessuale nel rapporto uomo-donna, né quella della differenza come valore per affrontare situazioni di potere, conflitto e discriminazione. Vi sono, poi, situazioni in cui è la donna a voler tenere sotto controllo i messaggi inconsapevoli che il suo corpo può mandare e che possono essere oggetto di fraintendimento: è il caso della donna dirigente che “ha imparato ad usare la giacca” e che fa sempre molta attenzione ai rapporti “fraterni” con i suoi colleghi di pari o inferiore grado nel timore che un gesto, una parola possa assumere significati non voluti, come abbiamo visto sopra. Ancora, questo stesso timore e presente nella storia di un’impiegata di un ente pubblico, la quale è oggetto di continue molestie da parte del superiore e per questo fa sempre molta attenzione al modo di vestire («devo vestire come una monaca»), nell’illusione di poter evitare in tal modo atteggiamenti che comunque si ripetono a prescindere dall’abbigliamento scelto. Nel constatare l’importanza della valutazione del corpo femminile nei rapporti tra i sessi vi sono donne che — pur vivendo con fastidio questi comportamenti maschili — si sono “rassegnate”, per così dire, al fatto che sembrano immutabili ed entrati nell’ordine naturale delle cose. In altri casi, invece, si assume una certa distanza dalle situazioni constatando che la sessualità fa parte dei rapporti uomo-donna, anche nei rapporti di lavoro e, invece che sulla donna come oggetto sessuale, si mette l’accento sul fatto che «in ambiente misto possono succedere certe cose». Sono diverse le difese che si possono avere in questi casi: la rinuncia : Qui i comportamenti consistono nell’allontanarsi, nel rimanere paralizzate o nel piangere e sono reazioni a molestie fisiche o di potere. l’autodifesa fisica e/o verbale :Si va dal dire semplicemente al molestatore di smetterla, fino al classico schiaffo. Alla base ritroviamo la filosofia basata sull’arte di arrangiarsi, per risolvere problemi che riguardano la sfera intima della sessualità prima che quella dei rapporti lavorativi. la pubblicizzazione : dirlo al partner, al superiore, al sindacato e sporgere denuncia. Questo genere di violenza è generata da una cattiva gestione del personale e da una cultura aziendale retrograda e determina uno svilimento della figura della donna nel mondo del lavoro e crea uno stress continuo, che comporta ripercussioni negative sulla conduzione familiare, che spetta, ancora oggi, principalmente al mondo femminile riflettere. E’ sicuramente necessario una maggiore sensibilizzazione di questo problema, che rimane molte volte nascosto, a causa della paura delle ripercussioni, per omertà, per vergogna. E’ necessario, da parte dell’azienda, scoprire queste situazioni e denunciarle, effettuare un controllo più accurato per evitare situazioni problematiche, ed ottenere in questo modo un netto miglioramento delle condizioni di lavoro del personale.

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