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Il termine "coping" è nato negli anni '40 negli Stati Uniti e si riferisce ai meccanismi e ai processi mentali messi in atto dall'individuo come risposta adattativa per ridurre lo stress derivato da una situazione minacciosa. (Lazarus e Opton, 1966) Ma in cosa consiste il coping organizzativo?
Il coping è uno dei concetti centrali dell'approccio psicologico allo studio dello stress in generale e di quello organizzativo in particolare. Nelle capacità di adattamento insite nelle potenzialità d coping vengono prese in considerazione le principali possibilità che un individuo ha di gestire una situazione di stress, in modo tale che la qualità del suo rapporto con l'ambiente organizzativo e con il suo lavoro migliorino. Per poter attuare una strategia di coping, prima di tutto, l'individuo deve rendersi conto dell'esitenza di un'impasse sia di tipo emozionale sia di tipo conoscitiva. Il problema, a questo punto, deve essere contestualizzato per poter essere risolto in termini di ristrutturazione soggettiva, emozionale e cognitiva. In questo senso, l'individuo sarà in grado di padroneggiare la situazione, di essere attivo nei confronti della realtà, di essere protagonista e competente. E' importante che all'interno dell'organizzazione, gli individui siano in grado di attuare diverse strategie di coping per evitare disfunzioni organizzative che penalizzano l'azienda e i lavoratori. Cosa si può fare? All'interno dell'organizzazione Risorse personali: apprendere e sviluppare diverse strategie che ci aiutino nel lavoro, come programmare le diverse attività, stabilendo delle priorità, suddividere un compito in più fasi, alternare i compiti e assumere un atteggiamento di fiducia nelle proprie capacità Risorse organizzative: sostenere un servizio di counseling mantenere un buon clima organizzativo e una buona comunicazione interna ammettere i propri errori All'esterno dell'organizzazione Risorse interpersonali: cercare di avere una vita extralavorativa soddisfacente Utili suggerimenti pratici sulle diverse strategie di coping ci vengono dati da Kyriacou (1980) e da Dunham (1984): mantenere un controllo attivo sul problema non drammatizzare il problema rilassarsi considerare il problema da diverse prospettive avere fiducia in se stessi non rimandare il problema importanza del'umorismo ammettere i propri limiti e sfruttare al massimo le nostre capacità Per Dunham è importante rendersi conto che non sempre si può essere preparati e in grado di fronteggiare la situazione e ciò non significa necessariamente che si è incompetenti; inoltre, bisogna rendersi conto dell'esistenza di un certo grado di stress personale, senza per questo considerarsi dei deboli. In generale, dalla letteratura sul tema, si evince che la caratteristica personale che maggiormente aiuta a fronteggiare le situazioni problematiche è la creatività. Infatti, solo una disponibilità al possibile, a considerare il problema da più punti di vista e quel tanto di inventiva ci consentirà si risolvere questo stato di incertezza. Come conclusione riporto una frase tratta dal libro Il saggio è senza idee di François Jullien: "(...) la formula della saggezza si concepisce come una variazione. Solo essa infatti permette di considerare in modo indifferente questo o quell'altro aspetto(...) la variazione continua a schiudere il punto di vista e lo mantiene aperto: al tempo stesso, è solo continuando a variare l'angolo visivo, ritornandoci sempre sopra che si può "realizzare"(...)" (pg.194)
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(dafne81x) Se volete approfondire questo tema visitate i nostri forum. |