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L'immagine
 di Marco Donatiello
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Il Sensemaking di Weick: la comunicazione e le relazioni di lavoro. |
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Scritto da Ottavia Alotto
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Friday 26 May 2006 |
L'atto di relazionarsi con gli altri è un fattore di fondamentale rilevanza per l'analisi di un'organizzazione, infatti, se è vero che comunicare è innato nell'uomo, allora è altrettanto vero che, sul luogo di lavoro, il comunicare e il relazionarsi sono la base delle relazioni e delle interazioni tra gli individui, elementi senza i quali l'azienda non può esistere.
La comunicazione è un elemento indispensabile per la vita dell’uomo, per i suoi rapporti, per il suo lavoro. Ogni giorno gli individui utilizzano migliaia di comunicazioni diverse: tutta la vita dell’essere umano ruota attorno alla comunicazione. La comunicazione, pertanto, è un’attività di basilare importanza in tutti i contesti di vita quotidiana, soprattutto in quello lavorativo. Il comunicare è un fenomeno complesso, riguarda il bisogno fondamentale dell’uomo e della società di rapportarsi reciprocamente, è quella realtà che ci permette di rapportarci con gli altri, è una realtà in continuo movimento e mutamento: in una sola parola, la comunicazione si può definire come relazione, ovvero entrare in rapporto con una o più persone. In “Pragmatica della comunicazione umana” (1967), Paul Watzlawick e i suoi collaboratori, enunciando i cosiddetti “assiomi della comunicazione”, hanno modificato, in modo radicale, il percorso conoscitivo della psicologia contemporanea. Con la loro trattazione, gli autori hanno evidenziato come capire la psiche dell’uomo significhi analizzare e saper comprendere le relazioni interpersonali che generano i comportamenti. Watzlawick propone un approccio allo studio della comunicazione umana di tipo pragmatico, ovvero pratico, comportamentale e relazionale. In linea con il comportamentismo, la pragmatica della comunicazione indica, come via maestra alla comprensione della psiche, l’osservazione dell’uomo mentre comunica. Infatti l’uomo non può essere e non sarà mai una “monade”, un pianeta isolato dagli altri: è impossibile per l’essere umano non comunicare, poiché ogni comportamento è comunicazione. Nell’atto della comunicazione si apre, dunque, la relazione, o meglio, la relazione con “l’altro”. Relazionarsi è mettersi in gioco, un gioco dove il premio è la definizione del Sé. “Ogni comunicazione è un impegno e perciò definisce la relazione. E’ un altro modo per dire che una comunicazione non soltanto trasmette informazione, ma al tempo stesso impone un comportamento” (“Pragmatica della comunicazione umana”, 1971, p.43). L’atto di relazionarsi con gli altri è un fattore di fondamentale rilevanza per l’analisi di un’organizzazione, infatti, se è vero che comunicare è innato nell’uomo, allora è, altrettanto vero, che sul luogo di lavoro, il comunicare ed il relazionarsi sono la base delle relazioni e delle interazioni tra gli individui, elementi senza i quali l’azienda non può esistere. Basandosi su tali presupposti, appare molto interessante citare, spiegandone le caratteristiche peculiari, una delle teorie più significative circa l’analisi delle organizzazioni, intese come sistemi sociali aperti che producono significati, elementi necessari per la sopravvivenza e l’orientamento stesso dell’organizzazione, elementi che permettono di generare identità, comunanza di valori ed obbiettivi, ordine, coesione e stabilità. Karl E. Weick in Senso e significato nell’organizzazione analizza, appunto, il tema della creazione del senso nell’organizzazione. Weick parlando dell’organizzazione la dipinge come satura di soggettività, ovvero un luogo dove gli individui, tramite le loro azioni individuali e gruppali, creano ambienti organizzativi che ruotano loro attorno. Secondo l’autore, quindi, le persone non si limitano a percepire un ambiente, ma, tramite quello che viene definito “enactment”, i soggetti “…costruiscono, resistemano, individuano e demoliscono molti aspetti dell’ambiente che li circonda […] inseriscono tracce di ordine e letteralmente creano le loro limitazioni.” (K. Weick, 1969). Rifacendoci, dunque, a tale asserzione, l’organizzazione è considerata come un qualcosa di condizionabile. Per l’autore “non ci sono vere organizzazioni, ma gruppi di donne e uomini che si sono incontrati e conversando sono stati capaci di mettere e tenere insieme, sulla basa di un incontro vero, un loro linguaggio vero.” (G. Varchetta, 1997, introduzione a “Senso e significato nell’organizzazione”). Il termine tecnico utilizzato da Weick, nella sua trattazione, per spiegare la sua teoria è “sensemaking”, letteralmente “costruzione del significato”. Il sensemaking concerne “i modi in cui le persone generano quello che interpretano.” (Weick, 1997, p.13). “Parlare di sensemaking significa parlare della realtà come di una costruzione continua, che prende forma quando le persone danno senso retrospettivamente alle situazioni in cui si trovano e che hanno creato.” (ibidem, p.15) Le condizioni, che attivano il sensemaking, sono rappresentate dall’emergere di una discrepanza tra le nostre previsioni ed aspettative, consce ed inconsce, circa gli eventi prossimi o futuri e l’accadere presente delle cose. Questa discrepanza genera un bisogno di spiegazione, che si ottiene mettendo in atto una lettura retrospettiva. Il sensemaking è, dunque, il significato attribuito a posteriori agli eventi discrepanti, a situazioni nuove, non immediatamente comprensibili a partire dai riferimenti che possediamo. “Il sensemaking, secondo Weick, è l’area di intersoggettività relazionale prodotta dal continuo oscillare e trascorrere da una zona “asemantica” di indeterminatezza, a una zona di riflessibilità scambievole, nella quale si producono significati e si esprimono immagini e concetti, che contribuiscono a creare l’incomune.” (G. Varchetta, 1997, introduzione a “Senso e significato nell’organizzazione”). Attraverso il sensemaking si coglie il passaggio da un livello originario che resta incommensurabile, ad un livello di mediazione simbolica che, in quanto determinato, si costruisce, necessariamente, attraverso l’oblio del senso (F. Crespi, 1993, p.19). Dunque, l’organizzazione appare come un territorio di contatto e di movimento continuo, in cui gli incontri avvengono come condizione di integrazione e, nel quale, la precarietà e l’incompletezza sono garanzia di un processo emergente, senza cui l’organizzazione non può apprendere e cambiare (R. Cooper, J. Law, 1995). "Intraprendere un processo di sensemaking significa costruire, incorniciare, creare la attualità, e trasformare il soggettivo in qualcosa di più tangibile; la realtà dell’organizzazione appare, in ogni caso, come una realizzazione continua, che si struttura tutte le volte che gli attori umani danno senso retrospettivamente alle situazioni in cui si trovano e alle loro creazioni.” (Weick, 1997, p.125).
Ottavia Alotto
ATTENZIONE: Questo articolo è rilasciato sotto una diversa LICENZA CREATIVE COMMONS
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