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Le emozioni nelle organizzazioni PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Donatiello   
Monday 14 October 2002
Le emozioni sono parte integrante della vita organizzativa, bisogna saperle riconoscere, incanalarle e "sfruttarle" al meglio, invece di azzerarle e far finta che non esistano.

Durante tutto il ventesimo secolo il problema delle emozioni è stato sistematicamente trascurato, soprattutto nell’ambito organizzativo. Una prima definizione di emozione potrebbe essere: “Le emozioni consistono in un insieme di risposte chimiche e neurali le quali formano uno schema (pattern)”. Ma non bisogna assolutamente concepire le emozioni come una sorta di riflesso ma, quando parliamo di emozioni, trattiamo qualcosa di molto complesso che riguarda modificazioni sia a livello fisiologico (fisico, chimico) sia psicologico. Le emozioni sono risposte regolatorie che portano ad alcuni tipi di condizioni vantaggiose per l’organismo. Le risposte dell’emozione sono determinate da specifiche richieste dell’ambiente, quindi si può dire che le emozioni giocano un ruolo nella regolazione e portano alla creazione di circostanze vantaggiose per l’organismo che le esibisce. Le emozioni concernono la vita dell’organismo e lo assistono nel mantenimento della vita: sono molto adattative. In tutti i contesti di vita quotidiana, e quindi anche nella vita lavorativa di tutti noi, ci sono situazioni in cui le persone devono adattarsi a nuovi contesti e a nuove situazioni. Per questo è molto importante saperle riconoscere, incanalarle e "sfruttarle" al meglio, invece di azzerarle e far finta che non esistano. Le risposte emozionali sono responsabili di cambiamenti dello schema corporeo e nello schema cerebrale. Un solo stimolo, di qualsiasi tipo, per esempio uno stimolo che potrebbe spaventarci o renderci felici, una volta attivo e (molto spesso può esserlo persino in modo non conscio) elicita un insieme di risposte che alterano lo stato in cui si trovava l’organismo prima dell’inizio dell’interazione dello stimolo con l’organismo. L’insieme di questi cambiamenti costituisce il substrato per il sentimento/percezione delle emozioni. Questa è la chiave assoluta per comprendere la distinzione operata tra sentimento ed emozione: Damasio riserva il termine sentimento per qualcosa che è privato, interno, in prima persona, ed è psicologicamente successivo nel tempo al set di cambiamenti che avvengono nel cervello e nel corpo, per i quali si utilizza il termine emozione. Quest’ultimo quindi viene utilizzato per indicare un possibile movimento verso l’esterno, qualcosa che può in gran parte farsi pubblico. L’emozione ha un elemento che può essere manifestato e che può essere reso accessibile a una terza persona che osserva, per esempio cambiamenti nella postura o nella mimica facciale o in una varietà di altri comportamenti emozionali. In ambito lavorativo ci possono essere stretti legami fra: emozione e stress: Tutta la vita aziendale e organizzativa è percorsa da “ansietà”, inerenti sia alla dimensione operativa (azioni e decisioni che dovrebbero consentire di raggiungere gli obiettivi prefissati), sia alla dimensione relazionale (intreccio di sentimenti ed emozioni che scaturiscono dalla collaborazione e dal confronto tra gli individui, dal loro lavorare assieme in vista degli stessi obiettivi). La stessa concezione di lavoro presuppone ansietà: l’idea stessa di lavoro come produzione di beni o servizi che possono essere considerati utili sembra infatti essere soppiantata dall’idea del lavoro come costante preoccupazione per la sopravvivenza dell’organizzazione stessa; la vera finalità del comportamento organizzativo non è quella di “sopravvivere per lavorare”, ma quella di “lavorare per sopravvivere”. L’ansietà insita nelle organizzazioni è legata ai temi della vulnerabilità, della provvisorietà; il senso di incertezza che può accompagnare lo svolgimento dei compiti di lavoro non sfugge quasi mai alla “compagnia” dell’ansia. Le fonti di ansia sono principalmente tre: Le frontiere organizzative: le frontiere dell’organizzazione hanno la funzione primaria di proteggere l’attività operativa dalle influenze esercitate dall’ambiente esterno, quando le frontiere sono mal disegnate o mal gestite possono creare stress o ansietà, in quanto viene a mancare la necessaria barriera protettiva all’incertezza e alla turbolenza esterna. L’esercizio del potere: la dimensione del potere rappresenta un crocevia nodale particolarmente insidioso, in quanto l’esecuzione di ogni tipo di lavoro, dal più scontato a quello più complesso, apre in ogni occasione pericolosi interrogativi in tema di potere, anche il più banale: chiedere o rifiutare un consiglio, tentare o lasciarsi convincere, concedere tempo o prendersi tempo per riflettere, rendersi disponibile… Gli individui, secondo Hirschhorn, temono l’esercizio di autorità quando non hanno “…un’immagine di sé sufficientemente buona, cioè quando si sentono fondamentalmente cattivi…” La dinamica di ruolo: l’incertezza sulla presa di ruolo può indurre ad esempio a sottovalutarsi e a non ritenersi all’altezza dei compiti affidati, sostenendo in tal senso le istanze superegoiche di autoaccusa e di punizione che, non potendo proporsi come impulso positivo verso l’azione, vengono proiettate verso l’esterno attribuendo ad altri il ruolo di persecutori. Inoltre bisogna tener conto dell’ingresso delle nuove tecnologie negli ambienti di lavoro, per un approfondimento di questo tema si veda: Stress e nuove tecnologie emozione e presa di decisione: La vita organizzativa e lavorativa è permeata di decisioni che vengono prese in ogni momento e ad ogni livello. Probabilmente per la maggior parte del tempo non prendiamo decisioni sulla base di viscerali e consce sensazioni ma siamo influenzati da alcuni segnali emozionali ampiamente inconsci. In altre parole sono possibili processi decisionali basati sulla conoscenza che utilizzano strategie di ragionamento formali ma, è ugualmente possibile il richiamare la nostra storia di tali decisioni, di tali confronti con gli eventi, i segnali alcuni dei quali possono essere consci, e altri possono essere completamente inconsci. Nel caso subissimo una lesione al lobo frontale in entrambe le regioni mediali e ventrali accadrebbero due ordini di cose, non molto positive: la capacità di prendere decisioni personalmente vantaggiose o che si accordano alle convenzioni sociali e la capacità di prendere decisioni vantaggiose per le persone che dipendono da noi, sarebbero perse per sempre. Ma c’è un altro aspetto che sarebbe deteriorato: la nostra normale capacità di avere emozioni e sentimenti, soprattutto quelle emozioni e quei sentimenti che sono maggiormente correlati ad aspetti sociali quali colpa, imbarazzo o vergogna. Per approfondimenti sul tema della presa di decisione si veda: il processo decisionale emozioni e motivazione: La motivazione è alla base di ogni processo lavorativo e di ogni azione umana. Gli stati emotivi agiscono sia come motivo sia come concomitante del comportamento motivante. Molte emozioni promuovono comportamenti motivanti, le principali sono: La paura: promuove una tendenza ad evitare quelle situazioni in cui è probabile che si manifesti l’evento temuto. L’ansia: è una paura senza oggetto, indeterminata, che condiziona il comportamento in termini negativi quando i livelli d’ansia sono alti dove tutto sembra minaccioso e invivibile. La gelosia: timore di perdere il ruolo, la posizione lavorativa, ma anche l’affetto di una persona a favore di un terzo che interviene nella situazione, promuove comportamenti di controllo, reazioni violente, atteggiamenti ostili e/o aggressivi, dove l’emozione non agisce solo come stato di eccitazione dell’individuo, ma anche come motivazione di determinanti comportamenti. L’ira: è riscontrabile in ogni sequenza motivazionale interrotta, scatena un’attività di rappresaglia contro l’oggetto o la persona ritenuti responsabili dell’interruzione della sequenza. Il riso: emozione piacevole, promuove comportamenti in grado di ottenerlo. Implicito al riso c’è una scarica di tensione che l’organismo avverte come piacevole ne va alla ricerca. Alcune emozioni quindi forniscono una sorta di “commento” al comportamento motivato, dove è contenuto un segnale che si sta verificando qualcosa di importante dal punto di vista motivazionale. Per approfondimenti sul tema della motivazione si veda: La motivazione Le emozioni sono un dono meraviglioso, dobbiamo cercare di esaltarle e non di nasconderle, in tutti i contesti della nostra vita, soprattutto nelle situazioni lavorative, che occupano gran parte delle nostre giornate. L’evitamento delle nostre emozioni (così come il celarle) è qualcosa che va contro natura e a lungo termine può portare a disagi psicologici e psicosomatici, come ad esempio l’alexitimia, vale a dire il non riuscire a trovare le parole per esprimere le emozioni (proprie e quelle degli altri) come se ormai non le si riconoscessero più.

Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Un interessante testo da consultare sulle emozioni è sicuramente: A. Damasio Emozione e coscienza Adelphi Editore---->Cerca sul bol.com Un contributo interessante sul tema delle dinamiche nelle realtà organizzative in cui le emozioni giocano un ruolo fondamentale: L'ombra nelle organizzazioni
 
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