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di Marco Donatiello
Tecniche di Coaching: Visione e Cambiamento PDF Stampa E-mail
Scritto da Miriam Ortiz de Zārate   
Wednesday 07 June 2006
“Le persone ragionevoli si adattano alle circostanze, quelle irragionevoli adattano le circostanze a se stesse. Il progresso dipende sempre dalle persone irragionevoli.” (Bernard Shaw) Il coaching ci aiuta: vediamo come.

Dove vive il futuro se non nelle nostre parole? E in effetti ne parliamo spesso anche se è  raro che ci si impegni  seriamente a pensarsi nel futuro.  
E’ normale per tutti noi avere conversazioni riguardo al futuro, pianificare azioni, fare progetti con altri, ragionare  intorno a quello che succederà o a quello che non succederà. Tuttavia poche volte ci soffermiamo sul valore che i ragionamenti intorno al futuro a lungo termine hanno nel presente. Ogni tanto ci chiediamo cosa vogliamo essere “da grandi” o quale è il nostro sogno o desiderio di qui a cinque anni, ma è difficile  dare  importanza a questo tipo di conversazioni , che spesso sono scartate come banali o peggio astratte e speculative.  Invece, per noi Coach, la conversazione intorno al futuro è fondamentale, sia con le persone sia nelle aziende. Immaginare un futuro possibile non cambia niente della nostra realtà attuale, ma cambia molto le nostre emozioni, ci connette con un’altra realtà possibile, un futuro che diventa progettabile.

I. PROGETTARE IL FUTURO

Quando parliamo di futuro parliamo della capacità che tutti abbiamo di scegliere dove impegnarci per essere i protagonisti dei  nuovi scenari che vogliamo. In questo progetto il futuro ci sfida,  sfida le nostre abilità, genera un contesto per cominciare ad agire.  Siamo in grado di pianificare azioni con altre persone come ad esempio andare al cinema, andare a bere un caffè o fare piani per le prossime vacanze.  Pochissime volte, però, ci fermiamo a pensare a quel che faremo tra cinque anni, ad esempio nel lavoro.Dovremmo chiederci cosa viene prima.  È il successo riscosso in determinate circostanze che fa  del nostro futuro un futuro di successo o  è la visione di un futuro di successo che aiuta a generare il successo? Noi coach crediamo che l’immaginazione o la visione di un futuro di successo preceda e prepari il successo. Ed è per questa ragione che mettiamo tanta enfasi sul lavoro di visualizzazione nelle nostre sessioni di coaching. Una visione positiva intorno al futuro ha l’effetto di modificare le nostre conversazioni nel presente, ha la forza di generare nuove emozioni e di cambiare quindi il nostro modo di agire. Martin Luther King aveva sognato un’ America egualitaria e la sua visione mobilitò milioni di persone che lottarono per raggiungere quella visione. Henry Ford ebbe la visione di costruire macchine per tutti e non solo per i ricchi: “Un americano, una macchina”. Questo, con molto anticipo su ciò che avvenne.Victor Frankl, psichiatra austriaco ebreo che riuscì a sopravvivere ai campi di concentramento nazisti, disse che la maggior parte delle persone sopravvissute avevano qualcosa da realizzare nel futuro e questo diede loro la forza necessaria per continuare a lottare invece che lasciarsi morire.  Quando esploriamo la visione personale del coachee facciamo domande che lo portano alla riflessione. Domande quali: Cosa voglio fare nel futuro? Quali sono le mie preferenze, le mie priorità? Quali attività, compiti, responsabilità o mete mi piacerebbe raggiungere? Dove voglio arrivare e quali costi sono disposto a pagare per raggiungere la mia visione? Cosa dovrei apprendere di me, della mia persona per arrivare a quella meta? Quali competenze mi mancano? Cosa farei se fossi già lì? Chi sono nel futuro i miei clienti? Come mi comporto lì? Che tipo di persone ho dentro il mio team sia come soci sia come collaboratori?  Queste sono domande che, a nostro avviso, tutti dovremmo farci con una certa frequenza, per verificare fino a che punto siamo orientati a raggiungere quello che ci piace o che vogliamo per noi. Magari scopriamo che  ci stiamo rassegnando a vivere in modo non intenzionale rispetto alle nostre priorità e alle nostre preferenze.

II. VISIONE VS. SOGNI

Lo scopo di questa esplorazione è di mettere il coachee nella situazione immaginata come se fosse già arrivato dove desidera, con l’obiettivo di misurare fino a che punto ci troviamo davanti ad una vera visione o se invece si tratta di un sogno.  Facciamo questa distinzione perché la visione genera un contesto per l’azione che il sogno non è in grado di generare. Diciamo che la visione genera un contesto per l’azione perché lancia il coachee in una determinata direzione. Pur se  non cambia nulla della nostra realtà attuale, la visione muove verso azioni differenti.
La visione delinea  una direzione per agire e ci protegge dal prendere strade controproducenti o dispersive per noi.
Il coaching è un eccellente strumento per elaborare la visione perché favorisce tre azioni importanti:
  1. facilita l’indagine delle diverse opzioni di futuro. Questo grazie al clima della relazione di coaching
  2. aiuta a determinare cosa manca rispetto alla visione, ossia quali apprendimenti, esperienze o risorse, necessitano.
  3. identifica i freni o gli ostacoli che si frappongono alle nostre aspirazioni  
Quest’ultimo aspetto è senza dubbio il nodo cruciale del processo di coaching.
Quando lavoriamo con la visione, incontriamo spesso persone che o non hanno seguito i propri sogni o che addirittura non si sono neanche dato il permesso di formulare dei sogni.
Questo è quello che  Robert Fritz chiama conflitto strutturale.
Robert Fritz sostiene che tutti noi abbiamo la credenza che non possiamo realizzare i nostri desideri e pensa anche che si tratti di una credenza che si genera in maniera quasi inevitabile nell’infanzia. Quando siamo bambini, dobbiamo apprendere quali sono le nostre limitazioni, e questo è funzionale alla nostra sopravvivenza. Con il tempo, questo apprendimento che è stato fissato nell’infanzia non solo si mantiene ma si estende e arriviamo a credere che siamo incapaci di possedere quel che desideriamo.
 Così sviluppiamo le credenze di impotenza ( “Io non posso”, “è impossibile che io riesca in questo anche se mi sforzo”, “è fuori dalle mie possibilità”) e le credenze di indegnità (“io non lo merito”, “questo è per altri ma non per me”). Nel coaching lavoriamo su queste credenze e aiutiamo a trasformarle in altre che diano più potere al coachee. Si può dire che il coaching sviluppa  la determinazione e l’impegno necessari a muoversi verso quello che si desidera raggiungere.   

III. LA DICHIARAZIONE D’IMPEGNO 

Attivare l’impegno è un altro dei pilastri del nostro lavoro. Quello che aiuta le persone a metterci in marcia è precisamente la dichiarazione di un impegno. Quindi quando abbiamo molto chiaro quello che vogliamo e lo dichiariamo ci facciamo carico di quello che vogliamo raggiungere e cominciamo ad agire di conseguenza. Partendo dal mettere in parole ciò che vogliamo ottenere, ci impegniamo ad agire in quella direzione. Tuttavia, siccome socialmente siamo abituati a giudicare molto duramente le persone proprio in funzione di come sono davanti ai propri impegni, ci siamo  abituati a prenderci impegni piccoli, a cui  possiamo assolvere con facilità, proiettando così un’immagine di noi stessi che ci sembra accettabile e che ci piace offrire. D’altra parte, siccome i nostri impegni sono legati a quello che è possibile per noi partendo dal passato, ci impegniamo unicamente in quello che crediamo di essere capaci di fare, senza renderci conto che questa maniera “comoda” di agire ci limita proprio nel progettare il futuro.  Noi coach riteniamo che è solo attraverso i grandi impegni, proprio quelli che ci sembrano quasi impossibili, che possiamo cambiare il corso delle nostre vite. 

Quando parliamo di visione è necessario ricordare che lo sviluppo delle persone è legato proprio alla loro capacità di prendersi impegni non ragionevoli, rompendo con i condizionamenti del  passato. Se immaginiamo il futuro e tentiamo di prevederlo, è fatale farlo all’interno di  paradigmi e  modelli mentali che ci sono stati utili fino ad ora. Il futuro rischia di essere “qualcosa che è dentro quello che sappiamo fare” e così i grandi cambiamenti non possono avvenire. Quello che ci serve è una  visione che sia qualcosa di più di un futuro previsto, che sia  un futuro sfidante che si staglia rispetto al passato e che rompe con esso. La visione deve essere formata dalle circostanze ma non ancorata ad esse. Perché una visione ci motivi, ci riempia di energia e ci inciti all’azione deve sfidare le nostre capacità.
Solo un’aspirazione per noi elevata può essere  tale da compensare il costo che dobbiamo sostenere per raggiungerla.  In questo sforzo immaginativo, attraverso cui  delineiamo la  vision, il “come” non ci deve bloccare: sarà un secondo passo che si svilupperà mentre ci si chiarisce e si avanza nella visione.

Miriam Ortìz de Zàrate della Escuela Europea de Coaching, con traduzione e
adattamento di Barbara Cassoli e Raquel Guarnieri
Scuola Europea di Coaching
 
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