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di Marco Donatiello
Donne e mercato del lavoro: 2. Il Rapporto ISFOL 2004 PDF Stampa E-mail
Scritto da Ivana Tagliafico   
Wednesday 19 July 2006
Questo Rapporto fornisce un quadro generale Mercato del Lavoro e fa emergere alcune nuove tendenze sociali che hanno portato, e stanno portando, a cambiamenti significati nel lavoro delle donne.

Questo Rapporto fornisce un quadro generale Mercato del Lavoro.
Il contesto in cui si inserisce l’analisi del MdL italiano condotta dall’Isfol è un’Italia che, nonostante nell’ultimo decennio abbia visto crescere i livelli di partecipazione al mercato del lavoro con un incremento pari al 3,6% per la popolazione in età lavorativa, registra  ancora tassi di attività tra i più bassi d’Europa: i livelli di partecipazione per la popolazione con più di 15 anni sono, infatti, del 49%, contro una media europea del 57%. Siamo ancora lontani dagli obiettivi definiti a Lisbona.

Il rapporto Isfol fa emergere alcune nuove tendenze sociali che hanno portato, e stanno portando, a cambiamenti significati nel lavoro delle donne. In particolare:

  • Tra il 1998 e il 2003 il tasso di attività femminile è aumentato del 3,7%;
  • Sono aumentate sia le posizioni a tempo determinato che indeterminato;
  • Il divario occupazionale di genere diminuisce con l’aumentare del titolo di studio conseguito: per le laureate il differenziale di genere è circa del 5%, per le diplomate del 19% e per i livelli inferiori di istruzione tocca il 34%;
  • Le dinamiche di partecipazione al mercato del lavoro nel corso della vita da parte delle donne sono profondamente cambiate e hanno portato a un superamento dei modelli tradizionali. Si è passati dalla classica configurazione a “L rovesciata” (precoce ingresso nelle forze di lavoro e progressiva uscita al momento del matrimonio o della maternità) e dal modello a “M” (con uscite temporanee dal mercato del lavoro in età centrale e il reingresso una volta cresciuti i figli) a un modello di partecipazione  “a campana”, simile a quello osservato per gli uomini. Secondo tale schema, si inizia a lavorare al termine dell’iter formativo e si smette a conclusione del percorso di lavoro. Con nubili, separate e divorziate in vetta come tassi di partecipazione (rispettivamente 51%, 67% e 75%).
  • Il lavoro part-time si presenta come una modalità tipicamente femminile: il 64% dei lavoratori a tempo parziale è costituito da donne.
  • Il part-time risulta essere prevalentemente una preferenza soggettiva e di modelli familiari, piuttosto che di “costrizioni” del mercato del lavoro: il 30% delle lavoratrici lo sceglie in quanto esplicitamente preferito ad un orario di lavoro più lungo; il 21% per carichi familiari, il 13% per motivi personali.
  • Tuttavia  il 26%  delle occupate dichiara di trovarsi in tale condizione poiché non riesce a trovare un impiego full-time.
  • La percentuale di donne che indicano nella famiglia il vincolo principale all’ingresso nel mercato del lavoro è calato del 7,4% tra il 1993 e il 2003. Per questa categoria, assume un ruolo decisivo lo sviluppo di un'organizzazione che favorisca la conciliazione tra lavoro e vita privata e la reale opportunità di posti di lavoro attraenti, con sviluppi di carriera: più lavori di buona qualità.
  • Tuttavia tra gli inoccupati, coloro che ritengono che la causa di questa condizione sia attribuibile a una non conciliabilità di impegni familiari e lavorativi sono ancora soprattutto donne (44%). In particolare viene denunciata la necessità di prestare assistenza a familiari anziani o ai figli. Lo scorso anno circa 2 milioni e 300 mila donne hanno lasciato il lavoro alla nascita del primo figlio. Un numero che, in genere, cresce del 20% alla nascita del secondo.
  • Le donne, che lamentano, però, più basse retribuzioni e riconoscimento sociale.

Dalle indagini di placement condotte a livello di Regione/Provincia autonoma dall’Isfol emerge che:

  • Le donne hanno maggior successo degli uomini all’interno delle azioni formative volte all’inserimento occupazionale. A un anno di distanza dalla conclusione dell’intervento formativo:
  • il tasso lordo occupazionale per le donne (70%) supera di circa 2,5 punti percentuali quello degli uomini.
  • gli uomini registrano un tasso maggiore di inserimento nell’istruzione (13,3% contro il 9,9% delle donne).
  • Le partecipanti donne che superano i 25 anni di età è maggiore (50%) rispetto agli uomini (30%)
  • Le donne nella fascia d’età 40-44 anni hanno un esito positivo ai corsi in misura rispetto agli uomini  (il 74% a fronte del 61,8% per gli uomini).

Tassi di inserimento occupazionale e di occupazione coerente per genere


L’Isfol ha condotto una ricerca su un campione significativo di sedi formative finalizzata a valutare l’efficacia del sistema della formazione professionale regionale di II livello per gli anni 2001/2002.
In merito ai corsi di formazione professionale di II livello erogati dalle Regioni:

  • Dopo il corso è risultato occupato il 57,8% delle donne contro il 66,9% di uomini.
  • quasi il 61% delle donne che hanno trovato occupazione dopo il corso è inquadrato come impiegato, mentre le posizioni di tipo dirigenziale sono appannaggio quasi esclusivo degli uomini, così come le attività che hanno previsto l’inquadramento da operaio specializzato e generico.

  • Le donne continuano ad orientarsi prevalentemente verso percorsi formativi legati a professioni caratterizzate da basso valore sociale, bassa retribuzione e progressione di carriera:
        • i servizi “socio-educativi” continuano ad avere un ruolo centrale per le donne, rappresentando, insieme ad “altri servizi pubblici sociali e personali”, circa il 30% delle occupate.
      • oltre il 41% degli uomini trova, invece, lavoro nel settore dell’industria manifatturiera, in particolare nel settore meccanico.
      • poco sensibile alle differenze di genere è il settore delle “attività immobiliari, noleggio e ricerca”.

Ivana Tagliafico

(Fonte:  Bensi Claudio, Cori Costantino, Rapporto Isfol  2004, Isfol, Istituto per lo Sviluppo della Formazione professionale dei Lavoratori, 2004)
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