|
L’uomo ricerca da sempre le sicurezze, in quanto l’incertezza porta ansia e paura. Noi abbiamo timore di ciò che non conosciamo, dell’ignoto.
Ormai da tempo il sogno di trovare un lavoro che possa dare delle sicurezze è un’utopia.
Lavoro fisso addio…
L’uomo ricerca da sempre le sicurezze, in quanto l’incertezza porta ansia e paura. Noi abbiamo timore di ciò che non conosciamo, dell’ignoto.
Ormai da tempo il sogno di trovare un lavoro che possa dare delle sicurezze è un’utopia.
Le nuove generazioni che affrontano per la prima volta il mondo del lavoro si sentono spesso impreparate, spaesate e spaventate dalle nuove regole che governano il mercato.
Contratti a progetto, interinali, a tempo determinato, part time, collaborazioni occasionali sono all’ordine del giorno, quelli a tempo indeterminato sembrano sparire…
Purtroppo non si può cambiare il sistema, quindi è necessario adeguarsi per sopravvivere. Ma un giovane che si affaccia per la prima volta nel mondo del lavoro come deve reagire?
Sicuramente è errato identificare la temporaneità di un impiego con una situazione di precarietà, bisogna sfruttare tutte le possibilità che si incontrano per acquisire esperienza da reinvestire successivamente sul mercato del lavoro. Inoltre ormai è necessario “inventarsi” un proprio ruolo lavorativo, personalizzandolo al massimo per diventare unico all’interno del panorama aziendale. E’ quindi necessario che la persona sia profondamente convinta del risultato che vuole ottenere, dell’obiettivo da raggiungere, solo così potrà affrontare la difficile situazione attuale. Ormai ci si trova di fronte a dover rincorrere il lavoro, a ricercarlo attivamente, mandando curricula in continuazione, guardandosi intorno e spesso si è costretti a doversi spostare fisicamente di regione in regione. E’ necessaria una notevole specializzazione, le competenze cosiddette trasversali vanno gradualmente a svalutarsi…una laurea scientifica o ingegnieristica “vale” sicuramente di più rispetto ad una umanistica. Certamente una volta usciti dal mondo scolastico è necessario attivarsi per sfruttare questa flessibilità, magari all’inizio sarà difficile ingranare, iniziare, ma è un’utopia credere, pensare di uscire dall’università e trovare magicamente un impiego sicuro. Il neo laureato o diplomato di solito è inesperto, inizia quasi sempre con uno stage, un tirocinio presso qualche azienda o ente per appropriarsi dell’esperienza necessaria, ma spesso questo non basta, è necessario acquisire diversi tipi di competenze, legate all’informatica, alla comunicazione, alle lingue…Una volta usciti dalla scuola bisogna ricominciare a studiare insomma!
Personalmente vedo questa situazione come una medaglia con due facce nettamente diverse: da una parte ci si sente stimolati a mettersi in gioco, a raccogliere nuove sfide, a raggiungere nuovi traguardi, ma dall’altra è difficile immaginare di continuare così per tutta la vita, in quanto tutto il sistema economico e sociale italiano non è ancora preparato a questa estrema flessibilità: senza un contratto “fisso” è difficilissimo ottenere un mutuo, rendersi indipendenti dalle famiglie, creare un nuovo nucleo familiare. Indubbiamente a cinquant’anni è difficile reinserirsi nuovamente nel mercato del lavoro, soprattutto senza competenze specifiche.
Non bisogna inoltre sottovalutare alcuni importanti risvolti psicologici legati al posto fisso: i rapporti umani e professionali indubbiamente strettamente legati al lavoro fisso e soprattutto all’identificazione con l’azienda d’appartenenza. Ho il timore che questa situazione rappresenti un arma a doppio taglio, certe dinamiche si costruiscono con anni di lavoro in gruppo, le informazioni devono avere un terreno fertile in cui circolare, si lavora meglio non avendo una spada di Damocle che pende sopra la propria testa…
Per approfondimenti si vedano:
Considerazioni sui contratti a progetto
Il nuovo lavoro part time
Il nuovo collocamento obbligatorio
Tempo di vita e tempo di lavoro
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
|