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Il significato del linguaggio in un'ottica di genere
Il linguaggio da una lato adotta una logica
di forte separazione tra i generi dall’altro fornisce molte indicazioni
implicite rispetto al rapporto tra i generi nella società. Per
esempio nella nostra lingua oggi vige la regola grammaticale dica che
per i sostantivi femminili vada mutuato il suffisso finale in “–a”
(ex. Da avvocato ad avvocata, da notaio a notaia, da ingegnere a
ingegnera etc) ma fino a poco tempo fa, era ancora d’uso il suffisso “-essa”
che stava per tradizione ad indicare “la moglie di” (ex. Da duca a
duchessa) e quindi una definizione del femminile dipendente da quella
del maschile. Dopo le raccomandazioni ministeriali su un uso non
sessista del linguaggio sono entrati a far parte del nostro vocabolario
anche sostantivi femminili privati del
suffisso “-essa” come soldata, e nuovi sostantivi come ministra.
Accanto ad essi tuttavia permangono i termini più tradizionali, come
avvocatessa, ancora fortemente in uso e quindi non eliminabili a priori. Interessante
è anche l’evoluzione del termine “genere” che rispecchia l’evoluzione
del pensiero degli studi di genere, appunto: dopo “genere” infatti,
sono nati termini come “transgender”, che coglie la
sfumatura dell’eterogeneità dei generi, non due ma infinite possibilità
di essere, infinite combinazioni tra genere e sesso: così chi ha sesso
maschile può anche appartenere al genere maschile e chi ha sesso
femminile può appartenere al genere maschile, in diversi livelli di
appartenenza. In italiano esiste, poco usato, un’ibridazione di questo
termine: “Transgenderista”.
Inoltre alcune tra le parole centrali nel linguaggio degli studi di genere derivano dal linguaggio del web: “cyborg”:
termine usato per la prima volta da Donna Harraway per indicare
l’imbastardimento, la relatività dei corpi, delle identità, della
storia, per sottolinearne la natura transitoria. Da esso hanno origine
termini come “Cyborgfemminism” :per indicare il femminismo all’interno del web. “rete”:
associato a una stretta maglia di legami sociali e di dipendenze
reciproche è un termine molto amato dalle donne anche perché
visivamente richiama un’immagine che è opposta a quella piramidale
simbolo del patriarcato. |