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Giocare è apprendere, a qualunque età, e la formazione usa sempre più il gioco come strumento didattico. Alcune riflessioni, in concomitanza alla Giornata Mondiale del Gioco.
Oggi, sabato 29 maggio, è la Giornata
Mondiale del Gioco.
Un diritto per ogni bambino del mondo, senza dubbio alcuno (art. 31 della
Convenzione sui Diritti del Fanciullo dell'ONU). Sempre più si
diffonde però anche la consapevolezza che il gioco è momento
inscindibile di tutta la vita di un essere umano. Ci accompagna con le
sue mille forme attraverso le tappe principali dell'esistenza.
Ciò che forse è ancora da metabolizzare da parte di molti
è la meravigliosa potenzialità del gioco come strumento formativo.
Giocando, a qualunque età, ci confrontiamo con noi stessi, con
gli altri, con il contesto.
Divertendoci, si poniamo con un atteggiamento di disponibilità
a ciò che ci è estraneo, a ciò che ci è nuovo.
Basti citare le ricerche che hanno più volte dimostrato la differenza
di apprendimento a seconda dello stato mentale dei soggetti (allegria,
serenità, rabbia, timore, ...): quando siamo contenti, apprendiamo
meglio e più velocemente.

Il gioco: un'esperienza che ci accompagna dall'infanzia...

...sino alla terza età.
Per gli adulti, inoltre, lo strumento è sotto certi
punti di vista anche potenziato: le capacità metariflessive di
un soggetto adulto e psicologicamente maturo permettono di RIFLETTERE
sull'attività svolta, apprendendo dagli errori e verificando i
comportamenti.
Nell'ambito della formazione il gioco è sempre più utilizzato
proprio per questi motivi: simulare per poi potersi rivedere "dal
di fuori" è un'esperienza dotata di grandi potenzialità.
In questo senso, i problem solving, i "giochi di comitato",
le simulate, ma anche le esperienze in outdoor sono momenti in cui si
apprende essenzialmente proprio in virtù della capacità
di mettersi in gioco, di "lasciarsi andare". Un "lasciarsi
andare" che è segno di maturità, perché permette
poi di METARIFLETTERE, osservarsi dall'esterno con la giusta autocritica
propositiva.
Elementi che permettono, se messi in condivisione, di
far crescere non solo il singolo ma l'intero gruppo-aula, proprio grazie
all'esperienza di gioco condivisa, al "mondo in cui si è vissuto",
al "momento comune in cui ci siamo lasciati andare".
Come non condividere quindi l'opinione di Giorgio Bartolucci, direttore
del centro internazionale
delle ludoteche di Firenze che, a proposito della Giornata Mondiale
del Gioco, dice oggi
sul quotidiano La Repubblica: "Abbiamo deciso di organizzare
questa festa, che ha avuto l'appoggio di Kofi Annan e dell'Unicef, perché
nella vita non bisogna dimenticare la dimensione ludica, e questo vale
per i grandi e per i piccoli. Il nostro slogan è un aforisma di
George Bernard Shaw: 'L'uomo non smette di giocare perché invecchia,
ma invecchia perché smette di giocare'".
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