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"Guardando Lontano" di
Marco Donatiello
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Stress e nuove tecnologie
Scritto da Marco Donatiello
Wednesday 25 September 2002
Le nuove tecnologie spesso comportano nuovi stress che in passato non eravamo abituati ad affrontare I computer sono ovunque, case e uffici sono invasi di nuove tecnologie; si assiste ogni giorno all’invenzione di nuove forme di comunicazione, di divertimento e di lavoro. La tecnologia è essenziale per lo sviluppo della conoscenza umana e delle capacità mentali: pensate ai progressi in campo medico grazie all’introduzione di macchinari tecnologici, oppure alla comodità delle agende elettroniche che permettono di immagazzinare migliaia di indirizzi e numeri telefonici in uno strumento dalle dimensioni ridottissime. Tuttavia la tecnologia può anche stressarci enormemente: le apparecchiature difficili da usare possono influenzare la vita di ognuno di noi. Per comprendere perché le innovazioni tecnologiche possono rovinarci la vita si veda:
Noi e il mondo high-tech
Nelle aziende con il tempo alle macchine si sono delegati compiti sempre più ampi, sottraendoli alle persone: Artigianato e lavoro manuale: l’effettuazione, il controllo, il monitoraggio e la strategia erano compiti affidati all’uomo. Meccanizzazione: in questa fase il compito di effettuazione passa sotto il controllo della macchina. Automazione: anche la mansione del controllo viene svolta dalla macchina. Robotica: all’uomo viene affidata solo la strategia, mentre le altre funzioni vengono delegate alla macchina. In ambito lavorativo l’introduzione di tecnologie sofisticate ha causato modificazioni nel: Rapporto uomo-macchina: il sistema uomo-macchina si è modificato radicalmente con il passare del tempo. Oggi bisogna prendere in considerazione soprattutto due fattori: la facilità d’apprendimento: spesso le nuove tecnologie sono difficili da capire e da comprendere, e senza un adeguato apprendimento sarà molto difficile poter usare correttamente un prodotto, e questa incapacità provocherà un notevole stress nell’utente. controllo sulla situazione lavorativa: l’utente, per poter prendere decisioni e scegliere la migliore strada per raggiungere uno scopo, deve avere il pieno controllo del suo lavoro, e i fattori che lo permettono sono: la funzionalità (il prodotto deve permettere di eseguire il compito dall’inizio alla fine), la trasparenza (gli utenti devono poter sviluppare un proprio modello delle funzioni del sistema) e la prevedibilità (l’utente deve essere in grado di prevedere il comportamento del sistema). Processi sociali e collettivi Abbiamo in questo caso due situazioni : cambiamento del linguaggio: chi utilizza tecnologia tende a modificare il linguaggio andando nella direzione contraria alla trasparenza, usando neologismi anglofoni o termini tecnici. rapporti interpersonali: basso grado di cooperazione, supervisione più autoritaria, e comunicazioni impersonali. Tutto ciò è probabilmente dovuto agli effetti psicologici legati alla loro introduzione nella vita di ognuno di noi. E’ comunque difficile dire se le nuove tecnologie siano più negative di quelle “vecchie”: quelle attuali portano un carico di lavoro e tensione psichica maggiore, ma minori richieste fisiche. E’ possibile ridurre lo stress principalmente attraverso tre percorsi: Aumentando il controllo: Ad esempio con la possibilità da parte del lavoratore di gestire direttamente il problema (cercando ad esempio di risolverlo direttamente), oppure con la manipolazione diretta della macchina (ad esempio nel caso dei computer, l’introduzione di tutte quelle interfacce che permettono un approccio più diretto e intuitivo con la macchina, come il mouse o l’interfaccia grafica del monitor). Coinvolgendo l’utente: quasi tutte le persone sono lieti di partecipare all’innovazione, e grazie ai loro consigli è possibile scoprire il problema e cercare di risolverlo. Migliorare le strategie per l’addestramento: l’approccio errato di insegnamento consiste nel far apprendere all’utente una serie di comandi a memoria, senza spiegare a cosa servono e perché bisogna agire in questa maniera. Una volta però che viene dimenticato un passaggio, sarà difficilissimo ricostruire l’intero percorso. Invece l’approccio migliore consiste nel favorire lo sviluppo di modello mentale della macchina, in modo da comprendere realmente come funziona la macchina. Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Bibliografia: G. Faretto, Lo stress nelle organizzazioni, Il Mulino ---->
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A. Cooper, Il disagio tecnologico, Apogeo ---->
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D. A. Norman, Le cose che ci fanno intelligenti, Feltrinelli ---->
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