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di Marco Donatiello

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Che cos'è l'Interaction Design PDF Stampa E-mail
Scritto da Laura Piarulli   
Friday 05 December 2003

Da anni, in molti si attendono che l'Italia diventi definitivamente il Paese dell'Interaction Design. Su questa strada, il contributo dell'Interaction Institute di Ivrea può essere rilevante e il Simposio FOUNDATIONS OF INTERACTION DESIGN segna un momento importante dell'evoluzione di questo approccio/disciplina. Il Prof. Bagnara dice che non esiste finora una teoria unificata. Ma partiamo dall'inizio: che cos'è l'Interaction Design?

In un mondo dove l'utilizzo di apparecchiature tecnologiche è fortemente in crescita,sta nascendo l'esigenza di interrogarci sul problema della nostra interazione con questi strumenti. Mentre, in passato, le macchine erano tali da permettere un'interazione attraverso un contatto diretto e fisico, oggi le macchine elettroniche ci propongono un rapporto del tutto diverso: esse, infatti, rispondono a stimoli indipendenti da noi, in maniera più complessa e meno immediata. La nostra interazione con esse, spesso, si rivela difficile tanto da diventare poco utile e poco piacevole. Il "disagio tecnologico", così chiamato da Alan Cooper, nasce da una cattiva progettazione, spesso derivata da una visione tradizionale di disegno industriale che vede come unico scopo il progettare un prodotto funzionale e gradevole, senza tener conto delle interazioni tra oggetti tecnologici e suoi utenti. L', invece, è un modo di progettare al servizio dell'utente, per migliorare la tecnologia in funzione della nostra qualità di vita, utilizzando un approccio user-centered; e non solo. Un prodotto non basta che sia funzionale e gradevole, ma deve essere progettato in base al suo contesto d'uso, all'interazione con l'utenza, a soddisfare le aspettative di quest'ultima e a sostenere una buona comunicazione con essa.

L'ID è un approccio progettuale centrato sull'interattività utente-prodotto-contesto che concepisce questi elementi non in modo isolato, ma nella loro interazione. L'ID si pone, quindi, come lo studio di sistemi, coniugando discipline diverse, come l'ergonomia, la psicologia, la linguistica, le scienze dei materiali e la computer science, le quali hanno finora posto l'accento sempre su uno solo degli elementi dell'interazione. Nascono così in un'ottica integrativa nuovi metodi di progettazione accomunati da alcune linee guida:

Comprendere l'esperienza degli utenti: i loro comportamento d'uso, le aspettative, le esigenze Immaginare nuovi prodotti o servizi attraverso il brainstorming, le mappe di opportunità... Creare prototipi per verificare la qualità dell'esperienza Ideare soluzioni pensando al ruolo del prodotto/servizio, all'interfaccia più adatta per l'utente, all'esperienza, agli eventuali problemi tecnici. Plasmare l'esperienza interattiva, cioè far sentire ciò che vogliamo che la gente senta in quell'esperienza Presentare e verificare il risultato in un processo di progettazione ciclico, volto al miglioramento

I prodotti dell'ID sono sia propriamente fisici sia servizi per l'utente: lo studio comprende quindi sia il materiale sia l'immateriale, in un processo di contestualizzazione temporale e culturale del prodotto-utente. C'è chi, come Ranij Makkuni;, un interaction designer e antropologo indiano, ha usato l'ID come strumento di analisi antropologica, creando prototipi di media digitali che coniugano tecnologia e tradizioni locali. Egli è stato spinto da richieste di utenti indiani che non riuscivano ad usare naturalmente icone e mouse. Nasce quindi l'esigenza di una nuova estetica accanto a quella della forma: quella dell'esperienza, in questo caso specifica dell'utente.

In generale, l'ID deve fare i conti con:

· L'architettura dell'informazione, cioè come organizzare i contenuti in base alla loro reperibilità

· L'usabilità; come efficacia, efficienza e gradevolezza in un ottica user-centered

· L'interattività come processo circolare in cui gli elementi sono interagenti

Lo stato attuale dell'ID è di una disciplina promettente, che ancora non ha una teoria unificata, ma che forse proprio per questo può permettersi di progettare l'interattività di prodotti e utenti che cambiano continuamente. Le prospettive dell' sono rosee: la Microsoft ritiene necessari 600 interaction designers, la Samsung ha deciso di offrire un dipartimento universitario per la formazione di 200 esperti di ID a la Sony ha riconvertito all'ID la metà del suo dipartimento di design, vale a dire 300 persone.

 

Laura Piarulli; (dafne81x);

Riferimenti:

http://www.interaction-ivrea.it/

http://www.idearium.it/

http://www.iso.ch/

Talamo A., Zucchermaglio C., Interazioni, Carocci editore, Roma, 2003

Cooper A., Il disagio tecnologico, Apogeo, Milano, 1999

 

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