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di Marco Donatiello
Parole e genere PDF Stampa E-mail
Scritto da Tagliafico Ivana   
Wednesday 06 July 2005
Il significato del linguaggio in un'ottica di genere

    Il linguaggio da una lato adotta una logica di forte separazione tra i generi dall’altro fornisce molte indicazioni implicite rispetto al rapporto tra i generi nella società.
Per esempio nella nostra lingua oggi vige la regola grammaticale dica che per i sostantivi femminili vada mutuato il suffisso finale in “–a” (ex. Da avvocato ad avvocata, da notaio a notaia, da ingegnere a ingegnera etc) ma fino a poco tempo fa, era ancora d’uso il suffisso “-essa” che stava per tradizione ad indicare “la moglie di” (ex. Da duca a duchessa) e quindi una definizione del femminile dipendente da quella del maschile. Dopo le raccomandazioni ministeriali su un uso non sessista del linguaggio sono entrati a far parte del nostro vocabolario anche sostantivi femminili   privati del    suffisso  “-essa” come soldata, e nuovi sostantivi come ministra. Accanto ad essi tuttavia permangono i termini più tradizionali, come avvocatessa, ancora fortemente in uso e quindi non eliminabili a priori.


Interessante è anche l’evoluzione del termine “genere” che rispecchia l’evoluzione del pensiero degli studi di genere, appunto: dopo “genere” infatti, sono nati termini come “transgender”, che coglie la sfumatura dell’eterogeneità dei generi, non due ma infinite possibilità di essere, infinite combinazioni tra genere e sesso: così chi ha sesso maschile può anche appartenere al genere maschile e chi ha sesso femminile può appartenere al genere maschile, in diversi livelli di appartenenza. In italiano esiste, poco usato, un’ibridazione di questo termine: “Transgenderista”.


Inoltre alcune tra le  parole centrali nel linguaggio degli studi di genere derivano dal linguaggio del web:
“cyborg”: termine usato per la prima volta da Donna Harraway per indicare l’imbastardimento, la relatività dei corpi, delle identità, della storia, per sottolinearne la natura transitoria. Da esso hanno origine termini come “Cyborgfemminism” :per indicare il femminismo all’interno del web.
“rete”: associato a una stretta maglia di legami sociali e di dipendenze reciproche è un termine molto amato dalle donne anche perché visivamente richiama un’immagine che è opposta a quella piramidale simbolo del patriarcato.

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