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di Marco Donatiello
Verso una nuova Formazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Mercuri   
Monday 04 October 2004

Marilinda Liotti ha inviato il seguente articolo:

Dagli anni '90, si sta verificando un profondo e radicale cambiamento in ambito formativo, tanto da poter parlare di una 'nuova formazione'. Ma, quali sono le principali differenze che caratterizzano la formazione tradizionale rispetto a quella innovativa ed emergente?

immagine di insegnate VERSO UNA NUOVA FORMAZIONE

Dagli anni '90, si sta verificando un profondo e radicale cambiamento in ambito formativo, tanto da poter parlare di una 'nuova formazione'. Ma, quali sono le principali differenze che caratterizzano la formazione tradizionale rispetto a quella innovativa ed emergente?

Fino ai primi anni '80, la formazione era considerata un'attività sussidiaria, specialistica, occasionale e temporanea, da realizzare in concomitanza con l'emergere di un bisogno o di una necessità, comunque specifica, di sviluppo di conoscenze e capacità. In particolare, gli hanno '70 hanno coinciso con l'idea della formazione come prodotto, identificando in pratica con l'attività educativa, la progettazione e la realizzazione dei corsi e dei seminari; mentre, negli anni '80, è maturata l'idea di formazione come processo, identificando più precisamente l'attività educativa in una serie di operazioni tra loro conseguenti (l'analisi dei bisogni, la progettazione dell'intervento formativo, la realizzazione dell'intervento formativo e la valutazione dei risultati finali) ma, ogni intervento formativo tende ad essere a sé stante, a chiudersi con la valutazione. Manca, quindi, di coerenza e di continuità con altri interventi. Dagli anni '90 in poi, invece, non si ha più l'idea di formazione come processo; si assiste ad una ulteriore fase di sviluppo della formazione, verso la prospettiva di un sistema di gestione.

In tale contesto la formazione si identifica nello svolgimento dell'intero processo (suddivisibile nelle quattro fasi precedentemente citate: l'analisi dei bisogni, la progettazione dell'intervento formativo, la realizzazione dell'intervento formativo e la valutazione dei risultati finali) e non già, come talvolta avviene in modo riduttivo, nel solo momento di svolgimento del corso. Le quattro fasi non sono da intendersi come semplicemente giustapposte, indipendenti e con differenti pesi o importanza, per cui qualcuna di esse possa essere ritenuta superflua; piuttosto esse risultano strettamente interdipendenti e reciprocamente vincolanti, tanto è vero che l'efficacia dell'azione formativa va riferita proprio a criteri di massima congruenza e coerenza interna tra i quattro tipi di attività e a principi di circolarità. La formazione risulta essere, inoltre, differenziata a seconda delle esigenze e delle aspettative sia del discente sia dell'organizzazione, contrariamente al passato dove era vista come qualcosa di omogeneizzante e standardizzato, pensato come valido per "tutte le stagioni" (come se tutte le persone e tutte le organizzazioni fossero uguali). Una ulteriore caratteristica che differenzia la formazione tradizionale dalla cosiddetta "nuova formazione", è sicuramente riconducibile ai metodi formativi utilizzati.

Nella 'nuova formazione' si utilizzano, metodi formativi emergenti caratterizzati dal principio di rottura del setting d'aula tradizionale (es.: outdoor development, autonomy laboratory, action learning…). Ciò si compie nel tentativo di ristabilire unità di apprendimento-azione, sia rispetto ai contenuti sia alle condizioni fisiche del progetto educativo. Inoltre, puntano tutti alla sollecitazione di processi di apprendimento complessi, nel senso dell'orientamento al problema reale e del recupero della reale esperienza soggettiva e, si propongono di attivare processi di 'apprendimento dell'apprendimento': mirano, in pratica, a conseguire sapere non solo inerente allo specifico oggetto-problema, bensì ai principi soggettivi che presiedono a tale conseguimento.

È chiaro che i cambiamenti e le tendenze caratterizzanti la 'nuova formazione', hanno inevitabilmente influenzato anche gli attori che prendono parte al processo formativo stesso, tanto da poter parlare di una vera e propria evoluzione e ri-definizione sia del ruolo del discente sia di quello del formatore. L'apprendimento del discente non si basa più solo sul semplice ascolto passivo, bensì sulla partecipazione attiva di quest'ultimo al progetto educativo e sull'assunzione di responsabilità ed autonomia nella sua conduzione e nella sua guida (nel determinare cioè contenuti, condizioni, traguardi…).

Per quanto riguarda la figura del formatore, si assiste ad un vero e proprio passaggio dal ruolo dell'insegnante classico, che trasmette dei contenuti attraverso la sua attività in aula, al cosiddetto facilitatore di apprendimento, vale a dire: gestore di processo e risorsa di contenuto. Quest'ultimo, invece di avere la funzione di pianificare e trasmettere dei contenuti, il che richiede principalmente delle abilità nel presentarli, si assume la funzione di progettare e gestire dei processi, cosa che implica stabilire dei rapporti, valutare i bisogni, coinvolgere gli studenti nella programmazione, mettere in contatto gli studenti con delle risorse per l'apprendimento e incoraggiare l'iniziativa degli studenti. Il ruolo di formatore diventerebbe, dunque, sempre più quello di mediatore fra saperi, valori, emozioni di qualità e tipo diversi. Le sue competenze gli permetteranno di mediare fra diversi contesti e di proporre ai discenti la possibilità di poter riflettere su cosa questa formazione gli ha apportato e su come potrà utilizzare quanto ha appreso sul terreno organizzativo. Alcune delle principali cause che hanno favorito il passaggio dalla formazione tradizionale alla 'nuova formazione' sono: Lo sviluppo della complessità nel contesto formativo, caratterizzata da tre principali elementi quali: l'espansione della domanda, vale a dire una sempre più numerosa richiesta di attività e interventi formativi, lo stallo dell'offerta, cioè ripetitività e routinizzazione di certi programmi e attività di formazione che non riescono a soddisfare la domanda, l'animazione della comunità di operatori, una crescita numerica di operatori che necessitano di una maggiore specializzazione e professionalità; La nascita della formula della learning organization, in pratica di organizzazioni in cui il processo di apprendimento è considerato una delle principali competenze e, quindi, un fattore altamente competitivo e vantaggioso; La consapevolezza dell'importanza del processo di apprendimento, sia per l'organizzazione sia per i singoli; La possibilità di poter apprendere anche nel contesto lavorativo, e non solo in aula; L'affermarsi del concetto di apprendimento permanente, secondo cui l'istruzione va considerata come un continuum esistenziale che dura per tutta la vita e non solo nell'età scolastica; non esistono, dunque, soglie di età alla capacità di apprendimento.

 

Marilinda Liotti Dott.ssa in Psicologia del Lavoro

 
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