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di Marco Donatiello

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Il potere PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Donatiello   
Monday 04 November 2002
Il potere è il processo attraverso il quale un soggetto o di un gruppo all'interno delle organizzazioni raggiunge gli scopi preposti, superando la resistenza attiva o passiva di altri soggetti o gruppi.

La nozione di organizzazione evoca un insieme di ingranaggi complessi, ma perfettamente congegnati. Questo meccanismo sembra perfetto finché lo si esamina soltanto da un punto di vista: il prodotto della catena di montaggio. Esso cambia invece radicalmente di significato se si considera che gli ingranaggi sono costituiti da uomini. Tutte le analisi un po’ approfondite della vita di un’organizzazione hanno rivelato fino a che punto i comportamenti umani possano essere complessi e quanto sfuggano al modello semplicistico di coordinamento meccanico o di un semplice determinismo. L’uomo conserva, persino nelle situazioni più estreme, un minimo di libertà e non può rinunciare ad utilizzarla per colpire il sistema. In tutte le organizzazioni non totalitarie gli attori usano il loro margine di libertà in modo così estensivo che non è possibile considerare i loro adattamenti particolari come semplici eccezioni al modello razionale. Perfino in situazioni di dipendenza e costrizione, non solo gli uomini si adattano passivamente alle circostanze, ma sono capaci anche di incidere su di esse e le usano in modo attivo molto più spesso che si creda. Il modello organizzativo ufficiale esercita la sua influenza: determina in larga misura il contesto dell’azione e quindi le risorse degli attori. E si può certamente dire che gli attori non sono mai completamente liberi. In un’organizzazione l’uomo non può essere considerato una semplice mano, come sosteneva il taylorismo, e nemmeno una mano e un cuore, come sosteneva la scuola delle relazioni umane. Entrambe le posizioni dimenticano che si tratta soprattutto di una mente, cioè di libertà, di un agente autonomo capace di calcolo e di manipolazione, che si adattata e che inventa in funzione delle circostanze e dei movimenti dei suoi partner. L’organizzazione è il regno dei rapporti di potere, dell’influenza, del patteggiamento, del calcolo. Ma non è uno strumento di oppressione, per molti attori è il mezzo per manifestarsi, e di incidere sul sistema e sul loro partner, anche se in modo molto diseguale. Il potere è il processo da parte di un soggetto o di un gruppo raggiungere gli scopi preposti, superando la resistenza attiva o passiva di altri soggetti o gruppi. Quindi si può affermare che il comportamento umano non può essere in nessun modo assimilato al prodotto meccanico dell’obbedienza. Tale comportamento è sempre l’espressione e l’attuazione di una libertà, sia pur minima. Esso traduce una scelta attraverso la quale un attore coglie le opportunità che gli si offrono nel quadro dei vincoli che gli sono propri. Il potere implica sempre la possibilità per certi individui o gruppi di agire su gli altri. Dahl definisce il potere come: “capacità di una persona A di ottenere che una persona B faccia una cosa che non avrebbe mai fatto senza l’intervento di A”. Agire sugli altri significa entrare in rapporti con essi; è appunto in questo rapporto che si sviluppa il potere di una persona A su una persona B. Il potere è un rapporto e non un attributo degli attori, si può sviluppare solo attraverso lo scambio tra gli attori impegnati in un dato rapporto. Infatti, nella misura in cui ogni rapporto tra due parti implica scambio e adattamento reciproco, il potere è legato al negoziato: è un rapporto di scambio, di negazione nel quale sono impegnate almeno due persone. Il rapporto di potere può essere: strumentale: il potere è concepibile solo in vista di uno scopo il quale, in una logica strumentale, motiva l’investimento di risorse da parte degli attori. non transitivo: se una persona A può ottenere facilmente da una persona B un’azione X, e B può ottenerla da C, ma è possibile che A non possa ottenerla da C. reciproco non equilibrato: è reciproco in quanto chi dice negoziato, dice scambio. Se nessuna delle parti in causa non ha risorse da investire in un rapporto, non ha nulla da scambiare: non può quindi entrare in un rapporto propriamente detto. Ma è anche non equilibrato: se A e B hanno gli stessi atouts dunque lo scambio è equo, non ci sono ragioni per ritenere che le persone si trovino in un rapporto di potere. Se invece lo scambio è ineguale, e l’ineguaglianza corrisponde alla situazione rispettiva delle due parti, si può parlare di rapporto di potere. Quindi il potere è un rapporto di forza da cui l’uno può ricavare più dell’altro ma in cui uno non è completamente disarmato rispetto all’altro. I fondamenti del potere sono gli atouts, le risorse, e le forze che ognuna delle parti possiede. Il potere risiede nel margine di libertà di cui dispone ognuno dei partner, cioè nella possibilità più o meno grande di rifiutare ciò che l’altro chiede. Schelling parla di situazioni in cui “vince” non tanto colui che riesce a mantenere imprevedibile il proprio comportamento e a garantirsi il un margine di manovra, quanto chi lo riduce a zero, legandosi le mani, rendendo così perfettamente prevedibile il proprio comportamento futuro. Questo è il potere del debole senza più alternative, di chi è con le spalle al muro. Schelling però sopravvaluta la portata generale di tali situazioni. La logica di tali giochi è quella del monopolio bilaterale, cioè di una struttura che limita di molto il margine di manovra di ognuno dei partner. Ma bisogna osservare che il fatto di rendere perfettamente prevedibile il proprio comportamento futuro comporta delle conseguenze che vanno al di là del comportamento stesso. Ciò significa in realtà a cambiare la posta in gioco, a spostare le zone di incertezza, ad approfittare delle circostanze per costringere l’altro a porsi su un terreno molto meno favorevole ed a cedere. Il potere di un attore sociale è funzione dell’ampiezza della zona d’incertezza che l’imprevedibilità del suo comportamento gli permette di controllare di fronte ai suoi partner. Quali sono le risorse, gli atouts che, in una data situazione, permettono all’attore di estendere il proprio margine di libertà? Queste sono le risorse individuali, culturali, economiche, sociali, di cui un attore può disporre in virtù della sua situazione sociale globale e che definiscono il quadro temporale, spaziale e sociale in cui la strategia dovrà iscriversi. L’organizzazione rende possibile lo sviluppo dei rapporti di potere e ne fonda la permanenza. Infatti il potere non esiste in sé. Può essere esercitato solo all’interno di un rapporto, nel quale due attori accettano di legarsi l’uno all’altro per realizzare un dato compito, grazie al quale si inseriscono in un insieme organizzato. Potere e organizzazione sono intimamente legati tra di loro: le strutture e le regole che disciplinano il funzionamento di un’organizzazione determinano i luoghi in cui potranno svolgersi dei rapporti di potere, esse creano e circoscrivono arre organizzative d’incertezza, regolarizza l’andamento dei rapporti di potere. Con i suoi regolamenti interni essa vincola la libertà d’azione degli individui e dei gruppi al proprio interno e di conseguenza condiziona profondamente l’orientamento e il contenuto delle loro strategie. L’organizzazione investe alcuni dei suoi membri di un’autorità legittima su altri, cioè particolari poteri in materia di sanzioni e ricompense. Ma non basta disporre di risorse, è necessario che gli attori siano disposti di impegnarli in particolari rapporti di potere. I vari membri accetteranno di mobilitare le loro risorse e di affrontare i rischi relativi ad ogni rapporto di potere solo a condizione di trovare nell’organizzazione delle poste sufficientemente pertinenti rispetto ai loro atouts, e sufficientemente importanti da giustificare una mobilitazione da parte loro. I rapporti di potere concreti che si intrecciano all’interno di un’organizzazione non sono mai la copia pura dei rapporti di forza e dei modelli di dominio inerenti alla struttura sociale, ai rapporti di produzione e di divisione tecnica e sociale del lavoro che ne deriva. Ci sono quattro forme di potere corrispondenti ai diversi tipi di fonti d’incertezza particolarmente pertinenti per un’organizzazione: dipende dal possesso di una particolare competenza o di una specializzazione funzionale difficilmente sostituibile. L’esperto è il solo che possiede abilità e conoscenze che permettono di risolvere alcuni problemi cruciali di un’organizzazione. Poiché dalla sua prestazione dipende il buon funzionamento dell’organizzazione, potrà negoziarla in cambio di vantaggi o privilegi. Quattro forme di potere: potere derivante dal possesso di una particolare competenza: dipende dal possesso di una particolare competenza o di una specializzazione funzionale difficilmente sostituibile. L’esperto è il solo che possiede abilità e conoscenze che permettono di risolvere alcuni problemi cruciali di un’organizzazione. Poiché dalla sua prestazione dipende il buon funzionamento dell’organizzazione, potrà negoziarla in cambio di vantaggi o privilegi in questo casi ci si attiene a tutte le incertezze che si sviluppano attorno ai rapporti tra organizzazione e ambiente. Nessuna organizzazione può esistere senza avere rapporti con i propri ambienti: pertanto gli ambienti pertinenti di una organizzazione costituiscono per essa sempre una possibile fonte di perturbazione del proprio funzionamento interno. potere legato alle relazioni di un’organizzazione: in questo casi ci si attiene a tutte le incertezze che si sviluppano attorno ai rapporti tra organizzazione e ambiente. Nessuna organizzazione può esistere senza avere rapporti con i propri ambienti: pertanto gli ambienti pertinenti di una organizzazione costituiscono per essa sempre una possibile fonte di perturbazione del proprio funzionamento interno. Le persone capaci di controllare questa zona di incertezza, di assoggettarla a favore dell’organizzazione, disporranno di un potere notevole in seno ad essa. potere proveniente dal controllo della comunicazione e delle informazioni: l’organizzazione crea potere semplicemente attraverso il modo in cui organizza la comunicazione e i flussi di informazione tra le proprie unità e i propri membri. Per svolgere il proprio compito, un individuo avrà bisogno di informazioni provenienti da altri posti occupati da altre persone. E se non può scavalcarle, esse eserciteranno su di lui un potere, semplicemente per il posto che occupano in una rete di comunicazione. potere derivante dall’esistenza di regole organizzative generali: le regole sono destinate ad eliminare le fonti di incertezza. Ma paradossalmente non soltanto non riescono a toglierle di mezzo, ma anzi ne creano delle altre che possono sfruttate da quelli che esse dovrebbero vincolare e di cui dovrebbero disciplinare i comportamenti. Il potere conferito dalla regola sta nella possibilità di ricatto e di negoziazione da essa create molto più che nelle sue prescrizioni precise.

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