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"Insieme contro la Tempesta" di Marco Donatiello
(clicca sulla foto per ingrandirla).

Crisi Fiat PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Biolatti   
Thursday 10 October 2002
Cassa integrazione a zero ore per 7600 lavoratori e mobilità per altri 500. La scarsa lungimiranza delle organizzazioni. A fare gli scienziati a posteriori, sono capaci tutti. Tutti sono in grado OGGI di trovare i motivi per cui la FIAT è così in stato di crisi. Così come gli analisti finanziari sono sempre in grado A POSTERIORI di motivare gli andamenti azionari. Ma la domanda fondamentale e di rito è "Non era possibile prevederlo, ed agire di conseguenza?". Non entriamo certo nel merito suggerendo panacee organizzative in grado di produrre e vendere sempre, meglio e di più. Sovvengono però alcune riflessioni che a più ampio raggio coinvolgono il concetto di lavoro. In sostanza, viene da chiedersi come mai - nel panorama europeo e in quello italiano in particolare - ci sia ancora una mentalità per certi versi legata al concetto giapponese di impiego: vengo assunto, coccolato e pensionato da un'unica grande azienda. Entro, e lì rimango. Non è una questione che riguarda eminentemente la psiche dei lavoratori nostrani, ma anche - e forse in maniera maggiore - delle aziende stesse.Il modello prevalente è ancora l'azienda forte e unitaria, dal marchio solido ed eternamente in crescita.Il mondo è dinamico, i grandi capitali si spostano con un click, le mode durano meno di una settimana (addirittura i classici "tormentoni estivi" musicali fanno oramai fatica a "resistere" un'intera estate). Eppure stiamo lì, a produrre beni stabili con la fiducia che le crisi sono passeggiere, e ci possiamo permettere di assumere persone e creare nuovi stabilimenti, fintanto che riceviamo finanziamenti (magari a fondo perduto). La lungimiranza?E' una qualità sempre meno presente, nel management.Meglio tanto e subito. Al domani ci penserà il management di domani.Il finale della favola ce l'abbiamo sotto gli occhi: lenti elefanti organizzativi da miopi diventano completamente orbi.PTutti dicono che "la realtà è dinamica e in continua evoluzione, e inevitabilmente il modello di domani è il network". E anche noi lo pensiamo. Ma ben altra cosa è metabolizzare in modo profondo in concetto, ed agire in conseguenza.Si parla alla noia di "flessibilità". Di fatto, è il momento di diffondere una cultura, una forma mentis che concettualizzi effettivamente il lavoro come un'attività inevitabilmente flessibile non solo nella tecnologia, ma anche nelle mansioni e più genericamente nell'acquisizione di know how.Quante aziende, ad esempio, possono vantare di essersi servite efficacemente di consulenti specializzati, in periodi in cui si rendevano necessari processi di downsizing, ad esempio per la valutazione del potenziale o per meglio gestire le risorse umane e supportarle nella ricerca eventuale di un nuovo impiego, magari in un'altra azienda dello stesso gruppo? Soprattutto: quante aziende riescono a visualizzare i possibili ritorni a lungo termine di un intervento di questo tipo?La risposta per ora è senza dubbio: troppo poche.
 
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