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L'immagine
 di Marco Donatiello
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Analisi della domanda: inizio del cambiamento in due interventi psicologici |
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Scritto da Elisa Emer
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Tuesday 26 October 2004 |
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Prerogative della professione di psicologo sono la facilitazione, l'accompagnamento e la sollecitazione verso il cambiamento (in un contesto analitico, la trasformazione). Considerazione ovvia, ma dalla quale non si può prescindere volendo introdurre uno scritto che possa stimolare la riflessione sul tema dell'analisi della domanda, primo passo manifesto dell'esigenza di mutare in qualche direzione una vita, organizzativa o personale che sia.
Seguendo la definizione che ne dà Renzo Carli, l'analisi della domanda è il cogliere, nella dinamica del "qui e ora", la problematica della relazione "là e allora" che ha motivato la committenza. Poniamo due casi: nel primo si tratta di comprendere l'esigenza di un direttore del personale che si rivolge allo psicologo per una consulenza nella selezione; nel secondo si racconta un intervento messo in atto nei confronti di un adolescente, in età di cambiamento per eccellenza, giunto davanti allo psicologo operante nel centro di ascolto della sua scuola. Pasquale Gagliardi ci ha presentato il mantenimento dell'identità culturale come una strategia primaria dell'organizzazione, supportata da strategie secondarie (come la scelta dei campi di attività e delle modalità competitive) volte a rafforzare le esperienze positive pregresse stabilizzando i valori e i simboli della stessa. È dunque spesso in un clima di sofferenza che dall'organizzazione giunge una domanda di aiuto: l'attuale sistema di valori (collusi) non ne permette più la sopravvivenza, che non apprendendo più è destinata a morire.  James Hillman Se un direttore del personale chiede un intervento in merito alla selezione dei neo assunti bisogna domandarsi di quale cultura si fa espressione: si tratta forse dell'esigenza di rinnovamento, a fronte del conservatorismo della dirigenza incapace di gestire o vedere il cambiamento contestuale (sappiamo che ogni micro-realtà è inserita in un mondo vorticosamente dinamico)? In un caso come questo bisognerebbe partire da un'analisi della cultura aziendale, facilitando la presa di coscienza delle varie sottoculture presenti all'interno che vanno armonizzate in vista dello sviluppo di strumenti di selezione specifici, seguiti da follow up orientati a valutare il successo degli inserimenti e, finalmente, dalla creazione di risorse interne all'azienda emancipanti dalla figura di consulenza. L'arrivo di un adolescente di fronte a uno psicologo è sempre l'esito di un processo che non si può non indagare, pena il non cogliere le vere esigenze del ragazzo. L'ascolto deve partire dall'esplicita comprensione della motivazione del giovane a lavorare sulla sua sofferenza: molto spesso la domanda è portata da docenti o genitori (motivazione estrinseca, dunque), e questo crea notevoli problemi nel cercare di stabilire un'alleanza che se non terapeutica sia almeno formativa, supportiva, per il ragazzo. Ipotizziamo il caso che uno studente arrivi all'ascolto perché la madre ha esposto all'amica, che incidentalmente è anche una docente del corso del figlio, la sua difficoltà nel gestire i repentini e incomprensibili sbalzi d'umore tipici del puer. La docente dunque accompagna l'"agnello sacrificale" dallo psicologo ed eccoci faccia a faccia con l'insofferenza personificata (nella migliore delle ipotesi). In un caso tanto complesso appare evidente come la vera domanda, mascherata, possa essere riconosciuta come giungente sia da parte della madre (che può soffrire del distacco del figlio, il quale va finalmente incontro ai suoi "compiti evolutivi", nelle parole di Gustavo Pietropolli Charmet), sia da parte dell'istituzione scolastica, che spesso è nella condizione di dover mettere in atto una civile "educazione" che non lascia tempo e spazio alla "relazione" tra insegnante e allievo, unico vero veicolo di apprendimento (Hillman). L'intervento si può strutturare quindi nel tentare di coinvolgere il ragazzo nella comprensione del perché è arrivato e cosa questo significhi per lui, accompagnandolo nella chiarificazione della sua situazione, e anche qui, come nel caso organizzativo sopradescritto, facendo leva sulle sue personali risorse nell'emanciparsi all'interno del nucleo familiare e nel crescere libero (eventualmente lavorando anche sulla famiglia con modalità sistemiche). Come si è cercato brevemente di illustrare, la domanda che lo psicologo ha il compito di analizzare (termine che implica l'"andare in profondità") è al tempo stesso punto di arrivo e di partenza in un processo: un punto zero che ha infiniti elementi pregressi e un'infinità di possibilità in nuce. Il lavoro dello psicologo, foriero di un valore aggiunto che viene dalla sua prospettiva di osservazione, è dunque estremamente simile in qualsiasi contesto si trovi ad operare: accogliere, interrogarsi, far emergere, supportare e, come condizione ottimale, sviluppare l'espressività. Una maieutica? Elisa Emer
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