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di Marco Donatiello

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il filo rosso degli psicologi PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Biolatti   
Friday 19 November 2004
Oltre un secolo di psicologia declinata nei più diversi aspetti e con le più varie metodologie hanno permesso il raggiungimento di un’identità univoca dello psicologo? C’è un qualche filo rosso tra “il lettino di Freud” e gli ambiti più recenti in cui svolge attività lo psicologo oggi (ad esempio l’ergonomia dei siti web)?

Nel 1879 “apriva i battenti” la Scuola di Lipsia: Wundt e collaboratori iniziano a studiare nel loro laboratorio “l’esperienza umana immediata”, utilizzando la metodologia usata nello studio delle scienze naturali.

Nel 1900 Freud pubblica “L’interpretazione dei sogni”, dando così un contributo fondamentale ad una rivoluzione culturale e sociale di ampia portata.

E’ passato oltre un secolo, e la psicologia è cresciuta, ha preso una sua identità, ha ottenuto un suo riconoscimento sociale e legale, si è diffusa in molti ambiti lavorativi.

Un’arte/una scienza che si è sviluppata forte e determinata: come un albero rigoglioso i suoi numerosi rami si sono irrobustiti, sono germogliati, hanno dato frutti che sono stati raccolti e che a loro volta hanno influenzato – a volte in modo determinante – lo sviluppo sociale ed economico.

Wilhelm Wundt

Wilhelm Wundt

 

 

Un’evoluzione della materia solo recentemente affiancata ad un riconoscimento del professionista che la sa applicare: in Italia la figura dello psicologo è stata delineata appena quindici anni fa, con la Legge n.56 del 18 febbraio 1989.

Quindici anni peraltro in cui lo psicologo e lo psicoterapeuta – anche in virtù della legge di cui sopra – hanno sviluppato un’identità propria, definita attraverso l’uso di strumenti, modalità e deontologia che le associazioni di categoria e l’Albo Professionale hanno saputo tradurre in atti formali e documenti in cui i professionisti potessero riconoscersi.

A oltre un secolo dalla Scuola di Lipsia e da Freud assistiamo però ad una nuova frammentazione degli ambiti applicativi della psicologia e – con essa – un’evoluzione degli ambiti di intervento dello psicologo.

L’evoluzione economica e sociale ha sotto certi aspetti “destrutturato” la figura dello psicologo, oggi nuovamente multisfaccettata e complessa nella sua definizione.

La domanda-fulcro è pertanto: “dov’è il filo rosso che unisce?”.

Personalmente ritengo sia possibile delineare alcune comunanze ravvisabili nello psicologo clinico come nello psicologo del lavoro, nello psicologo dello sport come in quello esperto in web usability.

Sono aspetti irrinunciabili che pongono al centro la relazione e la cura, anzitutto. Non esiste ambito della psicologia in cui non sia centrale l’uomo, il soggetto agente.

L’ergonomo che studia la posizione degli oggetti in un sito web può essere uno specialista la cui formazione di base è di matrice psicologica. Ma dov’è in questo caso l’uomo?

E’ nella user-centered-design, nell’approccio non meramente ingegneristico o meccanistico ma bensì funzionale e costruttivista, in vista di un utente-uomo che agisce e che interagisce. Una centralità dell’utente che implica un utilizzo non da parte di “un essere umano” (l’uomo medio?) ma “degli esseri umani” (i soggetti presi nella loro singolarità). La psicologia è anzitutto lì: nella tutela del soggetto nei confronti del suo ambiente.

Non è, a mio giudizio, tanto la differenziazione degli ambiti di intervento dello psicologo a rendere complesso il quadro attuale quanto, forse, l’ampliamento stesso dei concetti di tutela e di cura, che si espandono e mutano fino ad includere aspetti in apparenza distanti tra loro.

Indipendentemente dall’ambito di intervento, dalla selezione del personale alla terapia di coppia lo psicologo si impegna a tutelare il soggetto nelle sue varie forme (persona, gruppo, organizzazione, …) attraverso l’uso delle competenze apprese e l’applicazione delle norme sancite.

La presa in carico di questo obiettivo è l’elemento imprescindibile della professione e, ancor più, della professionalità.

Qual è il futuro dello psicologo?

qual è il futuro dello psicologo? Dallo psicologo scolastico al tutor della formazione in rete, il futuro ci riserva con ogni probabilità un buon numero di nuove posizioni organizzative nel quale lo psicologo potrà operare professionalmente apportando valore aggiunto.Ciò solo se sarà adeguatamente formato sugli aspetti “hard” della mansione che andrà a svolgere (conoscenza degli strumenti informatici piuttosto che dell’organizzazione e dell’economia aziendale, competenza nel project management piuttosto che conoscenza degli sport invernali o della composizione chimica delle sostanze stupefacenti) ma, soprattutto, se saprà far emergere il valore delle competenze “soft” di attenzione e tutela per la persona, aspetti questi che delineano e sono prerogativa, in sintesi, dello psicologo in quanto tale.
 
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