|
|
L'immagine
 di Marco Donatiello
|
|
EMOZIONI DISTRUTTIVE Goleman-Dalai Lama |
|
|
|
|
Scritto da Alessandro Mercuri
|
|
Tuesday 11 May 2004 |
|
Il libro (edito da Mondatori, 18 €) ci racconta l’incontro tenutosi a Dharamsala, ai piedi dell’Himalaia, tra il Dalai Lama e alcuni tra i più famosi psicologi e neuroscienziati occidentali. Quello che ne scaturisce è un interessante dibattito in cui si confrontano due tradizioni diverse che per molti anni hanno cercato di rispondere a domande comuni circa la natura della sofferenza umana e sul suo contrario: la felicità.
Quello che risalta, agli occhi del lettore occidentale, è la naturale consapevolezza con la quale i buddisti affrontano tematiche che riguardano più da vicino la psicologia occidentale. Consapevolezza che deriva da circa duemila anni di pratiche volte ad analizzare le cause della sofferenza umana. Quando si tratta di affrontare i problemi umani messi in gioco dalle nostre emozioni distruttive, il buddismo ha molte cose da dire alla scienza. Uno degli obiettivi centrali della pratica buddista è quello di ridurre il potere delle emozioni distruttive sulla nostra esistenza. Animato da questo fine, il buddismo offre un ampia gamma di intuizioni teoriche e metodi pratici. Nel libro ci sono, inoltre, molti interessanti spunti che ci aiutano a comprendere il funzionamento della mente a livello neurofisiologico. Si scopre così che, grazie alle moderne tecniche è possibile monitorare l’attività celebrale in maniera puntuale e precisa riuscendo a capire (per ora su attività molto semplici e schematiche) la genesi ed il percorso di un pensiero. Il libro inizia con l’incontro tra il buddismo e queste moderne tecnologie. Il Lama Oser (un monaco tibetano che si è sottoposto a un addestramento trentennale alle pratiche buddiste) viene sottoposto ad una serie di test durante i quali entra in uno stato meditativo profondo. In uno i questi viene misurato il riflesso di trasalimento, una delle risposte più primitive del repertorio umano cioè una sequenza di micro-spasmi muscolari velocissimi in reazione ad un suono forte e improvviso. In ognuno di noi, quando trasaliamo, si contraggono contemporaneamente gli stessi cinque muscoli facciali. Lo psicologo Paul Ekman si interessò a tale riflesso poiché la sua intensità è sintomo dell’ampiezza elle emozioni negative provate da una persona, in particolar modo nel caso di paura, rabbia, tristezza e disgusto. Maggiore è il trasalimento e maggiore sarà la forza con cui l’individuo tenderà a fare esperienza di emozioni negative. Per eseguire i test sul Lama Oser, Ekman lo condusse in una baia nei pressi i San Francisco e applico dei sensori per misurane il battito cardiaco, la reazione sudorifera e le sue reazioni facciali vennero filmate, così da registrarne le reazioni fisiologiche di un suono in grado di farlo trasalire. Al fine di eliminare ogni differenza causata dal livello di rumore del suono, fu scelta la soglia di massima tolleranza per un essere umano; un suono fortissimo, come un colpo di pistola o un fuoco d‘artificio fatto scoppiare vicino a un orecchio. Molti studi psicofisiologici dimostrano l’impossibilità di prevenire il riflesso di trasalimento, per quanto intensi e mirati siano gli sforzi per sopprimere gli spasmi muscolari. Il lama Oser ci riuscì. I ricercatori rimasero attoniti e stupiti di fronte a questo risultato perché dimostrava con evidenza la capacità delle pratiche meditative orientali di modificare i meccanismi neurofisiologici dell’attività celebrale e il comportamento conseguente. Nel libro si possono trovare queste ed altri racconti che testimoniano l’incontro tra due scuole di pensiero che partendo da punti i vista differenti cercano di rispondere agli stessi enigmi. Buona lettura.
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Dott. in Psicologia del Lavoro
|
|
|