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 di Marco Donatiello
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La Commissione Europea: Stress. Cause e conseguenze |
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Scritto da Ottavia Alotto
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Monday 07 August 2006 |
La Commissione Europea, più specificatamente la Direzione generale occupazione ed affari sociali, tramite la guida allo stress, “Sale della vita o veleno mortale”, del 1999, ha, appunto, affrontato il tema dello stress legato all’attività lavorativa. Lo scopo è stato quello di fornire informazioni generali sulle cause, le manifestazioni e le conseguenze dello stress sul luogo di lavoro; inoltre si sono fornite informazioni generali su come individuare i problemi derivanti da stress e le relative cause, proponendo un insieme di interventi concreti e flessibili, da utilizzare sia a livello nazionale che nelle singole aziende, da poter adattare alle proprie esigenze e specifiche circostanze.
Le indicazioni proposte vanno tutte considerate in base alla direttiva 89/391/CEE, secondo la quale “il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori in tutti gli aspetti connessi al lavoro”, sulla base dei seguenti “principi generali di prevenzione”:
- valutare i rischi che non possono essere evitati;
- combattere i rischi alla fonte;
- adeguare il lavoro all’uomo, in particolare per quanto riguarda la concezione dei posti di lavoro e la scelta delle attrezzature e dei metodi di lavoro e di produzione, in particolare per attenuare il lavoro monotono ed il lavoro ripetitivo e per ridurre gli effetti di questi lavori sulla salute;
- programmare la prevenzione, mirando ad un complesso coerente, che integri, nella medesima tecnica, l’organizzazione del lavoro, le condizioni di lavoro, le relazioni sociali e l’influenza dei fattori dell’ambiente di lavoro”.
Oltre a ciò esistono due direttive della UE, che fanno riferimento, specificatamente, alla necessità di tenere conto dello stress mentale nella valutazione dei rischi: la direttiva 90/270/CEE, relativa alle prescrizioni minime in materia di sicurezza e di salute per le attività lavorative svolte su attrezzature munite di videoterminali e la direttiva 92/85/CEE, concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento.
Inoltre la Guida della Commissione Europea “Valutazione del rischio sul lavoro” (European Commission, 1996b) richiama l’attenzione sulla necessità di valutare i “fattori psicologici, sociali e fisiologici, che possono contribuire allo stress sul luogo di lavoro e alla loro interazione sia reciproca che con altri fattori dell’organizzazione del lavoro e dell’ambiente di lavoro”.
Detto ciò, appare utile sottolineare che gli orientamenti forniti nella guida, data la grande diversità delle condizioni, degli ambiti professionali e dei singoli posti di lavoro degli Stati membri della Comunità, hanno essenzialmente un carattere non vincolante. Costituiscono un campionario di misure , dal quale i vari attori possono scegliere quelle considerate più idonee a soddisfare le proprie esigenze specifiche, andando al di là dei requisiti obbligatori, se lo desiderano.
In questa guida lo stress viene delineato come “[…] un modello di reazioni “arcaiche”, […] e che predispone l’organismo umano alla lotta o alla fuga, ossia all’attività fisica. Si tratta di una sorta di stimolo ad accelerare e intensificare le reazioni. Tale risposta era adeguata quando l’uomo preistorico doveva affrontare, ad esempio, un branco di lupi, ma non lo è al giorno d’oggi, in cui i lavoratori tentano faticosamente di adeguarsi a turni a rotazione, lavori monotoni e frammentari o clienti minacciosi e troppo esigenti.” (Commissione Europea, “Sale o veleno della vita”, 1999, p. V).
Lo stress legato all’attività lavorativa viene, invece, definito come “[…] un modello di reazioni emotive, cognitive, comportamentali e fisiologiche ad aspetti avversi e nocivi del contenuto, dell’organizzazione e dell’ambiente di lavoro. Si tratta di uno stato caratterizzato da elevati livelli di eccitazione ed ansia, spesso accompagnati da senso di inadeguatezza.” (Commissione Europea, “Sale o veleno della vita”, 1999, p. V).
Nell’analisi svolta, esplicata nella guida, si sono delineati quelli che sono da considerarsi i fattori più comuni che possono determinare stress legato all’attività lavorativa:
- quantità di lavoro da eseguire eccessiva oppure insufficiente;
- tempo insufficiente per portare a termine il lavoro in maniera soddisfacente sia per gli altri che per se stessi;
- mancanza di una chiara descrizione del lavoro da svolgere o di una linea gerarchica;
- ricompensa insufficiente, non proporzionale alla prestazione;
- impossibilità di esprimere lamentele;
- responsabilità gravose non accompagnate da autorità o potere decisionale adeguati;
- mancanza di collaborazione e sostegno da parte dei superiori, colleghi o subordinati;
- impossibilità di esprimere effettivamente talenti o capacità personali;
- mancanza di controllo o di giusto orgoglio per il prodotto finito del proprio lavoro;
- precarietà del posto di lavoro, incertezza della posizione occupata;
- condizioni di lavoro spiacevoli o lavoro pericoloso;
- possibilità che un piccolo errore o disattenzione possano avere conseguenze gravi.
Oltre a delineare i fattori più comuni di stress si è, anche, proposto un piano di intervento di tipo preventivo, basato su vari elementi, per esempio:
- gestione delle condizioni di lavoro di ordine personale (per esempio pianificazione e gestione degli orari, sostegno sociale);
- gestione delle percezioni personali e delle reazioni ai fattori di stress e allo stress (per esempio ristrutturazione cognitiva per modificare alcuni modelli di comportamento di tipo A);
- gestione dello stile di vita (per esempio salvaguardando l’equilibrio fra lavoro e svago, moderando il consumo di tabacco, alcool, ecc…);
- tecniche di rilassamento (per esempio meditazione, training autogeno, ecc…);
- orientamento professionale;
- debriefing in caso di eventi traumatici;
Anche se la guida si presenta come una proposta di studio atta a dare indicazioni di tipo non prescrittivo, ma solo informativo e preventivo, tutto ciò dimostra come, anche nel mondo del lavoro, si stia incominciando a ridare importanza al quel fattore, ovvero le risorse umane, senza il quale la moderna società non potrebbe progredire e migliorare.
ATTENZIONE: Questo articolo è rilasciato sotto una diversa LICENZA CREATIVE COMMONS |
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