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Esiste una sostanziale differenza tra formare una classe di adulti e insegnare a dei ragazzi.
L'autore spiega quali sono e come affrontarle.
Formazione: adulti Vs ragazzi
Quando si entra in aula bisogna sempre tenere conto del target con cui ci confrontiamo: infatti esistono enormi differenze tra formare gli adulti ed insegnare ai più giovani. Innanzitutto vi è un’enorme differenza di tipo fisiologico: l’adulto ha una modalità d’apprendimento totalmente diversa rispetto ai ragazzi, il suo cervello è meno abituato all’ insegnamento tipico della scuola.
Ma ci sono anche delle differenze di tipo psicologico.
II bambino all'inizio è quasi privo di conoscenze, si potrebbe paragonare ad una spugna in continua ricerca di informazioni e nozioni, mentre l'adulto ha un vissuto individuale importante e una formazione scolastica alle spalle di solito molto solida.
L'esperienza personale del bambino è molto modesta, mentre l'esperienza dell'adulto è superiore sia a quella del bambino, sia alla conoscenza che riceverà in aula.
La motivazione del bambino ad imparare è quasi sempre legata al voto, invece quella dell’adulto è maggiormente legata all’interesse personale.
Il bambino ha una maggiore dipendenza verso l’insegnate rispetto all’adulto che ha ormai maturato una certa autonomia.
Anche il bisogno di conoscere è differente: nel bambino è legato soprattutto a scegliere ciò che gli permetterà di ottenere un buon risultato scolastico, mentre nell’adulto c’è l’esigenza di sapere a che cosa può servire nella vita lavorativa ciò che si è appreso.
Un adulto apprende meglio e di più quando:
ha un ruolo attivo nel processo di apprendimento, cioè sapere "perché" una certa cosa è importante da imparare.
è responsabilizzato rispetto ai risultati
può socializzare la conoscenza all'interno di un gruppo
può vedere un collegamento fra le informazioni e la propria esperienza.
Un formatore che conosce bene queste differenze saprà regolarsi secondo il target che si trova di fronte: sicuramente ad una classe di adulti utilizzerà un metodo formativo più orientato ad esperienze pratiche e al mondo del lavoro, metodo che non può di certo utilizzare con una classe di ragazzi. [cfr: formazione] Quindi:
poche lezioni unidirezionali in cui il docente parla e l’aula ascolta,
pochi “compiti a casa”: invece bisogna strutturare le ore di aula in modo attivo, con piena partecipazione degli “allievi”, con metodi attivi, cioè tecniche che promuovono il coinvolgimento dei partecipanti, con la creazione di gruppi di lavoro, promuovendo l’apprendimento attraverso l’esercizio, la discussione e il confronto su problemi e situazioni reali.
Le tecniche principali per l’insegnamento agli adulti sono:
Casi/incident: situazione-problema, stimola i partecipanti a prendere una decisione, a proporre un intervento.
Game: ricostruzione di una situazione di problem-solving o di decision-making estranea alla specifica realtà di lavoro: puzzle, enigmi, piani d’azione…
Role-play: ricostruzione di una situazione reale in funzione di profili di ruolo predefiniti: la situazione è quella di “mettersi nei panni di” e vedere la situazione da quel determinato punto di vista.
Action learning: intervento centrato su problemi concreti, è finalizzato a creare un legame circolare tra l’attività quotidiana di lavoro e l’apprendimento.
Autocaso: l’oggetto di discussione è un caso reale, vissuto da uno dei partecipanti nell’ambito della propria esperienza di lavoro.
Per approfondimenti si veda:
Dall’orientamento alla formazione
Il gioco come strumento per apprendere
Formazione e Mandala
Formaziono, autoformazione e follow up
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