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di Marco Donatiello
Danzaterapia PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Mercuri   
Monday 09 May 2005
Daniela Rabagliate psicologa, scrive un interessante articolo sulla danzaterapia, una delle modalità dell'arteterapia, ovvero di quella disciplina che ipotizza una possibilità di terapia utilizzando le forme artistiche della espressione umana, dalla musica alla drammatizzazione. Buona lettura...

AVVICINARSI ALLA PROFESSIONE DI TERAPEUTA IN “PUNTA DI PIEDI”

scena arteterapia
Provate a sfogliare una rivista, o peggio ancora un vocabolario e scoprirete quanto il termine “terapia” sia inflazionato……tanto più quando questo sostantivo viene accostato a vocaboli quale: “cromo”, “cristallo”, “musico”, “arte” e…..”danza”. Nonostante la mia tendenza sia sempre stata quella di sminuire quelle discipline “atipiche” che vendevano “terapia” in tutte le salse, c’erano una serie di fattori che mi spingevano come una calamita verso uno di questi “approcci a-scientifici” e per certi versi anche un po’ new-age.

Secondo voi una laureata in psicologia che è cresciuta tra scarpette, tulle, musica e specchi, riusciva a resistere alla tentazione di avvicinarsi alla danzaterapia?

Ho iniziato a raccogliere informazioni dai libri e dal web fino a che non ho preso coraggio ed ho iniziato a partecipare a work shop e stage. Con questo articolo non intendo fare un trattato sulla danzaterapia, non sarei in grado; desidero comunque offrire il mio punto di vista su un approccio terapeutico che ritengo per certi versi efficace e lontano dallo stereotipo “new-age” che mi ero creata prima di “toccarlo con mano”.

La danzaterapia è una delle modalità dell’arteterapia , ovvero di quella disciplina che ipotizza una possibilità di terapia utilizzando le forme artistiche della espressione umana, dalla musica alla drammatizzazione, dalla pittura alla danza. Non è possibile parlare di scienza in quanto la danza terapia è un percorso che può dare dei risultati più o meno importanti e significativi. Il problema è che tutto è affidato alla capacità dell’operatore e non esistono protocolli di riferimento universali, né tantomeno un pensiero che accomuni i danzaterapeuti e che definisca in modo univoco tale professione. Per certi versi, se vogliamo, anche la psicologia e l’immagine dello psicologo hanno affrontato e affrontano tutt’oggi fraintendimenti e conflitti simili.

Il danzaterapeuta segue una formazione triennale/quadriennale (dipende dalla strutturazione del programma delle singole scuole) dove si approfondiscono materie quali psicologia, linguaggio verbale e non verbale, patologia, fisiologia, anatomia e chinesiologia, disagio psichico e malattia mentale, l’handicap, l’adolescente, le dipendenze, antropologia, arte, musica, voce, danza, accompagnate da tirocini dove il futuro operatore può sperimentare su di sé e sugli altri gli effetti di tali incontri.

palloni colorati
Gli sbocchi professionali per il danzaterapeuta sono perlopiù in ambito clinico. E’ possibile lavorare con disabili psichici e fisici, demenze e degenerazioni senili, dipendenze e disturbi alimentari; in ambito scolastico intervenendo sulla creatività dei bambini o sulle conflittualità adolescenziali e ancora nei settori del superamento e della prevenzione del disagio (lutti, cambiamenti non desiderati, perdita del lavoro). Per chi come me si è laureato in Psicologia del Lavoro non sarebbe poi così impossibile pensare all’inserimento della danzaterapia nella formazione aziendale e chissà che, al posto dei percorsi vitae ai quali gli outdoors ci hanno abituato, non sia possibile vedere un manager che danza arrotolato in un pezzo di stoffa o che volteggia con una piuma in mano seguendo il ritmo delle sue emozioni.

Un incontro di danzaterapia non prevede alcuna competenza motoria particolare, di norma si inizia con esercizi che permettono di predisporsi ad una condizione di ascolto di se stessi abbattendo ogni giudizio con l’unica finalità di sentirsi liberi. L’abile operatore è capace di scegliere musiche e esercizi che creano sempre una certa novità nel gruppo: danzare tutti insieme legati da un elastico, muoversi sperimentando oggetti diversi stoffe, palloncini, bastoni e fogli di giornale e ancora scoprirsi capaci di raggiungere un’armonia con sé e gli altri abbattendo ogni apparente diversità di carattere fisico e psichico.

Nonostante siano trascorsi due anni dalla tesi, con fare un po’ malinconico e per certi versi orgoglioso, terminerei con una citazione “psicologica” che trovo sia la ciliegina sulla torta:

“La nostra vita psichica prende forma e diventa così accessibile agli altri come a noi, soltanto a partire dal momento in cui si colloca nell’asse dell’espressione” (E. Minkowsky, “trattato di psicopatologia”, Feltrinelli, Milano, 1973)

Daniela Rabagliate

PROSSIMAMENTE PUBBLICHERO’ ALCUNE DATE DI STAGE, PER ORA…

LETTURE CONSIGLIATE:

Warren Bernie “ARTETERAPIA in educazione e riabilitazione” Erickson, 1996 Cerreto Elena “A RITMO DI CUORE la danza terapeutica” Xenia, 1994

SITI WEB DI ALCUNE TRA LE SCUOLE DI FORMAZIONE:

www.risvegli.it
www.associazionesarabanda.it

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