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"Le istituzioni sono il mezzo di cui i loro singoli membri si servono per rafforzare i meccanismi individuali di difesa contro l'ansia, e in particolare contro il riaffiorare delle primordiali ansie paranoidi e depressive" (Jaques).
La vita organizzativa è pervasa da ansietà, inerenti la dimensione operativa, cioè tutte quelle azioni che permettono il raggiungimento degli scopi organizzativi, sia la dimensione relazionale, cioè il lavorare visto dal punto di vista dei rapporti interpersonali. Infatti, le organizzazioni, essendo in ultima analisi, costituite da individui, sono uno dei luoghi ideali in cui i membri sperimentano nuovamente i meccanismi di difesa utilizzati nell'infanzia, introducendo così la dimensione dell'inconscio. Nel contesto postindustriale nel quale ci troviamo si è molto esposti ai giochi dell'inconscio: la condizione di incertezza dovuta ai non ben definiti confini organizzativi, ai non ben chiari ruoli richiesti e alla continua pressione all'essere flessibili ci costringe a sperimentare uno stress che andrà ad interferire inevitabilmente sulla nostra efficienza sul lavoro. Gli individui mettono in atto dei meccanismi di difesa, volti a preservare l' immagine di sé. La difesa di tutte le difese, però, è la svalutazione delle dimensioni soggettive ed emozionali come irrilevanti nella comprensione dell'organizzazione , come semplice segno della instabilità dei soggetti. Non si può studiare un'organizzazione nel suo complesso senza far riferimento a temi emozionali, contenuti al suo interno. Solo una lettura che va oltre un'epistemologia razionalistica e che riconosce proprio nel fondamento inconscio della vita organizzativa il vero volto dell'organizzazione stessa può svelare la natura e le dinamiche organizzative. E' importante rivolgere i significati apparenti della vita organizzativa, indagandone le ragioni che essi possono venire ad assumere ad un livello inconsapevole, inconscio. " Essenziale che nella vita adulta il soggetto attivo contenitore del proprio io sia assistito da una rete coerente di strutture di contenimento esterno" (Varchetta). L'organizzazione deve riconoscere che al suo interno s'innescano meccanismi irrazionali, perché solo così si potranno gestire in un'ottica costruttiva. E' necessaria l'attivazione della riparazione e del contenimento del lavoro da parte dell'organizzazione. La cultura riparativa avrà la possibilità di esprimersi al meglio là dove gli individui:"Riconosceranno nell'organizzazione un mezzo per il raggiungimento di obiettivi comuni, attraverso una ben chiara definizione della mission dell'organizzazione e del suo significato Avranno consapevolezza dei contenuti di lavoro come intreccio di risorse sia tecniche sia umane Accetteranno l'emergere di ostilità come esperienza normale. I manager di un'organizzazione riparativa si fanno carico delle azioni che preoccupano gli altri e sono capaci di legarsi emotivamente al conseguimento dei risultati. " (Hirschhorn). In tali organizzazioni, gli individui hanno la consapevolezza dei propri successi e fallimenti, degli aspetti positivi e negativi ed evitano di fare proiezioni dei propri sentimenti di ostilità sugli altri. Essi sono in grado di apprendere dalla loro esperienza, perché riescono a "ripensarla". Il processo di autoriflessione, infatti, permette di riconoscere e, in qualche modo, gestire quelle forze irrazionali che a volte non ci fanno lavorare bene. Un'organizzazione capace di prendersi cura di noi e di contenere le nostre ansie è sicuramente auspicabile sia per i membri sia per l'organizzazione stessa.
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