|
|
L'immagine
 di Marco Donatiello
|
|
Scritto da Ivan Ferrero
|
|
Monday 30 September 2002 |
|
Credo che sarebbe utile riferirsi al mondo naturale nel momento in cui si procede ad un’ analisi organizzativa.
D’altronde se questo principio ha funzionato per miliardi di anni ci sarà un motivo.
L’approccio cibernetico considera la presenza, per ogni azione, di un
feedback, ossia un segnale che serve al sistema stesso per regolarsi e
modificare di conseguenza le sue azioni future. Studiando l’approccio
cibernetico mi viene in mente la teoria di Gaia. L’idea di un pianeta
che si autoregola infatti richiama molto questo approccio. Tuttavia non
basta: Gaia infatti presuppone anche un approccio organistico. Ritengo
comunque interessante concepire le organizzazioni seguendo questo
modello. Conviene approfondire…
Ad esempio secondo gli estremisti di questa teoria le bidonville sono
uno sviluppo naturale che impedisce alla città di espandersi a
dismisura e sregolatamente. Non solo: sarebbe la stessa città a
generare queste aree in modo da porsi delle barriere e salvaguardare le
aree che la circondano. Una sorta di equilibrio che viene generandosi
tra una città che rischia di espandersi senza controllo e le aree
circostanti che rischiano di essere invase da questa metropoli. Del
resto ogni elemento in natura segue un principio di equilibrio. Così il
numero di predatori si assesta in misura ottimale rispetto al numero di
prede, ecc. Anche gli organismi seguono questo principio: riprendendo
l’esempio delle bidonville viene spontaneo pensare alle cellule, le
quali si autocreano delle barriere che ne limitano l’ espansione
oltremisura con le conseguenze che tristemente conosciamo. Credo che
sarebbe utile riferirsi al mondo naturale nel momento in cui si procede
ad un’ analisi organizzativa. D’altronde se questo principio ha
funzionato per miliardi di anni ci sarà un motivo. Per ottenere questo
però è necessario che l’uomo perda la presunzione di essere l’animale
più intelligente (un animale che fa di tutto per autodistruggersi non è
poi così tanto intelligente), scenda dal trono che si è costruito (a
ragione o a torto non discuto) nel corso dei secoli e torni, come
nell’antichità, ad imparare proprio da ciò che gli ha dato la vita.
Nell’antichità l’uomo viveva di fantasmi. Esso infatti era circondato
da spiriti, Dei, esseri fantastici dai poteri soprannaturali. Tutto ciò
veniva tramandato di generazione in generazione per mezzo delle storie
e dei miti. Attraverso questi elementi viveva in armonia con l’ambiente
circostante, a volte temendolo, a volte imparandone i segreti, ma mai
dando qualcosa per scontato. Questo portava l’uomo dell’antichità a
mantenere un atteggiamento teso all’esplorazione, ma non al controllo,
di utilizzo delle risorse, ma non di sfruttamento, lasciando così che
l’ambiente si rinnovasse in un ciclo perpetuo.
E la vostra organizzazione? Ha una vita fantasmatica, dei personaggi,
degli episodi che siano caratteristici di qualche aspetto
dell’organizzazione? Ha una storia da raccontare che sia guida nel
momento di prendere decisioni? Quale atteggiamento ha nei confronti
dell’ambiente che la circonda? E’ ancora in grado di imparare? Permette
all’ambiente che lo circonda di rinnovare le proprie risorse, o tende a
prosciugarle? Ivan Ferrero
BIBLIOGRAFIA: C.G. CORTESE., L’organizzazione si racconta, Guerini e
Associati, Milano, 1999---> cercalo su bol.com
C. MORGAN, Images. Le metafore dell’organizzazione, Milano, Franco Angeli, 1986---> cercalo su bol.com
J. E. Lovelock, Gaia: nuove idee sull'ecologia, Bollati Boringhieri, 1981---> cercalo su bol.com
J. E. Lovelock, Le nuove età di Gaia: una biografia del nostro mondo vivente, Bollati Boringhieri, 1991---> cercalo su bol.com |
|
|