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di Marco Donatiello
Il gioco come strumento per apprendere PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Biolatti   
Saturday 29 May 2004
Giocare è apprendere, a qualunque età, e la formazione usa sempre più il gioco come strumento didattico. Alcune riflessioni, in concomitanza alla Giornata Mondiale del Gioco.

Oggi, sabato 29 maggio, è la Giornata Mondiale del Gioco.

Un diritto per ogni bambino del mondo, senza dubbio alcuno (art. 31 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo dell'ONU). Sempre più si diffonde però anche la consapevolezza che il gioco è momento inscindibile di tutta la vita di un essere umano. Ci accompagna con le sue mille forme attraverso le tappe principali dell'esistenza.

Ciò che forse è ancora da metabolizzare da parte di molti è la meravigliosa potenzialità del gioco come strumento formativo.

Giocando, a qualunque età, ci confrontiamo con noi stessi, con gli altri, con il contesto.

Divertendoci, si poniamo con un atteggiamento di disponibilità a ciò che ci è estraneo, a ciò che ci è nuovo. Basti citare le ricerche che hanno più volte dimostrato la differenza di apprendimento a seconda dello stato mentale dei soggetti (allegria, serenità, rabbia, timore, ...): quando siamo contenti, apprendiamo meglio e più velocemente.

Il gioco: un'esperienza che ci accompagna dall'infanzia...

...sino alla terza età.

Per gli adulti, inoltre, lo strumento è sotto certi punti di vista anche potenziato: le capacità metariflessive di un soggetto adulto e psicologicamente maturo permettono di RIFLETTERE sull'attività svolta, apprendendo dagli errori e verificando i comportamenti.

Nell'ambito della formazione il gioco è sempre più utilizzato proprio per questi motivi: simulare per poi potersi rivedere "dal di fuori" è un'esperienza dotata di grandi potenzialità. In questo senso, i problem solving, i "giochi di comitato", le simulate, ma anche le esperienze in outdoor sono momenti in cui si apprende essenzialmente proprio in virtù della capacità di mettersi in gioco, di "lasciarsi andare". Un "lasciarsi andare" che è segno di maturità, perché permette poi di METARIFLETTERE, osservarsi dall'esterno con la giusta autocritica propositiva.

Elementi che permettono, se messi in condivisione, di far crescere non solo il singolo ma l'intero gruppo-aula, proprio grazie all'esperienza di gioco condivisa, al "mondo in cui si è vissuto", al "momento comune in cui ci siamo lasciati andare".

Come non condividere quindi l'opinione di Giorgio Bartolucci, direttore del centro internazionale delle ludoteche di Firenze che, a proposito della Giornata Mondiale del Gioco, dice oggi sul quotidiano La Repubblica: "Abbiamo deciso di organizzare questa festa, che ha avuto l'appoggio di Kofi Annan e dell'Unicef, perché nella vita non bisogna dimenticare la dimensione ludica, e questo vale per i grandi e per i piccoli. Il nostro slogan è un aforisma di George Bernard Shaw: 'L'uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare'".

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