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Ivan Ferrero ha illustrato di recente i rischi di un empowerment mal gestito. In questo articolo, vediamo dove nasce questo concetto e quali sono, invece, i vantaggi di azioni che ne promuovono lo sviluppo: una nuova sfida per la persona e per l'organizzazione.
Il concetto di empowerment, nato negli anni '60 nei movimenti femminili e dei diritti umani, traducibile in italiano come "ampliamento di potere", è presente in diversi ambiti delle scienze sociali e psicologiche e si connota in modo specifico, a seconda dei campi di applicazione. Alla fine degli anni '70, esso viene adottato nel linguaggio organizzativo per indicare un processo individuale e organizzativo, attraverso il quale gli individui, a partire da una qualunque condizione di svantaggio e di dipendenza non emancipante, vengono resi "potenti" (empowered), ovvero rafforzano la propria capacità di autodeterminazione e autoregolazione sviluppando parallelamente un sentimento di autostima e autoefficacia (Quaglino, 1999). E' proprio in quest'area che l'applicazione dell'empowerment ha avuto maggiore rilievo e diffusione, configurandosi come sistema e strumento a supporto dei processi Total Quality Management. La pratica di intervento orientata all'empowerment si fonda sull'aiutare le persone a riconoscere le proprie risorse e quelle ambientali, a sviluppare forze e competenze e a saperle utilizzare nella soluzione di problemi, aumentando così la loro autostima e senso di efficacia, apportando in questo modo dei vantaggi notevoli sulle perfomance organizzative e sulla motivazione individuale. Principalmente, nella letteratura organizzativa ed impreditoriale, si evidenziano due diversi approcci. Nel primo approccio, quello psico-sociologico, l'idea è che per produrre empowerment organizzativo è necessario operare contestualmente sulle dimensioni individuali ed organizzative. Particolarmente efficaci nelle azioni di empowerment sono il sentirsi attori protagonisti di decisioni e azioni organizzative, l'autostima, l'autoefficacia e l'autodeterminazione. Il secondo approccio, quello socio-organizzativo, sottolinea come di primaria importanza la funzione e l'interazione tra vision e mission aziendali, ossia dei valori e dell'etica della cultura organizzativa, che si rende visibile all'interno dell'organizzazione attraverso alcuni strumenti che sostengono l'empowerment, quali: il networking e il work group. Questi modi di lavoro a rete necessitano di una maturità organizzativa tale da permettere l'empowerment delle persone, attraverso la delega, la responsabilizzazione, il riconoscimento di potenzialità e la loro valorizzazione e infine, ma non per importanza, una leadership che sappia incoraggiare e mettere le persone nelle condizioni di lavorare al massimo delle loro possibilità, facendoli sentire capaci e autonomi. Viene a cambiare, quindi, anche la figura del capo, che da semplice superiore gerarchico si configura sempre più come formatore, allenatore, consulente e comunicatore. Questa sfida organizzativa è stata particolarmente sentita nella Conferenza mondiale sulla condizione della donna nel mondo , tenuta a Pechino nel 1995, in cui si è concentrata l'attenzione sui tempi e le modalità per ottenere maggior empowerment per le donne nei Paesi a sviluppo economico arretrato, ma anche in quelli avanzati. Inoltre, la Direttiva PCM. 27 marzo 1997 (direttiva Prodi), riprendendo le indicazioni della Conferenza di Pechino, ha indicato nell'acquisizione di poteri e responsabilità un obiettivo strategico per il miglioramento della condizione femminile.
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Per approfondimenti: Quale empowerment? di Ivan Ferrero visitate i nostri forum. Progetto Kila Arcidiacono C., Empowerment sociale. Il futuro della solidarietà: modelli di psicologia di comunità, Franco Angeli, 1996 Conger, J. A., Kanungo, The empowerment process: integrating theory and practice, Academy of Management Review, 46, 1988, pp. 189-202. Francescato D., Empowerment e clinica. Integrazione di tecniche per l’autopotenziamento in psicologia clinica di comunità e psicoterapia umanistica integrata, Kappa, 1999 Jaffe D., Empowerment. Come creare un ambiente di lavoro responsabilizzato, Franco Angeli, 1994 Moretti S., Empowerment cognitivo e prevenzione dell’insucesso. Attività metacognitive per gli insegnanti e gli alunni, Erickson, Trento, 2002 Piccardo C., Empowerment. Strategie di sviluppo organizzativo centrate sulla persona, Cortina Raffaello, 1995 Quaglino, G.P., Voglia di fare, Guerini e Associati, Milano, 1999. Thomas, K. W., Velthouse, B. A., Cognitive elements of empowerment: an interpretative model of intrinsic task motivation, Academy of Management Rewiew, 4, 1990, pp. 666-681.
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