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di Marco Donatiello
Umorismo al lavoro: ride bene chi ride insieme! PDF Stampa E-mail
Scritto da Giovanni Lucarelli   
Wednesday 08 March 2006

L’umorismo e il lavoro, storicamente, non sono mai andati molto d’accordo. Il lavoro è sempre stato concepito, fin dalla notte dei tempi, come qualcosa di faticoso, di pesante, di inevitabile. La terminologia stessa usata nelle diverse lingue tradisce chiaramente questa concezione:  labor, in latino vuol dire fatica, pena, sforzo; trabajo in spagnolo ha la stessa radice di partorire, mettere al mondo. Anche oggi, dopo secoli di lotte ed emancipazioni, la fatica, di biblica memoria (“… con il sudore della tua fronte ti guadagnerai il pane quotidiano…”), rimane ben presente nell’attività lavorativa quotidiana.


           Eravamo in tre e lavoravamo come un sol uomo. Cioè due di noi poltrivano sempre».

 (Groucho Marx)

 

 

L’umorismo e il lavoro, storicamente, non sono mai andati molto d’accordo. Il lavoro è sempre stato concepito, fin dalla notte dei tempi, come qualcosa di faticoso, di pesante, di inevitabile. La terminologia stessa usata nelle diverse lingue tradisce chiaramente questa concezione:  labor, in latino vuol dire fatica, pena, sforzo; trabajo in spagnolo ha la stessa radice di partorire, mettere al mondo. Anche oggi, dopo secoli di lotte ed emancipazioni, la fatica, di biblica memoria (“… con il sudore della tua fronte ti guadagnerai il pane quotidiano…”), rimane ben presente nell’attività lavorativa quotidiana.

Come si potrebbe ridere di tutto ciò? Dipende, come sempre, dai punti di vista.

La capacità di ridere, di cogliere elementi o situazioni divertenti, è una capacità universale, insita in ogni persona indipendentemente dalla cultura, dalla lingua, dal colore della pelle, dal credo religioso, ecc.

 

Il meccanismo fisico della risata sembra originarsi, come ricorda Provine, nel midollo allungato, una regione antica del nostro cervello (detta anche cervello «rettile» poiché ereditato dai nostri antenati rettili), che si occupa del controllo di alcune funzioni vitali come la respirazione, il battito cardiaco, la vigilanza, ecc. Come mai, viene spontaneo chiederci, una funzione frivola come la risata risiede a fianco di numerose funzioni vitali nella parte più antica del nostro cervello? L’uomo respira, mangia, parla e ride dalla stessa cavità, usando in modo esclusivo la bocca per ognuna di queste attività: perché, allora, sottrarre tempo prezioso a funzioni così importanti? Visto che ridiamo principalmente in compagnia, una probabile spiegazione è che si tratti di un istinto che aiuta a raggrupparsi e a socializzare.

Fin dalle sue origini l’uomo ha impiegato la risata per creare a mantenere i legami profondi e affettivi all’interno della comunità e del nucleo familiare, qualcosa di simile al toccarsi e al prendersi cura gli uni degli altri dei gruppi di primati. Riunirsi, far fronte insieme alle avversità quotidiane ha permesso ai nostri antenati primitivi di sopravvivere.

 

L’esperienza umoristica consente anche oggi, a qualsiasi latitudine geografica, di provare sensazioni piacevoli, di divertirsi, di scherzare, di svagarsi. Il divertimento viene associato, di solito, all’allegria e alla contentezza; la sua etimologia latina divertere, tuttavia, evidenzia anche un altro concento importante: quello del distacco, dell’allontanamento dalla preoccupazione. Una risata ci può consentire, allora, di sperimentare contemporaneamente la riflessione e il divertimento, l’osservazione di un problema e un atteggiamento di distacco, la constatazione di un errore (nostro o altrui) e una reazione indulgente e allegra.

 

È possibile, allora, impiegare un approccio umoristico anche al lavoro?

 

Il primo passo consiste nello scardinare o, almeno, ridimensionare lo stereotipo che il lavoro sia solo fatica, sudore e dolore. Diversi autori, come ad esempio De masi, ribadiscono a gran voce la necessità di far avvicinare il più possibile il lavoro al divertimento, a qualcosa di piacevole, di interessante, di stimolante.

 

Un secondo passo è quello di prendere consapevolezza che, oltre ad essere un’esperienza piacevole e gratificante, l’umorismo svolge anche altre preziose funzioni:

 

a livello relazionale

§   Favorisce l’interazione: una battuta divertente contribuisce molto ad instaurare nel gruppo un clima piacevole e disteso, consente di superare l’imbarazzo iniziale, mette i partecipanti a proprio agio, stimola la comunicazione (umoristica e non);

§   Rafforza l’appartenenza: ridere insieme rappresenta secondo alcuni autori, come ad esempio Koller, una sorta di «collante sociale», che rinsalda i legami, sottolinea la condivisione di esperienze e valori comuni, consolida il senso di appartenenza al gruppo;

§   Riduce la conflittualità: l’impiego dell’umorismo, oltre a favorire l’accettazione reciproca, agevolando la comunicazione e il dialogo, sembra ridurre sensibilmente la conflittualità, rendendo il lavoro più pacifico e produttivo;

 

a livello emotivo

§   Allevia la tensione: in situazioni stressanti o ansiogene una risata consente alle persone presenti di scaricare la tensione, di ritagliarsi una piacevole pausa emotiva, di rendere meno pesante e faticoso il lavoro, l’attesa, ecc.

§   Riduce lo stress: la mancanza di senso dell’umorismo porta a percepire gli eventi, e più in generale la realtà lavorativa, in una cornice di riferimento rigida e limitata, con scarse possibilità di cambiamento. Nel cogliere i tratti umoristici, invece, la persona riesce ad «allontanarsi» per un momento dalla realtà e ha la possibilità di viverla in maniera emotivamente più distaccata; ridendo di una situazione che gli appariva «drammatica», esce dalla ripetitività, dall’impotenza, e sperimenta prospettive nuove e stimolanti possibilità di evoluzione;

 

a livello cognitivo

§   Agevola la soluzione dei problemi: in diverse situazioni complesse la chiave per riuscire a risolvere il problema consiste in una ristrutturazione, nel mescolare e riorganizzare i dati di cui si dispone. Come in matematica, ad esempio, l’impostazione di un’equazione a due incognite richiede due descrizioni (complementari) della stessa realtà, così grazie all’umorismo è possibile ricercare differenti (e divertenti) modalità per descrivere, e risolvere, una situazione problematica. Barzellette e battute concedono la libertà di rallegrare e comunicare senza alcun limite, di rappresentare la realtà con modalità e significati innovativi, vivaci, divergenti;

§   Favorisce l’apprendimento e la creatività: una risata profonda favorisce, com’è noto, la circolazione sanguigna, aumenta l’apporto di ossigeno al cervello, e questo contribuisce a facilitare l’apprendimento e la memorizzazione. I concetti presentati in un contesto divertente, inoltre, vengono ricordati meglio e più a lungo; un ambiente piacevole e spiritoso, poi, agevola il pensiero divergente, la creatività e la produzione di nuove idee.

 

Anche nell’ambito lavorativo, in conclusione, l’impiego dell’umorismo apre nuove ed interessanti prospettive, crea un clima piacevole e sereno, riduce la conflittualità, agevola l’apprendimento e l’innovazione, permette di individuare stimoli divertenti dove altri vedono solo problemi.

 

 
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